L’ecomuseo della pastorizia in Valle Stura

L’Ecomuseo della pastorizia si trova nel borgo di Pontebernardo, frazione di Pietraporzio, in Valle Stura (Cuneo). L’Ecomuseo nasce con il progetto di recupero della pecora di razza sambucana, un tempo autoctona della valle, che negli anni Ottanta rischiava di scomparire. Una seconda motivazione ispira il museo ed è la riscoperta di tutta una cultura e delle tradizioni legata al mondo pastorale della valle Stura ed alle sue propaggini nella Provenza francese che per decenni ha ospitato durante il periodo invernale le greggi transumanti. Il percorso museale presenta un lungo viaggio nel corso dei secoli alla scoperta della pastorizia, dalla sua nascita all’evoluzione nelle diverse aree che si affacciano sul Mediterraneo. Oltre a filmati, materiale appartenuto a pastori, manufatti in lana di pecora, na draio per vioure (un’espressione che nella locale lingua occitana significa “un sentiero per vivere”) propone anche una fedele riproduzione di una capanna del pastore in alpeggio, verso la quale il visitatore è invitato a salire.

http://www.vallestura.net/ecomuseo

http://www.camminarenellastoria.it/index/trat_approf_musei.html

L'ecomuseo della pastorizia in Valle Stura

L’ecomuseo della pastorizia in Valle Stura

Annunci

Grosso: donne viziose contro donne virtuose

Siamo nel Canavese, non lontani da Torino, sulla strada che dall’aeroporto di Caselle conduce alle valli di Lanzo. Grosso, a dispetto del nome, è un piccolo comune di origine medievale sorto sulla sponda sinistra della Stura. Un borgo che custodisce una preziosa gemma d’arte che si svela del tutto inaspettata in aperta campagna, dove non si penserebbe mai di trovarla. È la chiesetta rurale di San Ferreolo, una cappella amorevolmente custodita dagli abitanti della vicina cascina e sede di feste popolari campestri. All’interno, sulla parete sinistra vengono affrescati i vizi e le virtù. Le sette virtù sono descritte nella fascia dipinta più in alto, come sante donne collocate all’interno delle nicchie di un santuario: sono dame che indossano lunghi abiti, hanno in testa la corona gloriosa della virtù e un simbolico cilicio che cinge loro i fianchi. I sette vizi capitali sono descritti nella fascia dipinta in basso da figure di donne che cavalcano una bestia, anch’essa simbolo del vizio corrispondente. Secondo un modello diffuso in Piemonte, Liguria e nella vicina Francia, i viziosi sono raffigurati in un corteo che finisce dritto nella bocca dell’Inferno, seguendo il ritmo di marcia dettato da una cornamusa suonata da un diavolo nero. Il primo vizio capitale è ovviamente la Superbia: una donna regale, con scettro, stemma e corona, che cavalca l’animale-simbolo del leone; due demonietti cercano di buttarle giù la corona, mentre le si dipinge sul volto la tristezza di vedere davanti a sé la sorte che l’attende. La virtù che la sovrasta è l’Umiltà (humilitas), caratterizzata dall’agnellino nelle mani. Il secondo vizio capitale è l’Avarizia (Avaricia): cavalca un cinghiale o una scimmia legata e tesaurizzata con una catena, è scalza (pur di risparmiare), stringe tra le mani un sacchetto di denari, porta alla cintura una scarsella e la chiave che apre la cassa dei propri beni. La virtù contrapposta all’avarizia è la Carità (caritas):  meno frigida delle altre, indossa un elegante abito rosso e distribuisce monete d’oro a due bimbi nudi. Il terzo vizio è l’Ira (Ira ira): i diavoli le sconvolgono i capelli mentre lei si ferisce la gola con un pugnale in uno scatto di collera incontrollata e autolesionista; l’animale-simbolo è l’orso, temuto per la sua proverbiale aggressività quando provocato. All’ira si contrappone la Pazienza (paciencia), raffigurata come una monaca velata, con le mani giunte nel gesto della preghiera, che porta sulle  spalle un simbolico giogo. Il quarto vizio è la Lussuria: la sua immagine è completamente svanita; restano visibili solo le ali del solito diavoletto nero e la zampa di un caprone, animale famoso per la sua brama sessuale, che il vizio cavalcava.  Meglio conservata, anche se non integra, è la figura della virtù contrapposta al vizio della lascivia: si tratta della Castità, facilmente identificabile dal suo segno identitario, il bianco della purezza, colore del suo vestito e del giglio che ha in mano. Il quinto vizio è la Gola (Gula):  la donna porta in grembo una padella, con il gancio appena tolto dal camino, che contiene un magnifico pollo arrosto; con una mano ne strappa un cosciotto e lo porta golosamente alla bocca; l’animale che cavalca è ovviamente il lupo, famoso per il suo famelico appetito. Le si contrappone la virtù dell’Astinenza (abstinencia), simboleggiata da quel microscopico piatto quaresimale che la dama mostra al suo pubblico e che contiene un pasto frugalissimo, fatto di acqua, pane e verdura; la carota che porta alla bocca è una scena tristissima. Il sesto vizio è l’Invidia (Invidia):  il gesto di allargare le braccia e la smorfia del viso torturato dal diavolo esprimono bene tutto il disappunto e la rabbia che la dama prova nel vedere le gioie degli altri, motivo per lei di recriminazione; La donna invidiosa cavalca una volpe (o una faina). La virtù contrapposta è quella della Temperanza (temperencia), ovvero la forte capacità di controllare i propri comportamenti e frenare le proprie emozioni:  la virtù è resa molto efficacemente dall’operazione che la signora dai  lunghi capelli mossi va compiendo, di allungare con l’acqua la brocca del vino. L’ultimo vizio è l’Accidia (Pigricia): è interpretato da una donna inane, che stringe un cuscino in mano mentre un diavolo le pettina i capelli; è mollemente seduta, quasi accasciata, sul dorso di un asino, animale che è proverbiale simbolo di pigrizia e di recalcitrante resistenza a ogni sollecitazione. Alla pigrizia si contrappone la virtù della Provvidenza (providencia), personificata in una donna volitiva, simbolicamente bifronte (il volto è affiancato da un viso lunare che guarda al passato e da un viso solare che guarda al futuro), che ha in una mano un compasso e nell’altra il globo e che grazie al suo fattivo attivismo e alla sua capacità di progettazione realizza le opere necessarie per migliorare la vita collettiva.

Umiltà, carità, pazienza, superbia, avarizia, ira

Umiltà, carità, pazienza, superbia, avarizia, ira

Astinenza, temperanza, provvidenza, gola, invidia, pigrizia

Astinenza, temperanza, provvidenza, gola, invidia, pigrizia

Camminare nella storia. Due storiche guide

L’attrazione degli escursionisti italiani per gli antichi sentieri storici è stata alimentata da guide sentieristiche specifiche. Ci limitiamo a segnalarne due di elevato livello culturale e capacità divulgativa. La prima è stata scritta da Stefano Ardito (Sui sentieri della storia, 1991) e contiene 25 proposte. Tra le più interessanti e curiose ci sembrano il Sentiero dei Franchi in Val di Susa, il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi, l’alta via delle trincee nelle Dolomiti di Sesto, la via delle Gallerie sul Pasubio, la via Vandelli sulle Alpi Apuane, la via Metella di Annibale, il trekking degli etruschi nell’alto Lazio, il Tratturo Magno in Abruzzo, le gravine di Puglia, la traversata dell’Aspromonte in Calabria e i sentieri dei Nuraghi in Sardegna. La seconda guida è stata scritta da Albano Marcarini (Sentieri storici in Italia, 2004) e propone 30 itinerari. Si può scegliere tra la strada romana delle Gallie, la strada reale della Novalesa, la strada Borromea in Val Cannobina, la via Æmilia Scauri nell’Alessandrino, la via Julia Augusta, la Strada Regina sul lago di Como, la strada del Duca sull’Appennino tosco-emiliano, la via Francigena in Valdelsa e val d’Orcia, la via Amerina nell’agro falisco, la via Appia alle gole d’Itri, il tratturo Celano-Foggia e la trazzera Cannavera in Sicilia.

IMG_5290IMG_5292

Iubilantes

Segnalo l’associazione “Iubilantes” di Como. Si tratta di un’organizzazione di volontariato culturale che ripropone in termini moderni e non confessionali l’esperienza del pellegrinaggio e dei suoi suggestivi percorsi. Intende dunque riscoprire, praticare e diffondere il gusto antico e sempre nuovo del viaggiare a piedi e lo spirito di accoglienza e solidarietà che lo caratterizzano, nonché il gusto del contatto lento e naturale con l’ambiente, le tradizioni e i monumenti. Attiva dal 1996 “Iubilantes” ha esperienza concreta, aggiornata, diretta e completa dei grandi percorsi di pellegrinaggio (Cammino di Santiago, Via Francigena di Sigerico, Vie Francigene afferenti, Vie Francigene del Sud, in particolare Via Micaelica (Roma-Monte Sant’Angelo); ha collaborato allo studio ed alla promozione del Cammino di San Giorgio di Suelli in Sardegna e alla realizzazione del Cammino Sui passi di Luigi Guanella, in Lombardia. Studia, percorre e promuove anche il Cammino a piedi per Gerusalemme; distribuisce gratuitamente credenziali della Via Francigena (le prime in assoluto) del Cammino Micaelico (le uniche da Roma a Monte Sant’Angelo) e del Cammino per Gerusalemme.

http://www.iubilantes.it

Iubilantes

Capracotta: passeggiata tra le memorie pastorali

Capracotta, in Molise, è un paradiso dell’escursionismo. Questi invitanti Campi Elisi d’altura hanno visto transitare nei secoli i guerrieri sanniti e carecini, i pastori transumanti, i prigionieri di guerra in fuga, gli emigranti e gli inurbati di ritorno e oggi gli sciatori e i fondisti, i naturalisti e i forestali, i pellegrini, i trekker e gli amanti delle passeggiate in solitudine. I motivi di attrazione di questo paese, che con i suoi 1416 metri di quota è uno dei più alti d’Italia, sono numerosi: il bosco degli abeti soprani e le rilassanti distese di abetine, Prato Gentile e l’eremo di San Luca, il monte Capraro e il monte Campo, il giardino della flora appenninica, il parco fluviale e le fonti del Verrino, le ciclopiche cinte murarie sannitiche, le antiche fonderie del rame, le sorgenti dell’acqua zolfa, le masserie e i fontanili. Una panoramica passeggiata va alla scoperta delle vestigia pastorali di Capracotta. Alle pendici del monte San Nicola si riconoscono i resti di una piccola cittadella agro-pastorale, con i suoi recinti, i campi coltivati a legumi di montagna, gli stazzi e le capanne in pietra a secco, le sorgenti e i fontanili. Passava di qui il tratturello che lasciava l’Ateleta-Biferno e saliva a Castel del Giudice e a Capracotta, intercettando così un ampio comprensorio di pascoli estivi. Le greggi transumanti proseguivano poi lungo la valle del Verrino, toccavano Agnone e Poggio Sannita e confluivano nel grande tratturo Celano-Foggia al ponte di Sprondàsino sul fiume Trigno.

http://www.camminarenellastoria.it/index/trat_it_Mo_Capracotta.html

Capracotta: capanna pastorale in pietra a secco

Capracotta: capanna pastorale in pietra a secco

Capracotta: deposito pastorale in un muretto a secco

Capracotta: deposito pastorale in un muretto a secco

Passeggiata a Sutri etrusca e rupestre

Sutri  offre un mélange di tutti i possibili motivi d’interesse che emozionano sia il turista smaliziato sia il pellegrino post-moderno che percorre a piedi la più famosa delle Vie Romee. Il bouquet sutrino comprende il borgo medievale sul colle, le mura con le antiche porte, le chiese e i palazzi, la Via Francigena, una necropoli monumentale, le vie cave degli etruschi, una rupe di tufo circondata da un villaggio rupestre, un anfiteatro scavato nella roccia, un acquedotto sotterraneo, il castello di Carlo Magno, le catacombe di San Giovenale, la chiesa rupestre affrescata, il mitreo, la villa patrizia sulla rupe, il bosco sacro, fossi pittoreschi, boschetti di noccioli e castagni. A Sutri si arriva velocemente da Roma con una volata in auto sulla Via Cassia. Oppure con il passo lento del pellegrino che arriva da Capranica lungo l’appartata valle del torrente Mazzano. In entrambi i casi una sosta prolungata e l’attenta perlustrazione dei luoghi sono il solo modo di rendere onore al Parco regionale urbano dell’antichissima città di Sutri.

http://www.camminarenellastoria.it/index/rup_it_etr_1_Sutri.html

Sutri: la via cava di colle Bono

Sutri: la via cava di colle Bono

Sutri: tomba rupestre

Sutri: tomba rupestre

Cammini francigeni

La Rete dei Cammini è una Associazione aperta agli Enti nonprofit che condividono gli obiettivi di tutelare e valorizzare i Cammini di pellegrinaggio, infrastruttura indispensabile a una comunità che voglia muoversi verso un futuro europeo, tutelare e valorizzare il loro immenso patrimonio culturale e ambientale, tutelare il diritto di tutti ad un cammino sicuro e protetto, diffondere la cultura e il gusto del camminare “sui passi dell’anima”. Attiva ad oggi in 11 regioni con 24 consociate, è il primo ente nazionale che dà voce e volto alle associazioni di pellegrini e che si pone al loro servizio per la realizzazione di azioni coordinate, efficaci, coerenti, durature e profondamente legate al territorio, perché prodotte da enti operanti nel vivo del territorio stesso.

http://www.retecamminifrancigeni.eu