Campi Flegrei: la porta degli inferi

Enea scende all'Averno (Nicolò dell'Abate, Rocca di Scandiano)

Enea scende all’Averno (Nicolò dell’Abate, Rocca di Scandiano)

A nord di Napoli i Campi Flegrei (etimologicamente “i campi ardenti”) sono un vasto parco fatto di vulcani, solfatare, stufe termali, fumarole e laghi. Qui gli autori classici hanno immaginato l’ingresso dell’Oltretomba e la descensio ad inferos degli eroi della mitologia. Il Lago Averno costituiva il punto di contatto tra l’aldiquà e l’aldilà della geografia infernale. Basta ricordare la discesa agli inferi di Enea. Rinfreschiamo allora le memorie scolastiche e ricordiamo come Virgilio descrive la struttura e gli abitanti dell’oltretomba nella sua Eneide:

– l’ingresso dell’Orco è un vestibolo dove risiedono le personificazioni dei mali e delle passioni umane; sulla soglia sono i mostri mitologici: i Centauri, Briareo, l’Idra di Lerna, la Gorgone, le Arpie, Gerione;

– segue la regione antistante l’Acheronte dove si aggirano le anime degli insepolti; esse attendono lungamente che Caronte le possa traghettare ad di là del fiume;

– il terzo spazio è quello dell’Antinferno; vi risiedono i bambini morti prematuramente e le vittime della violenza: i condannati a morte ingiustamente, i suicidi, i morti per amore, i guerrieri;

– superato il Flegetonte si entra nel Tartaro, circondato da una triplice cortina di mura e vigilato da Tisifone. Giudice è Radamanto. I dannati vengono precipitati in un immenso baratro. Vi troviamo i dannati mitici: Titani, LapitiTeseo, Flegias. E gli altri peccatori: fraudolenti, avari, adulteri, traditori della patria e della fede, violenti, incestuosi;

-superato il palazzo di Plutone, si giunge infine al paradiso dell’Elisio.

Enea e la Sibilla Cumana sul Lago Averno (William Turner)

Enea e la Sibilla Cumana sul Lago Averno (William Turner)

Bomarzo: la porta dell’Inferno

Cerbero, il cane a tre teste (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Cerbero, il cane a tre teste (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Il cinquecentesco Parco dei Mostri di Bomarzo nel Viterbese, una splendida selva ricca di vegetazione rigogliosa, terrazze naturali e anfratti, ospita una fitta colonia della mitologica popolazione dell’aldilà greco-romano. Troviamo l’Orco, l’ingresso al mondo infero, un’enorme testa mostruosa, impietrita in un grido di spavento. I romani chiamavano Orco sia Plutone che l’Erebo, il suo regno nell’oltretomba. L’Erebo era un luogo sotterraneo tenebroso collegato da un vestibolo al mondo umano. Quest’Orco di Bomarzo è dunque la porta degli inferi, il vestibolo dell’ade, il Mundus romano, il canale di collegamento tra l’aldiqua e l’aldilà. Incontriamo poi Cerbero, il cane a tre teste guardiano dell’inferno. A Bomarzo è raffigurato con due bocche chiusa e una aperta e pronta a mordere. Aveva il compito di impedire alle ombre di uscire e ai vivi di entrare. Non manca Ecate, divinità infernale legata al mondo delle ombre, che regna sui demoni, evoca gli spiriti, spaventa gli uomini, vaga nella notte per le strade, annunciata dal latrato delle cagne. Secondo la tradizione è qui rappresentata nella pietra con tre teste mostruose. Impressionante è il gruppo dei giganti: l’Ercole semidivino e sereno squarcia in due Caco urlante. Caco, altro personaggio infernale, figlio di Vulcano, dal quale aveva ereditato la fiatata sulfurea, è descritto da Virgilio “un mostro orrendo mezzo fera e mezz’uomo, e d’uman sangue avido”. Ladro e ribaldo, rubò due giovenche a Ercole e mal gliene incolse. La quinta abitatrice infernale del Bosco di Bomarzo è Echidna; aveva l’abitudine di divorare i passanti ed era la madre di figli mostruosi come Cerbero, l’Idra di Lerna e la Chimera; qui è raffigurata con un paniere di frutti della terra sulla testa, con una lunga coda di serpente, ali di pipistrello, mentre è intenta a scavare furiosamente il terreno con le unghie. E infine incontriamo Proserpina, la greca Persefone, dea della terra, moglie di Ade e regina dell’Averno, la bella e giovane figlia di Cerere, dea delle messi. Per farla sua sposa Plutone era sbucato all’improvviso dalle viscere della terra su un carro tirato da quattro cavalli neri, nei pressi della fonte di Aretusa, in Sicilia, dove la giovinetta si trastullava con le ninfe a cogliere fiori, e l’aveva rapita trasportandola nel suo fosco regno sotterraneo.

L'Orco, ingresso agli inferi (Bomarzo, Parco dei mostri)

L’Orco, ingresso agli inferi (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto spaventoso di Ecate (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto spaventoso di Ecate (Bomarzo, Parco dei mostri)

Echidna, madre di Cerbero (Bomarzo, Parco dei mostri)

Echidna, madre di Cerbero (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto urlante di Caco (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto urlante di Caco (Bomarzo, Parco dei mostri)

Proserpina, regina dell'Averno (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Proserpina, regina dell’Averno (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Hierapolis: la porta dell’Inferno

La statua di Cerbero a tre teste a guardia della porta dell'Inferno

La statua di Cerbero a tre teste a guardia della porta dell’Inferno

Il gruppo di archeologi italiani guidato da Francesco D’Adria ha individuato a Hierapolis, l’antica città sacra della Frigia, oggi Pamukkale, nella Turchia nord-occidentale, la mitica ‘Porta degli Inferi‘, meta di pellegrinaggio, anche di Vip di allora come Cicerone o il grande geografo greco Strabone, nell’Antichità greco-romana. 
Lo stesso D’Adria ha annunciato il ritrovamento all’ingresso della grotta del ‘Ploutoniom’ di Hierapolis di una statua in marmo di Cerbero, il cane a tre teste che la mitologia greca aveva posto a guardia dell’ingresso dell’Ade, il Regno dei Morti. Accanto a quella di Cerbero – il mostro che solo Ercole era riuscito a sottomettere, facendogli mangiare una pagnotta con semi di papavero che lo aveva addormentato – è stata scoperta anche la statua in marmo di un enorme serpente, altro animale guardiano per gli antichi greci dell’Oltretomba. Il team di archeologi dell’Università del Salento aveva individuato l’antica Porta dell’Ade grazie ai cadaveri di alcuni uccellini, ritrovati morti davanti a una sorta di grotta da dove uscivano fumi mefitici di anidride carbonica. Nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo AC, Strabone aveva descritto la Porta degli Inferi come una apertura ”di dimensioni sufficienti” per fare passare un uomo ”riempita di un vapore fitto e scuro, così denso che il fondo difficilmente può essere individuato”.
Gli animali che entrano ”muoiono all’istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra, morti”. ”Noi stessi gettammo dentro dei passeri – racconta Strabone – che immediatamente caddero a terra senza vita”.
  (Fonte: ANSA)

Luoghi e cammini di fede

rivista

“Luoghi e cammini di fede” è una rivista realizzata in pdf  e scaricabile gratuitamente. Si occupa di divulgazione e valorizzazione turistico-religiosa, di cammini e pellegrinaggi sui luoghi della fede, di promozione delle bellezze del ricco patrimonio culturale ecclesiale mondiale. Ha iniziato le pubblicazioni nel 2013 con uscite mensili. Ha dedicato dossier al patrimonio religioso delle Marche e della Romagna, all’anno di Costantino, alla repubblica marinara di Amalfi, a Sotto il Monte e Giovanni XXIII, a Mantova, ai santi Cirillo e Metodio, ai pellegrinaggi paolini.  La rivista è integrata dal sito, un contenitore multimediale in contatto con le entità locali diffuse sul territorio nazionale ed internazionale. Sito e rivista sono emanazione dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei (Conferenza episcopale italiana).

www.luoghiecamminidifede.it/

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Appennino Parco d’Europa

Il Progetto APE – Appennino Parco d’Europa – si è sviluppato nel corso degli anni Novanta per iniziativa dell’associazione ambientalista Legambiente, della Regione Abruzzo e del Ministero dell’Ambiente che lo ha collegato alla Rete ecologica nazionale (Ren). Il progetto ha coinvolto 14 regioni dell’arco appenninico con un riferimento territoriale costituito da 9 parchi nazionali, 65 riserve statali, 28 parchi regionali, 32 riserve regionali e 12 aree protette. L’obiettivo di fondo era in origine legato alla valorizzazione del patrimonio ambientale, territoriale e storico-culturale dell’Appennino. Ci si prefiggeva un’azione di sistema, concertata tra Stato, Regioni ed Enti locali, per una pianificazione territoriale incentrata sulla conservazione del patrimonio naturale e su obiettivi di sviluppo: la valorizzazione del patrimonio edilizio, il turismo sostenibile, le produzioni agroalimentari di qualità, l’artigianato delle piccole imprese, la rete dei servizi.

Il Rapporto Svimez 2013 sull’economia del Mezzogiorno verifica tuttavia che il Progetto APE non ha sortito gli effetti sperati: ha prodotto molti studi accademici su paesaggio ed ecologia, ha veicolato il modello del turismo sostenibile, ha realizzato qualche progetto locale riuscito, ma non ha avuto quell’impatto strategico che costituiva l’obiettivo di fondo. È stato affetto da un evidente scollamento tra ambizioni di sistema, retroterra tecnico-istituzionale, frammentarietà degli interventi e incertezza dei finanziamenti. È mancato soprattutto un adeguato investimento istituzionale e tecnico-economico.

Il Rapporto Svimez propone un nuovo programma, con un adeguato investimento istituzionale e tecnico e con un’agile Agenzia di macroarea, pensata e finanziata in accordo tra centro e regioni del Mezzogiorno, nel quadro della programmazione per il 2014-2020.

Integrare la visione dell’Appennino e delle aree interne del Mezzogiorno come aree di natura e paesaggi atavici, borghi pittoreschi e tradizioni mediterranee, con lo sviluppo di filiere locali nel campo dell’energia, della riqualificazione edilizia, dell’agroalimentare e del turismo può non essere un’utopia.

www.convenzionedegliappennini.it/

http://www.svimez.it

Il tratturo di Orazio

Il tratturo di Orazio

Il tratturo di Orazio

Un limpido sabato durante le giustamente famose ottobrate romane è l’ideale per un’escursione fuori porta. A mezz’ora da Roma la valle del Licenza propone gli scavi della villa di Orazio e il ninfeo degli Orsini. Il grande poeta latino, originario di Venosa, trascorreva qui i suoi ozi e si godeva i piaceri della vita nel giardino della villa donatagli da Mecenate, componendo i famosi versi del carpe diem. Imbocco poi il tratturo che risale il fianco del monte Rotondo, guidato dai segnavia bianco-rossi del Parco regionale dei Monti Lucretili: una classica via di monticazione che le greggi salivano o scendevano seguendo il ritmo delle stagioni. Ne parla anche Orazio quando racconta del suo pastore che risale “l’ameno Lucretile” per portare le sue caprette lontano dalla torrida estate (Velox amoenum saepe Lucretilem mutat Lycaeo Faunus et igneam defendit aestatem capellis usque meis pluviosque ventos). Il tratturo incrocia oliveti, sorgenti, castagni, capanne in pietra a secco, alvei di torrenti e raggiunge sottobosco i pianori sommitali. La mia meta è la cima del Colle Cornazzani, ottimo balcone verso l’Appennino abruzzese. Ma la presenza costante dell’escursione è il profilo del paese di Licenza e della sua frazione Civitella, appollaiata su un pittoresco cocuzzolo. Cocuzzolo talmente pittoresco che fu amatissimo dai pittori tedeschi che nell’Ottocento s’innamorarono della campagna romana e dei monti che le fanno cerchio.

http://www.parcolucretili.it/sezione/itineraries/8/villa-di-orazio—ninfeo-degli-orsini—versante-nord-di-colle-rotondo—incrocio-fosso-vena-scritta

Heinrich Reinhold, Veduta di Civitella, 1822 (Hamburg, Kunsthalle)

Heinrich Reinhold, Veduta di Civitella, 1822
(Hamburg, Kunsthalle)

Mosaico della villa di Orazio a Licenza

Mosaico della villa di Orazio a Licenza

Frate Vento

Frate Vento (F. Bacci) Assisi - San Damiano

Frate Vento (F. Bacci)
Assisi – San Damiano

Francesco d’Assisi dedica al Vento una lode del suo celebre “Cantico delle creature”: «Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento». Anche nella Bibbia il Vento è spesso citato come manifestazione di Dio. Accade con il “respiro di Dio” in Ezechiele, con le “ali del vento” del Salmo, con il “vento leggero” di Elia, con il “vento che soffia dove vuole” di Nicodemo, con il “rombo di vento gagliardo” della Pentecoste. Il Cantico di Francesco ha da sempre ispirato gli artisti. Pittori, musicisti e scultori, senza dimenticare il cinema e il teatro, si sono cimentati con le “laudi” francescane. Ma il Vento è un tema ostico per gli artisti a causa della sua immaterialità, ed è quindi rappresentabile solo per le conseguenze che provoca. Ecco perché le opere dedicate al Vento sono sempre fascinose. Il Parco letterario del Cantico delle Creature costruito intorno ad Assisi e alla “montagna sacra” del Subasio ospita due bronzi di Fiorenzo Bacci dedicati a Frate Vento: un drappo che è quasi un’ala dello spirito sul Subasio e un Francesco il cui disordine dell’abito, frustato dalle folate del vento, è metafora del tormento procuratogli dalla crisi interiore che lo attanaglia. Accanto a queste sculture segnaliamo due dipinti di Marco Ricci e Giuseppe Gierut.

Il Vento (F. Bacci) Assisi - Monte Subasio

Il Vento (F. Bacci)
Assisi – Monte Subasio

 

Laude a Frate Vento (G. Gierut)

Laude a Frate Vento (G. Gierut)

 

Burrasca di vento con frate (M. Ricci)

Burrasca di vento con frate (M. Ricci)