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Il nostro sito www.camminarenellastoria.it è in continuo aggiornamento ed evoluzione. Questo blog fornisce ai visitatori anticipazioni sui percorsi storici legati alla civiltà rupestre, ai tratturi e alle transumanze, all’architettura spontanea, ai campi di battaglia, ai sentieri dello spirito e alle visioni dell’aldilà. Buona navigazione!

Bassano del Grappa. Trekking urbano tra le memorie della guerra

Bassano si trova alle pendici del Grappa ed è attraversata dal fiume Brenta nel punto del suo sbocco nella pianura veneta. Sito strategico, dunque, per il controllo della pianura, del fiume, della montagna e delle principali vie di comunicazione.

Panorama di Bassano dal ponte degli alpini

Panorama di Bassano dal ponte degli alpini

Allo scoppio della prima guerra mondiale Bassano era immediatamente a ridosso del fronte degli altopiani e della Valsugana e fu importante centro logistico e sede di comandi dell’esercito italiano. Ma fu dopo la ritirata di Caporetto e lo spostamento del fronte sul monte Grappa e sulle rive del Piave, che il ruolo militare e logistico di Bassano si accrebbe. Con pesanti conseguenze sulla città in termini di bombardamenti, vittime civili e militari, flusso di profughi, ospedali, cimiteri.

Il Monte Grappa (Teodoro Wolf Ferrari, 1920, Museo civico)

Il Monte Grappa (Teodoro Wolf Ferrari, 1920, Museo civico)

Proponiamo un itinerario storico tra le strade di Bassano che ricostruisce i molteplici ruoli che questa città interpretò durante la Grande guerra.

Il monumento al generale Giardino

Il punto di partenza di questo trekking storico tra le memorie bassanesi della Grande guerra può essere la Piazza Giardino, accanto alle Mura e alla Porta delle Grazie. Qui sorge il monumento al generale Gaetano Giardino, che comandò nel 1918 la quarta armata “del Grappa”, dopo essere stato sottocapo di Stato maggiore nell’Esercito al comando di Armando Diaz. Alla sua morte volle essere sepolto insieme ai suoi soldati nel comprensorio monumentale del monte Grappa.

L'inaugurazione del monumento al generale Giardino

L’inaugurazione del monumento al generale Giardino

I ragazzi del ‘99

Da piazzale Giardino si scende in Prato Santa Caterina, dov’è il monumento nazionale dedicato “ai ragazzi del ‘99”. Si ricordano qui i giovani soldati diciottenni della classe del 1899 chiamati alle armi tra il 1917 e il 1918 e schierati a difesa della linea Grappa-Piave. Il monumento raffigura un fante in tenuta di campagna che protende lo sguardo e la mano verso il monte Grappa.

Si scrive a casa

Si scrive a casa

Il viale dei Martiri

Bassano è medaglia d’oro al valor militare per l’alto contributo pagato dalla città nel corso dell’occupazione nazifascista.

La medaglia d'oro

La medaglia d’oro

Nel settembre 1944 un grande rastrellamento sul Grappa portò alla cattura di numerosi partigiani. Sedici di essi furono fucilati e trentuno impiccati sull’attuale viale dei Martiri. Gli alberi, all’epoca trasformati in forche, portano i nomi e le foto dei giovani uccisi per la libertà dell’Italia.

Il tribunale militare di Casa Ferrari

Proseguendo lungo Viale dei Martiri si raggiunge la Casa Ferrari, dove nel 1916 s’insediò il tribunale di guerra del corpo d’armata. Suo compito era di reprimere i comportamenti illeciti dei militari soggetti alla disciplina di guerra. Tra questi comportamenti, i più frequenti erano la renitenza alla chiamata, la diserzione, il ritardato ritorno al reparto, l’autolesionismo e la simulazione di malattie mentali.

I profughi di guerra

I profughi di guerra

Il Ponte vecchio

Giunti al fiume, si percorre il ponte di legno sul Brenta, noto anche come Ponte degli Alpini, che è diventato nei secoli il simbolo della città. Durante la guerra il ponte costituiva l’unico collegamento tra le due rive del fiume e, almeno fino all’apertura del Ponte Nuovo nel 1917, ebbe un importante ruolo di regolatore del traffico militare e civile. Fu ripetutamente bombardato dalle artiglierie e dagli aerei militari austriaci: furono lesionate le case dei dintorni, ma il ponte rimase in pratica intatto.

Ricostruzione di postazione armata

Ricostruzione di postazione armata

Il Museo degli Alpini

A ridosso del Ponte, nei due piani del seminterrato della “Taverna degli Alpini”, si scende a visitare il piccolo ma densissimo Museo degli Alpini, gestito direttamente dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Alpini. All’interno della sala sono conservati ed esposti importanti cimeli risalenti al periodo della Grande guerra, ma anche a quello della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza.

Posto di medicazione

Posto di medicazione

Si possono osservare le ricostruzioni delle trincee con i loro reticolati, le postazioni di mortaio, l’infermeria e il posto di medicazione avanzato, l’altarino di campo, la saletta del posto di comando. Le vetrine espongono il medagliere, le armi, le uniformi, gli elmetti, le bombe e le dotazioni individuali dei soldati, tutti ritrovati sul Monte Grappa, sull’altopiano di Asiago oppure donati da privati. Particolarmente toccanti sono le scritte incise dai soldati sul legno o sulla gavetta e i crocefissi scolpiti nel legno o composti con il filo spinato.

Traino con cani sul Grappa

Traino con cani sul Grappa

Il tempio ossario

Seguendo il corso del Brenta, in direzione del Ponte Nuovo, si raggiunge lo snodo stradale di piazza Cadorna. Qui due alti campanili segnano la presenza del tempio ossario. Doveva essere il nuovo Duomo di Bassano ma nel dopoguerra si pensò di modificarne la destinazione e di spostarvi le sepolture dei soldati caduti e sino allora sistemati in piccoli cimiteri provvisori nei paesi delle retrovie del fronte. Oggi, lungo le pareti del tempio e nella cripta sono allineati i loculi di oltre cinquemila soldati. Una lunga serie di pannelli fotografici e di testimonianze ricostruisce la vita di Bassano e dei suoi abitanti durante gli anni di guerra.

Il tempio ossario

Il tempio ossario

La cappella votiva

Si punta ora alle piazze centrali della città. In piazza Garibaldi, addossata alla parete della chiesa di San Francesco, è stata eretta la cappella votiva in memoria dei caduti della Grande guerra e in particolare dei trecentoventi soldati bassanesi caduti in combattimento e delle vittime dei bombardamenti. Ai due lati una lapide riporta la motivazione della medaglia d’oro concessa a Bassano e un bassorilievo con la mappa del centro storico riporta tutti i luoghi colpiti da granate d’artiglieria e da bombe d’aereo. Sulla cima della Torre civica funzionava un osservatorio che segnalava col suono della sirena gli attacchi aerei in arrivo.

La cappella votiva

La cappella votiva

La mostra su Bassano e la memoria 1914-1918

Nei locali del bel Museo civico, realizzato nell’ex convento di San Francesco in piazza Garibaldi, è ospitata una mostra temporanea dal titolo “Frammenti – Bassano e la memoria 1914/1918/2016”.

Una sala della mostra

Una sala della mostra

L’esposizione è una riflessione profonda sul primo conflitto mondiale vissuto dalla città, attraverso grandi immagini, suoni, animazioni, ricostruzioni grafiche e filmati.

Il sogno di un soldato (Museo degli Alpini)

Il sogno di un soldato (Museo degli Alpini)

(Ho visitato Bassano del Grappa il 27 dicembre 2016)

Cittadella. Il cammino di ronda sulle mura medievali

Lo sguardo ‘corto’ sulle persone e la visione ‘orizzontale’ dei luoghi nella normale vita urbana subiscono un repentino cambio di prospettiva quando si sale sulle mura della città. Lo sguardo ‘si allunga’. Se ci si affaccia sulla città, le persone vengono ricalibrate nella prospettiva dell’ambiente urbano. Se invece si volta lo sguardo verso l’esterno è il paesaggio, fino allora appiattito e invisibile, che prende forma e rivela le sue geometrie.

Cittadella vista dall'alto

Cittadella vista dall’alto

Salire sulle mura aiuta molto a capire la relazione tra città e campagna, tra lo spazio urbanizzato e il paesaggio naturale. Come quando si osservano gli affreschi di Lorenzetti dedicati al rapporto città/campagna e agli effetti del buono e del cattivo governo nel Palazzo Pubblico di Siena.

Questa percezione nuova dello spazio è accentuata nel caso di Cittadella, città murata di origine medievale che si trova a pochi chilometri da importanti centri artistici quali Padova, Vicenza e Treviso, e inserita nell’ampio circuito delle altre città murate del Veneto, quali Bassano, Marostica, Asolo, Castelfranco e Montagnana.

Cittadella, vista dal Belvedere

Cittadella, vista dal Belvedere

Quando si sale sulle mura di Cittadella e si percorre il giro di ronda, il reticolo delle strade e dei palazzi urbani diventa visibile nella sua armonia, nella razionalità di una ‘città ideale’. Gli spazi pubblici e le piazze s’intrecciano con le residenze private sugli assi cartesiani delle strade che collegano le quattro porte. Si osservano dall’alto le architetture moderne del municipio, con la galleria e lo spazio degli spettacoli, il Duomo e il palazzo Pretorio, il Teatro sociale. Affacciandosi dai merli all’esterno delle mura, si osserva a nord il paesaggio montano ricco di particolari sui monti della Grande Guerra, il Grappa, l’Altopiano di Asiago, il Pasubio. A sud si apre invece lo spazio lungo della pianura veneta, punteggiato di cittadine e traversato dalle vie di comunicazione.

La Porta Vicenza

La Porta Vicenza

Lo snodo città/campagna avviene alle quattro porte urbane, orientate ai quattro punti cardinali e alle vicine città di Bassano a nord, di Treviso a est, di Padova a sud e di Vicenza a ovest.

La cinta muraria

Le mura occidentali

Le mura occidentali

Le mura di Cittadella hanno un’altezza media di quattordici metri, che salgono a trenta nei torrioni posti a vedetta delle porte. La cinta muraria ha forma ellittica con uno sviluppo complessivo di 1461 metri. La muraglia si alterna a trentadue torri, intervallate da segmenti lineari di quaranta metri, modulati da merli guelfi. Un tratto collassato delle mura è oggi sostituito da passerelle. Attorno alle mura corre un ampio fossato che aveva anch’esso una funzione difensiva. Gli spazi esterni accanto ai fossati e compresi tra le quattro porte hanno assunto il nome di “rive”. In senso orario si succedono la Riva del Grappa, la Riva dell’Ospedale, la Riva 4 novembre e la Riva Pasubio.

Modellino di macchina d'assedio

Modellino di macchina d’assedio

Il cammino di ronda

La passeggiata sulle mura

La passeggiata sulle mura

Il cammino di ronda all’altezza dei merli era un tempo percorso dalle sentinelle della guarnigione e costituiva la piattaforma di guardia e di difesa in caso di assedio. Un intelligente restauro ha consentito l’apertura del percorso integrale del camminamento e la sua percorribilità da parte dei turisti.

Il cammino di ronda

Il cammino di ronda

La passeggiata inizia con la visita della Casa del Capitano. Nelle stanze si visitano allestimenti che rievocano le attività familiari, le armature e le macchina da guerra e un plastico della porta come doveva apparire nel Trecento. A metà del percorso si fa tappa alla Torre di Malta, costruita nel 1251 da Ezzelino III da Romano, dispotico dominatore della zona, come prigione per i suoi nemici. Oggi ospita un centro servizi per i turisti, i laboratori didattici per i ragazzi, un piccolo museo archeologico, una sala per riunioni, un museo dell’assedio con armi e costumi rievocativi della vita delle comunità medievali. Sulla cima della torre è attrezzato un panoramico Belvedere.

Costumi medievali nella Torre di Malta

Costumi medievali nella Torre di Malta

(Ho visitato Cittadella il 27 dicembre 2016)

San Gimignano. L’educazione sentimentale del giovin signore

Deliziosa. Seducente. Persino erotica. Come non gustare questa sapida ars amandi in salsa senese del Trecento? La storia dell’iniziazione amorosa del giovin signore è affrescata nella Camera del Podestà del Palazzo comunale di San Gimignano, in Toscana. È una curiosa opera di Memmo di Filippuccio, dipinta nel primo decennio del quattordicesimo secolo. Guardiamola insieme.

Il giovane lascia la sua famiglia

Il giovane lascia la sua famiglia

Raggiunta la maggiore età, il giovane decide di lasciare la casa paterna e di andare a vivere in autonomia. Il papà e la mamma tentano invano di trattenerlo con il loro tenero affetto. Il giovane si fa consegnare i denari necessari, la sua parte di patrimonio, e inizia il percorso della sua emancipazione.

L'amore mercenario

L’amore mercenario

Il giovane, eccitato e ingenuo, cade subito nella rete delle mezzane, le procacciatrici di amori illeciti e mercenari, ed è condotto nell’alcova della prostituta. Durante il convegno amoroso, approfittando della confusione del giovane, stordito dai baci e dalle carezze, la meretrice gli sottrae la borsa dei denari.

Il giovane è bastonato

Il giovane è bastonato

Riacquistata la lucidità, il giovane chiede la restituzione dei suoi soldi. Ma viene scacciato in malo modo e persino preso a bastonate dalla donna e dalle sue ruffiane.

Paolo e Francesca

Paolo e Francesca

Questa riscrittura medievale della parabola del figliol prodigo è commentata da due citazioni letterarie illustrate. Nella prima vogliamo riconoscere la storia di Paolo e Francesca, immortalata in quegli stessi anni da Dante. “Quando leggemmo il disïato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante”. L’immagine vuole mettere in guardia da quelle occasioni, innocenti ma pericolose, nelle quali la tensione erotica rischia di sprigionarsi senza controllo.

Aristotele e Fillide

Aristotele e Fillide

Nella seconda immagine vediamo una giovane donna, con una frusta in mano, seduta a cavalcioni sul corpo di un vecchio, totalmente soggiogato a essa, sotto lo sguardo di spettatori attoniti. Si tratta nientemeno che del sommo Aristotele, perdutamente invaghitosi della cortigiana Fillide. L’icona è simbolo delle insidie che possono prendere il sopravvento nelle persone mature, irretite dai sensi, incapaci di resistere al richiamo del corpo femminile in fiore, in grado di far perdere la testa, e quindi la ragione, pure ai più avveduti.

La sposa raggiunge la casa dello sposo

La sposa raggiunge la casa dello sposo

La lezione è servita. La scena cambia. Vanno ora in onda le gioie della vita coniugale. La giovane sposa è accompagnata dalle sue ancelle a casa dello sposo. La casa appare allora come un luogo di seduzione e felicità.

Il bagno degli sposi

Il bagno degli sposi

Secondo l’uso delle case benestanti nel Medioevo, gli sposi fanno il bagno insieme nella stessa tinozza. Su disposizione del padrone di casa, una domestica si occupa di scaldare l’acqua e controllarne la temperatura nella vasca. La scena racconta le tenere carezze e gli sguardi complici degli sposi, immersi con gioia nell’acqua calda.

Il letto nuziale

Il letto nuziale

Gli sposi si stanno coricando: la moglie è già a letto e aspetta il marito che scosta le coperte, ansioso di raggiungerla. Sono nudi (ma con la papalina in testa). La domestica, con gesto ampio e teatrale, afferra le tende e si appresta a chiuderle, come si farebbe con un sipario, per proteggere dagli sguardi dei voyeurs l’intimità della coppia.

Il nuraghe Mannu

Posizione strepitosa quella del nuraghe Mannu. Dall’alto del suo altopiano vulcanico sovrasta Cala Gonone e tutta la costa del golfo di Orosei, parco nazionale. Un’ardua parete a picco con duecento metri di dislivello scende a precipizio sulla stretta gola incassata della Còdula di Fuili, con la sua incantevole caletta a mare.

Il nuraghe Mannu al tramonto

Il nuraghe Mannu al tramonto

Attorno al nuraghe si affollano gli edifici e i reperti di un villaggio frequentato dagli antichi abitanti nuragici dell’età del bronzo e poi, in successione, dai coloni fenici e punici, dai cives della Roma repubblicana e imperiale, dai mercanti dei paesi mediterranei, dalle genti di epoca bizantina e altomedievale. Aggiungete i frutti di una pluriennale attività di scavo archeologico e di valorizzazione turistica e si ottiene una destinazione di primordine in un contesto turistico di richiamo internazionale.

La codula Fuili

La codula Fuili

Il sito è costituito da un nuraghe al centro di un insediamento nuragico e romano. Il nuraghe è del tipo semplice, a tholos, costruito con grandi massi poliedrici in basalto, disposti a filari irregolari; l’altezza è di m. 4,70 e il diametro al piano di calpestio di 12,80 metri.

L'ingresso del nuraghe

L’ingresso del nuraghe

L’ingresso è orientato a est, verso il mare; ha forma trapezoidale ed è sormontato da un architrave irregolare sopra il quale si conservano due filari di blocchi e la relativa finestra di scarico. Al vano interno si accede tramite un corridoio trapezoidale nel quale si apre, a sinistra, il vano scala che conserva ancora in posto dodici gradini dell’originaria scala d’andito. La camera presenta una pianta ellittica irregolare con due nicchie sopraelevate ricavate nello spessore murario della parete occidentale.

L'abitato di età romana

L’abitato di età romana

Il villaggio di età romana comprende vani destinati a uso civile e magazzini, sovrapposti alle preesistenti strutture nuragiche. Gli edifici hanno muri realizzati di conci di reimpiego e con pietre semilavorate senza l’utilizzo di malta. All’interno di un vano era stata ricavata, scavando la roccia madre, una vasca di forma ellittica destinata a contenere acqua o derrate alimentari.

La cisterna

La cisterna

Il bivio per il sito del nuraghe Mannu si trova al km 4 della strada turistica che collega Dorgali a Cala Gonone. Dal bivio il nuraghe dista circa due km. Percorsa una stretta strada asfaltata, conviene comunque lasciare l’auto in uno spiazzo e percorrere a piedi gli ultimi ottocento metri. All’ingresso del sito si trova un edificio moderno con funzione di biglietteria, dove sono disponibili pubblicazioni informative e l’assistenza di guide turistiche.

Il sito nuragico visto dall'alto

Il sito nuragico visto dall’alto

(Ho visitato il nuraghe Mannu il 10 ottobre 2016)

Sila. Passeggiata su Monte Botte Donato

Questa montagna, dal nome curioso, raggiunge la quota di 1928 metri ed è la cima più alta del Parco della Sila. Si trova al centro della principale dorsale dell’altopiano, con andamento da est a ovest, e fa da spartiacque tra la valle dell’Arvo a sud e quelle del Garga, del Neto e del Cardone a nord.

La chiesetta Botte Donato

La chiesetta Botte Donato

La sua notorietà è legata anche alla funivia che ne raggiunge la sommità partendo dalla località Il Cavaliere nei pressi di Lorica e alla ‘strada delle vette’ che la percorre integralmente da Lorica al valico di Monte Scuro, nella zona di Camigliatello Silano.

La segnaletica del Sentiero Italia

La segnaletica del Sentiero Italia

Dal punto di vista escursionistico la sua rilevanza ne fa un punto di passaggio obbligato del Sentiero Italia, che la attraversa da sud a nord. Tuttavia, a dispetto della quota, Botte Donato regala poche soddisfazioni ai camminatori perché i percorsi di ascesa sono tutti sotto bosco e hanno solo raramente qualche sprazzo panoramico. La presenza della strada e degli impianti è poi un fattore di disturbo, psicologico più che fisico. Non è scandaloso quindi suggerire di limitarsi a una passeggiata sui pascoli dell’area sommitale, giungendo in auto fino alla prateria sotto la vetta e alla chiesetta.

La vetta di Monte Botte Donato

La vetta di Monte Botte Donato

La vetta ospita ripetitori e antenne telefoniche ed è raggiungibile con una stradina asfaltata e poi con una larga pista. Il vicino cocuzzolo, dove sono il Rifugio e la stazione d’arrivo della funivia, si raggiunge con un breve tratto della pista da sci.

Panorama verso il lago Arvo

Panorama verso il lago Arvo

Entrambi i luoghi sono molto panoramici sui laghi Arvo e Cecita, i boschi e le valli della Sila.

Panorama verso il lago Cecita

Panorama verso il lago Cecita

(La passeggiata è stata effettuata il 28 giugno 2016)

Crotone. Il tesoro di Hera Lacinia

Risalite le strade selciate del centro storico di Crotone in direzione del Castello, raggiungiamo la palazzina che ospita il Museo archeologico nazionale. E qui scopriamo che Crotone è storica figlia di migranti del Mediterraneo. Fu nel Settecento avanti Cristo che dalla Grecia partirono le migrazioni di coloni alla volta dell’Occidente per fondarvi colonie. Le nuove comunità, sfuggite a guerre e carestie, s’insediarono in territori pianeggianti, prossimi alla costa e ai corsi d’acqua, con buone possibilità agrarie legate alla fertilità dell’area occupata, senza talvolta disdegnare la posizione strategica e il controllo di rotte commerciali. Ne è un esempio Kroton, l’odierna Crotone, che fu fondata da un gruppo di Achei guidati da Miscello di Ripe, il quale aveva ricevuto l’ordine dall’oracolo di Delfi di fondare una colonia presso il fiume Esaro, tra il Capo Lacinio e la sacra Crimisa (Cirò). Kroton, oltre a disporre di terre coltivabili, aveva scali portuali a controllo del Mar Jonio.

L'ingresso del Museo di Crotone

L’ingresso del Museo di Crotone

 Il tesoro del santuario

Sul vicino Capo Colonna (oggi protetto dalla riserva marina di Capo Rizzuto), gli Achei costruirono un santuario dedicato a Hera. Nella mitologia greca Hera è la più importante tra le dee, moglie di Zeus e madre di dei ed eroi; essa è la protettrice principale della donna e di tutti gli aspetti della vita femminile: dal matrimonio alla procreazione, al parto, alla nutrizione della prole. Il Capo era noto nell’antichità come Capo Lacinio, e la stessa dea ne mutuò l’appellativo di Lacinia. In età moderna veniva chiamato Capo Nao, da naòs = tempio. Oggi è detto Capo Colonna, da ciò che rimane dell’antico edificio sacro: una colonna isolata, che si staglia sull’azzurro del mare.

La barchetta nuragica

La barchetta nuragica

Il secondo piano del Museo di Crotone espone i reperti provenienti da questo santuario e in particolare i ritrovamenti dell’edificio B (tesoro di Hera) scavato tra il 1987 e il 1991. Sono esposti gli anathémata, i doni fatti alla dea, tra i quali il celebre diadema d’oro, la Sfinge, la Sirena, la Gorgone e una barchetta nuragica.

 Le sirene di Kroton

La Sirena

La Sirena

Le Sirene erano entità sovrumane, creature ibride, per metà donna e per metà uccello, figlie della Terra e ancelle di Persefone, la signora dell’Ade, che la tradizione voleva dimorassero alle soglie dell’oltretomba perché chiamate ad alleviare il dolore dei familiari in lutto unendosi ai loro lamenti e a facilitare al defunto l’accesso al suo nuovo status, eredi, inoltre, nel caso di decessi infantili, del ruolo di nutrici dei nuovi nati altrimenti svolto dalle principali dee olimpie.

 La Gòrgone alata

La Gorgone alata

La Gorgone alata

Le Gòrgoni (le Terribili) vivevano ai confini di una terra popolata da mostri, collocata oltre l’Oceano, lì dove la Notte aveva la sua dimora. Queste creature infernali, dette “guardiane della soglia” tra il mondo dei vivi e quello dei morti, avevano il compito di custodire l’accesso al regno di Persefone non consentito ai viventi, uccidendo chiunque tentasse di varcarne il confine.

La sfinge

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Anche la Sfinge era una creatura mitologica greca, mutuata dal mondo magico egizio. Aveva il corpo del leone e il volto di donna. Era un demone di distruzione e malasorte, che secondo Esiodo era figlia di Ortro e dell’Echidna o della Chimera. Figura ctonia, che assumeva un ruolo apotropaico. Offrendola a Hera si chiedeva alla dea la buona sorte e il contrasto della negatività.

 Il diadema aureo

Il diadema di Hera

Il diadema di Hera

Questo splendido gioiello d’oro incoronava probabilmente una statua della dea Hera. Riproduce un serto di mirto con una treccia sulla quale s’innestano i ramoscelli, le foglie e le bacche.

(Ho visitato Crotone il 28 giugno 2016)

Pizzo Calabro. La chiesa rupestre di Piedigrotta

L’architettura rupestre non è storicamente limitata al solo medioevo bizantino. La grotta non è il solo arcaico rifugio accessibile agli homeless più poveri. La chiesa rupestre non è solo la remota reliquia di eremiti e monaci basiliani. La civiltà rupestre può stupire ancora oggi per una sua insospettata modernità. Scettici? Beh, provate a scendere qui tra i bagnanti della spiaggia di Pizzo Calabro, nello scenario del golfo di Sant’Eufemia. Scoprirete una parete verticale di arenaria, indorata dal sole che declina verso l’orizzonte del mar Tirreno.

La Piedigrotta di Pizzo Calabro

La Piedigrotta di Pizzo Calabro

La parete, forata da occhi scuri sbarrati e aperta dai varchi di un condominio rupestre, è sovrastata da una croce e dalla statua di una madonnina.

La chiesa di Piedigrotta

La chiesa di Piedigrotta

La porta d’ingresso v’introdurrà in un antro buio, articolato in tre ambienti rosicchiati nella friabile roccia. Ci si muove in un percorso a gimkana tra romitori, sorgenti e pozze d’acqua, colonne e gradini, un altare centrale. Si svela una progressione di sorprendenti presenze scolpite.

L'esterno di Piedigrotta

L’esterno di Piedigrotta

Le sculture rupestri

 Le sculture nei blocchi di arenaria ricostruiscono racconti biblici affollati di personaggi. Un grande presepe con Gesù neonato in braccio a Maria, San Giuseppe, i pastori in adorazione, il bue e l’asinello e in fondo il paesaggio arabo con i Re Magi che giungono sui loro cammelli. La bellissima scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci: Gesù, gli apostoli, un uomo con la cesta colma di pani e una donna seduta tra le ceste traboccanti di pesci.

La pesca miracolosa

La pesca miracolosa

Un sacerdote che celebra la messa tra gli angeli. L’apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette. La cappella della Madonna di Pompei. E poi angeli e santi: Francesco di Paola che attraversa lo stretto di Messina sul suo mantello; Antonio da Padova con gli orfanelli; Giorgio che trafigge il drago; l’angelo della morte che incorona Santa Rita; perfino due medaglioni con i volti di John Kennedy e di Papa Giovanni.

San Giorgio e il drago

San Giorgio e il drago

 La storia della grotta

 La storia della grotta comincia verso il 1880, quando un artista locale, Angelo Barone, che aveva una piccola cartoleria al centro del paese, decise di dedicare la sua vita a questo luogo; ogni giorno raggiungeva a piedi il posto e a colpi di piccone ingrandì la grotta, ne creò altre due laterali e riempì gli ambienti di statue rappresentanti la vita di Gesù e dei Santi. Alla sua morte, nel 1917, subentrò il figlio Alfonso che dedicò alla chiesa quarant’anni della sua vita. Per sua mano, essa assunse il suo aspetto definitivo. Egli scolpì altri gruppi di statue, capitelli con angeli, bassorilievi con scene sacre; affrescò le volte della navata centrale e dell’altare maggiore.

Santa Rita

Santa Rita

Agli inizi degli anni Sessanta la Chiesa fu devastata da incursioni vandaliche. Fortunatamente alla fine di quello stesso decennio, un nipote di Angelo e Alfonso Barone, di nome Giorgio, decise di tornare a Pizzo dal Canada dove era emigrato, diventatovi un rinomato scultore. Sarebbe dovuto rimanere nel suo luogo natale per sole due settimane, ma dopo aver visitato la chiesetta e averla trovata ridotta ad un ammasso di macerie, decise di fermarsi e provare a restaurarla. Rimase a Pizzo diversi mesi lavorando ininterrottamente per fare risorgere il capolavoro creato dai suoi zii. Il restauro si concluse nel ’68 ed ottenne il plauso ufficiale della città. Con un pizzico d’orgoglio, si dice che oggi la chiesa sia il secondo monumento più visitato in Calabria dopo i Bronzi di Riace.

Il romitorio

Il romitorio

 Informazioni

La chiesa di Piedigrotta è descritta in un sito internet ricco di foto. L’accesso è protetto e regolamentato. La gestione delle visite è affidata alla cooperativa giovanile Kairos. L’accesso alla grotta avviene dal parcheggio sulla statale 522, poco a nord del centro storico di Pizzo. Una scalinata di granito scende ripidamente a un panoramico sentiero a mezza costa sulla rupe e di qui all’atrio d’ingresso.