Grosso: donne viziose contro donne virtuose

Siamo nel Canavese, non lontani da Torino, sulla strada che dall’aeroporto di Caselle conduce alle valli di Lanzo. Grosso, a dispetto del nome, è un piccolo comune di origine medievale sorto sulla sponda sinistra della Stura. Un borgo che custodisce una preziosa gemma d’arte che si svela del tutto inaspettata in aperta campagna, dove non si penserebbe mai di trovarla. È la chiesetta rurale di San Ferreolo, una cappella amorevolmente custodita dagli abitanti della vicina cascina e sede di feste popolari campestri. All’interno, sulla parete sinistra vengono affrescati i vizi e le virtù. Le sette virtù sono descritte nella fascia dipinta più in alto, come sante donne collocate all’interno delle nicchie di un santuario: sono dame che indossano lunghi abiti, hanno in testa la corona gloriosa della virtù e un simbolico cilicio che cinge loro i fianchi. I sette vizi capitali sono descritti nella fascia dipinta in basso da figure di donne che cavalcano una bestia, anch’essa simbolo del vizio corrispondente. Secondo un modello diffuso in Piemonte, Liguria e nella vicina Francia, i viziosi sono raffigurati in un corteo che finisce dritto nella bocca dell’Inferno, seguendo il ritmo di marcia dettato da una cornamusa suonata da un diavolo nero. Il primo vizio capitale è ovviamente la Superbia: una donna regale, con scettro, stemma e corona, che cavalca l’animale-simbolo del leone; due demonietti cercano di buttarle giù la corona, mentre le si dipinge sul volto la tristezza di vedere davanti a sé la sorte che l’attende. La virtù che la sovrasta è l’Umiltà (humilitas), caratterizzata dall’agnellino nelle mani. Il secondo vizio capitale è l’Avarizia (Avaricia): cavalca un cinghiale o una scimmia legata e tesaurizzata con una catena, è scalza (pur di risparmiare), stringe tra le mani un sacchetto di denari, porta alla cintura una scarsella e la chiave che apre la cassa dei propri beni. La virtù contrapposta all’avarizia è la Carità (caritas):  meno frigida delle altre, indossa un elegante abito rosso e distribuisce monete d’oro a due bimbi nudi. Il terzo vizio è l’Ira (Ira ira): i diavoli le sconvolgono i capelli mentre lei si ferisce la gola con un pugnale in uno scatto di collera incontrollata e autolesionista; l’animale-simbolo è l’orso, temuto per la sua proverbiale aggressività quando provocato. All’ira si contrappone la Pazienza (paciencia), raffigurata come una monaca velata, con le mani giunte nel gesto della preghiera, che porta sulle  spalle un simbolico giogo. Il quarto vizio è la Lussuria: la sua immagine è completamente svanita; restano visibili solo le ali del solito diavoletto nero e la zampa di un caprone, animale famoso per la sua brama sessuale, che il vizio cavalcava.  Meglio conservata, anche se non integra, è la figura della virtù contrapposta al vizio della lascivia: si tratta della Castità, facilmente identificabile dal suo segno identitario, il bianco della purezza, colore del suo vestito e del giglio che ha in mano. Il quinto vizio è la Gola (Gula):  la donna porta in grembo una padella, con il gancio appena tolto dal camino, che contiene un magnifico pollo arrosto; con una mano ne strappa un cosciotto e lo porta golosamente alla bocca; l’animale che cavalca è ovviamente il lupo, famoso per il suo famelico appetito. Le si contrappone la virtù dell’Astinenza (abstinencia), simboleggiata da quel microscopico piatto quaresimale che la dama mostra al suo pubblico e che contiene un pasto frugalissimo, fatto di acqua, pane e verdura; la carota che porta alla bocca è una scena tristissima. Il sesto vizio è l’Invidia (Invidia):  il gesto di allargare le braccia e la smorfia del viso torturato dal diavolo esprimono bene tutto il disappunto e la rabbia che la dama prova nel vedere le gioie degli altri, motivo per lei di recriminazione; La donna invidiosa cavalca una volpe (o una faina). La virtù contrapposta è quella della Temperanza (temperencia), ovvero la forte capacità di controllare i propri comportamenti e frenare le proprie emozioni:  la virtù è resa molto efficacemente dall’operazione che la signora dai  lunghi capelli mossi va compiendo, di allungare con l’acqua la brocca del vino. L’ultimo vizio è l’Accidia (Pigricia): è interpretato da una donna inane, che stringe un cuscino in mano mentre un diavolo le pettina i capelli; è mollemente seduta, quasi accasciata, sul dorso di un asino, animale che è proverbiale simbolo di pigrizia e di recalcitrante resistenza a ogni sollecitazione. Alla pigrizia si contrappone la virtù della Provvidenza (providencia), personificata in una donna volitiva, simbolicamente bifronte (il volto è affiancato da un viso lunare che guarda al passato e da un viso solare che guarda al futuro), che ha in una mano un compasso e nell’altra il globo e che grazie al suo fattivo attivismo e alla sua capacità di progettazione realizza le opere necessarie per migliorare la vita collettiva.

Umiltà, carità, pazienza, superbia, avarizia, ira

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Astinenza, temperanza, provvidenza, gola, invidia, pigrizia

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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