Le città morte nel cratere di Bolsena

Le tombe rupestri della necropoli "Le Pianezze"

Le tombe rupestri della necropoli “Le Pianezze”

Il lago di Bolsena è il più grande del Lazio ed è il più vasto lago vulcanico d’Europa. La sua bellezza un po’ malinconica, le due isole Bisentina e Martana, la qualità delle città edificate sulle sponde (Bolsena, Montefiascone, Marta, Capodimonte) ne fanno un potente attrattore turistico non solo nazionale. Il nostro itinerario esplora l’area settentrionale del Lacus Vulsiniensis. Qui le cittadine di Latera, Gradoli, Grotte di Castro e San Lorenzo Nuovo hanno preferito appollaiarsi sui bordi del cratere vulcanico per godere dall’alto il panorama del lago ma anche per sfuggire all’antica insalubrità delle sue rive, alle guerre e alle scorrerie degli eserciti. Siamo anche all’incrocio di strade dalla grande storia. La Via Cassia, la via Francigena dei pellegrini che da tutta Europa scendevano ad Petrum, incrocia la via trasversale etrusca che collegava i distretti e le città di Tarquinia, Vulci, Bolsena, Orvieto e Chiusi. Andiamo alla scoperta della Val di Lago e di due relitti della storia, due città morte, sepolte dal tempo. La prima è l’etrusca Civita con le sue necropoli, antenata dell’attuale Grotte di Castro. La seconda è San Lorenzo delle Grotte, il vecchio borgo abbandonato nel Settecento dai suoi abitanti a favore di San Lorenzo Nuovo. Punto di partenza del nostro itinerario è la necropoli etrusca delle Pianezze, localizzata sulla strada provinciale che da  Grotte di Castro scende verso il lago di Bolsena, a circa 4 km dal centro del paese. La recente sistemazione a Parco mette a disposizione dei visitatori tutti i servizi necessari e un ricco corredo informativo. Visitata la necropoli ci trasferiamo verso il colle che cela le rovine di San Lorenzo Vecchio o San Lorenzo delle Grotte. Questo borgo fu abbandonato alla fine del Settecento dai suoi abitanti che si trasferirono più in alto a San Lorenzo Nuovo, un piccolo gioiello urbanistico. Il vecchio borgo è dunque una delle tante città morte del Lazio, vittima dei miasmi malarici della palude costiera e dell’insalubrità delle vasche per la macerazione della canapa molto diffuse nella zona. Oggi se ne sta tentando il recupero. Si torna in direzione del lago. Varcata la strada statale e seguendo i segni della Via Francigena si giunge ben presto in vista degli ampi resti della chiesa di San Giovanni in Val di Lago, che sorge isolata a poche centinaia di metri dalla riva. La chiesa ha una caratteristica aula di forma ottagonale, che ripete esempi diffusi nell’area volsina. Dall’elegante aula riservata ai fedeli, che riceve luce da finestroni quadrati, si accede al presbiterio rettangolare, di dimensioni più modeste e raccolte. Il tetto della struttura è crollato. Lo stato attuale di abbandono, il contesto paesaggistico e il valore del monumento meriterebbero un intervento di restauro e valorizzazione. Se a piedi, si torna ora al parcheggio della necropoli. L’intera escursione, comprensiva di una passeggiata sul lungolago, si sviluppa su una distanza complessiva di 8 km, con dislivelli minimi, comodamente percorribili in tre ore, al netto delle visite.

L’itinerario completo è su: www.camminarenellastoria.it/index/rup_it_etr_14_Bolsena.html

Abitazione in grotta a San Lorenzo vecchio

Abitazione in grotta a San Lorenzo vecchio

La chiesa di San Giovanni in Val di Lago

La chiesa di San Giovanni in Val di Lago

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