La fine del mondo

Luca Signorelli ha dipinto un celebre ciclo di affreschi a Orvieto, nella Cappella di San Brizio del Duomo. Vi ha descritto il giudizio finale, la predicazione dell’anticristo, i segni premonitori, la risurrezione dei corpi, il paradiso e l’inferno.  Ma il tema più originale è certamente il finimondo. Un tema rarissimo nella storia dell’arte italiana. Vediamo una pioggia di fuoco che si abbatte sulle popolazioni in fuga. Raggi letali soffiati dai demoni aerei seminano vittime e terrore. La folla in fuga incontrollabile sfonda la scena: alcuni si tappano le orecchie per coprire il rombo assordante del terremoto; altri osservano in deliquio lo scatenarsi delle forze della natura sconvolta; le madri cercano di salvare i loro piccoli stringendoli al seno. Tre corpi fulminati sintetizzano la fine del mondo e dei suoi abitanti. Con le parole dell’evangelista Luca: «vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra» (Lc 21, 25-26).

Per la lettura dell’intero ciclo di Signorelli a Orvieto vedi: http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_Um_TR_13_Orvieto_Signorelli.html

Il Finimondo

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Paradiso e Inferno a Leonessa

Leonessa, nel Lazio reatino, allo sbocco della Vallonina, è la porta d’accesso settentrionale al Terminillo. È una cittadina amata dai turisti per la sua urbanistica di fondazione medievale, per le sue chiese e per la possibilità di passeggiare piacevolmente nelle strade che fioriscono come steli dal bulbo della bella piazza centrale. La nostra attenzione si concentra sulla chiesa di San Francesco, un autentico scrigno di beni culturali. Un portale tardo-gotico, l’interno a tre navate, il grande presepe, gli affreschi (tra cui una Maria lactans), le tele cinquecentesche, il convento, il chiostro porticato a due livelli, l’eccellente museo demoantropologico, la cripta con l’ex chiesa della Santa Croce che ospita l’omonima confraternita. In questa cripta, dai restauri del 1993 è riemerso un ciclo di affreschi trecenteschi con una vita di Cristo e due grandi immagini del paradiso e dell’Inferno sulle pareti contrapposte. Il Paradiso è descritto nella forma urbana della Gerusalemme celeste: una città cinta da alte mura con una torre che accoglie i beati. Dalla porta d’accesso, aperta, un angelo scende le scale e con delicato gesto di accoglienza prende per mano un risorto per accompagnarlo all’interno. La parete di fronte ospita la visione dell’inferno e le scene di punizione dei dannati. L’inferno è raffigurato come un luogo buio, illuminato da incendi e focolai localizzati di fiamme, presidiato dal gran dragone luciferino e popolato dai diavoli torturatori e da un gran numero di serpenti morsicatori.

Info: http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_La_RI_10_Leonessa.htmlLeonessa. Pene infernali

Scicli rupestre (tra Elio Vittorini e il Commissario Montalbano)

Città barocca. Patrimonio dell’Unesco. Urbs inclita et victoriosa. Economia di serre e primaticci. Vigàta del commissario Montalbano. Scicli non difetta certo di turisti e di motivi d’attrazione, a dispetto della sua posizione geografica remota e del suo essere la città più meridionale d’Italia. Elio Vittorini, ne “Le città del mondo”, se la vide «aperta dinanzi, con le corone dei santuari sulle teste dei tre valloni, con le rampe dei tetti e delle gradinate lungo i fianchi delle alture, e con un gran nero di folla che brulicava entro a un polverone di sole giù nel fondo della sua piazza da cui parte e s’allarga verso occidente un ventaglio di pianura». Ma oltre quella piazza c’è un’altra città e Vittorini «la scorge che si annida con diecimila finestre nere in seno a tutta l’altezza della montagna, tra fili serpeggianti di fumo e qua e là il bagliore d’un vetro aperto o chiuso, di colpo, contro il sole». Quest’altra città è Chiafura che sovrasta Scicli occupandone tutta la parete del colle di San Matteo. Il colle si alza a balze e gradoni sulla Cava sottostante e ha favorito in modo naturale lo sviluppo dell’abitato rupestre. Gli antichi abitanti hanno occupato gli sgrottamenti preesistenti e le vetuste tombe sicule, hanno scavato la base dei ripari di roccia, hanno lavorato di piccone per sfondare pareti, allargare gli ambienti, creare sentieri e scalinate, alzare muretti a secco a protezione dei piccoli e preziosi orti domestici. Per secoli centinaia di famiglie hanno abitato quelle grotte. Fino a quando, alcuni decenni fa, il quartiere fu svuotato e gli “aggrottati” trasferiti in un nuovo quartiere di edilizia popolare. Oggi a Chiafura è in corso di realizzazione un Parco archeologico che vuole mantenerne la memoria.

Il nuovo itinerario a Chiafura di Scicli è inserito nella sezione “Italia rupestre”: www.camminarenellastoria.it/index/rup_it_si_6_Chiafura.html

Vicinato a Chiafura

Le “pajare” di Salve nel Salento

Ai tanti appassionati frequentatori del Salento consiglio un’escursione a Salve. Ci sono andato nel mese di luglio per ammirare alcuni straordinari “monumenti” di architettura contadina. Qui troverà i “pagghiari” più grandi, autentici “ziqqurat” innalzati nei campi da sconosciuti architetti contadini. Questi monumenti torreggianti, frutto dell’arte della pietra, punteggiano i fondi agricoli dell’antico feudo della terra di Leuca e sono raggiunti da tortuose stradine che si aggirano tra le contrade in un autentico labirinto di muretti a secco. Il punto di partenza è Salve, uno dei paesi più interessanti del basso Salento, adagiato tra gli uliveti della Serra jonica. Il turista ne apprezzerà le memorie archeologiche degli antichi Messapi, i dolmen e i menhir neolitici, i frantoi ipogei e le “fogge” scavate nel terreno, alcune storiche masserie di “charme”, i palazzi “a corte”, la chiesa di San Nicola Magno con il suo organo seicentesco, la rete delle cappelle familiari e di rione, le vicine marine fregiate della bandiera blu. Il mare, la terra e la pietra sono lo stigma di questi luoghi.

Info: http://www.salveweb.it

Il Pagghiaro Scafazzi a cinque piani copia

Racconto del fiume Sangro

Ho letto (e lo raccomando) un libro che Paolo Morelli ha scritto per raccontare la sua discesa a piedi di un fiume abruzzese, il Sangro; è la contemplazione e la descrizione dell’acqua passo passo dalle sorgenti del Passo del Diavolo fino alla lecceta del mare Adriatico. Il lungo trekking dura nove giorni con tappe intermedie a Pescasseroli, Villetta Barrea, Scontrone, Ateleta, Villa Santa Maria, Capriglia e al ponte di Mozzagrogna. Ci sono gli incontri con i laghi di Barrea, Castel del Giudice, Bomba, Serranella, le discese per le foci di Opi e di Barrea, la flora e la fauna, la natura selvaggia e il paesaggio dell’Abruzzo interno. E c’è anche tutto il virtuosismo necessario a scrivere duecento pagine per raccontare la stessa cosa, l’acqua che scorre, con parole sempre diverse.

Info: http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=2112#.UhuC60ps3s0

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Le “caciare” della Montagna dei Fiori

La Montagna dei Fiori si trova al confine tra Abruzzo e Marche. La si sale abitualmente a partire dalla stazione sciistica di San Giacomo. La cima più alta è il monte Girella. Dai suoi 1814 metri di quota si ammira un magnifico panorama circolare che comprende la costa dell’Adriatico e i gruppi montuosi abruzzesi e marchigiani.

Gli appassionati di architettura spontanea troveranno sui pascoli montani numerose capanne di pietra a secco, di forma semisferica, dotate di una porticina e di una finestrella. Ogni pastore aveva la sua, in corrispondenza dello stazzo e del proprio pascolo. Veniva utilizzata per la lavorazione del latte e la produzione del formaggio (da cui il termine caciara), ma soprattutto come ricovero estivo d’emergenza per il pastore e per i cani o come deposito degli attrezzi di lavoro. Oggi i pastori che vivono in quota per il pascolo estivo delle greggi utilizzano rifugi o baracche. Le caciare restano però una testimonianza significativa della vita pastorale e il Parco nazionale del Gran Sasso ne ha curato la manutenzione e il restauro. Il sentiero ad anello che parte dalla stazione della funivia e collega la cresta del monte Piselli, il monte Girella, il lago Sbraccia e il Fosso del Vallone consente di visitare una decina di caciare.

Info: http://www.gransassolagapark.it/iti_dettaglio.php?id_iti=1595

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Sui monti d’Abruzzo a piedi+bus

Carlo Consiglio ha scritto una guida ai percorsi escursionistici relativi a tre gruppi montuosi dell’Abruzzo interno: i Carseolani-Simbruini-Ernici (12 itinerari), il Velino-Sirente (5 itinerari) e i Marsicani (14 itinerari). La nota distintiva rispetto alle guide similari è l’uso consigliato dei mezzi pubblici (treno e bus) per raggiungere i punti di partenza o rientrare dai luoghi di arrivo. Sono dunque frequenti le descrizioni di percorsi di traversata. Gli itinerari iniziano e terminano da centri abitati o stazioni ferroviarie e recuperano vecchie mulattiere e scorciatoie. Info: http://www.dabruzzo.it

copertina guida monti