Il Bosco sacro

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La Pinacoteca di Amburgo (Hamburger Kunsthalle) dedica una delle sue sale a Arnold Böcklin. Qui è possibile ammirare una versione del “Bosco Sacro” (Heiliger Hain) che l’artista dipinse nel 1886 (un’altra tela simile è a Basilea). Lungo un sentiero all’ombra degli alberi del bosco sacro un corteo di antichi sacerdoti raggiunge un altare sul quale brucia un fuoco. Possiamo immaginare che i druidi offrano sacrifici, elevino preghiere e chiedano oracoli. Böcklin trasmette l’idea suggestiva di un mistico tempio della natura e descrive un caratteristico luogo di culto delle antiche religioni europee. Il Bosco sacro è una presenza ricorrente anche nel paesaggio italiano. Il più famoso è probabilmente il bosco di Bomarzo che ospita il parco dei mostri. Altri sacri boschi e boschetti si trovano a Sutri, nella valle della Caffarella sull’Appia antica, a Luco dei Marsi, sul Monteluco di Spoleto. Pur se il bosco sacro appartiene al paesaggio della religiosità pagana, sia essa romana, celtica o germanica, il bosco sacro ha solide radici anche nella tradizione cristiana. L’albero colonnare dei boschi è stato inteso come elemento di congiunzione tra la terra e il cielo e talvolta è diventato simbolo stesso della divinità. La foresta è sempre un luogo carico di fascino per il silenzio e la solitudine che vi regnano. La vicenda di Bruno di Colonia nei boschi delle Serre calabresi o di Romualdo nelle foresti casentinesi ci ricorda  che, insieme al deserto, la foresta ha sempre attratto uomini desiderosi di dedicarsi unicamente alla ricerca di Dio e alla preghiera. Anna Maria Cànopi, monaca benedettina, ricorda i legami tra la spiritualità dei monaci e il bosco: immersi nella solitudine e nel silenzio, i religiosi sono tutti protesi alla ricerca del volto di Dio e all’ascolto della sua voce che giunge anche attraverso la selvatica bellezza della natura e il fremito di vita che pulsa nel cuore della foresta. Le «regole della vita eremitica» del beato Paolo Giustiniani di Camaldoli, dicevano al monaco: «Tu sarai abete per altezza di contemplazione». Coltivando gli abeti, il monaco aiutava se stesso a crescere nell’amore di Dio. E aiuta oggi noi a vedere in alcuni boschi lo splendore di una «cattedrale verde».

http://www.camminarenellastoria.it/index/spirito_18_Calabria.html

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