Riposare in Paradiso e lavorare all’Inferno

Il combattimento tra le Virtù e i Vizi

Il combattimento tra le Virtù e i Vizi

Sant’Agata dei Goti è una piacevole cittadina campana della Valle Caudina, distesa ai piedi del monte Taburno, nella zona di passaggio dal Beneventano al Casertano. La chiesa della Santissima Annunziata custodisce un imponente affresco del Giudizio finale dipinto sulla controfacciata in stile tardo gotico, probabilmente nel secondo decennio del Quattrocento. Il Giudizio dell’Annunziata è assai gradevole nella figurazione e denso di episodi che narrano gli eventi della fine del mondo e i regni oltremondani. La particolarità che lo rende indimenticabile è il trasferimento nell’aldilà degli attori economici della vita quotidiana – artigiani, commercianti, professionisti – che continuano così a lavorare senza sosta anche dopo la morte e la risurrezione universale. Questo brulichio incessante di mestieri e professioni, punito all’Inferno per le truffe e gli inganni arrecati alla povera gente, contrasta singolarmente con l’immagine paradisiaca del riposo dei beati tra i lini del seno di Abramo e i fiori del Paradiso terrestre. Chiosando il titolo del bel libro curato da Chiara Frugoni si può concludere che all’Inferno si lavora e in Paradiso ci si riposa. Un particolare originale dell’affresco è la rappresentazione del combattimento tra le virtù e i vizi. Questo tema è molto caro al medioevo ed è certamente di un’efficace metafora del giudizio universale ma viene abitualmente raffigurato in forma autonoma. Qui invece la psicomachia funge da corollario alla psicostasia, esprimendo in altri termini l’idea del trionfo del bene sul male. Le virtù sono rappresentate da sette bionde fanciulle dotate di aureola e corona sulla testa, capelli lunghi fino al fondoschiena, abiti a tinta unita di vari colori e lunghi fino ai piedi; con lunghe forche schiacciano a terra altrettante fanciulle, simili a loro nell’aspetto ma prive di corona e con un peso al collo. Le sette ragazze coronate simboleggiano le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e le quattro virtù cardinali (giustizia, fortezza e temperanza; la quarta è l’umiltà che sostituisce la prudenza). Le sette ragazze sconfitte rappresentano i sette vizi capitali (superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia). Un diavolo trascina in catene un gruppo di dannati elegantemente vestiti e li precipita tra le fiamme. Siamo nel regno dell’Inferno. Alla pena del fuoco sono assoggettati numerosi lavoratori e professionisti, protagonisti della vita economica del tempo. È la scena più curiosa e – se così si può dire – “divertente” dell’affresco. Il pittore vi esprime il risentimento popolare e lo sdegno per i comportamenti truffaldini di artigiani e commercianti. Le invettive del popolino truffato, vittima degli inganni dei liberi professionisti, si traducono nel velenoso morso dei serpenti che artigliano i dannati: il fabbro che martella il ferro sull’incudine, il calzolaio che taglia il cuoio con le cesoie, il banchiere che presta i soldi sul banco, il giudice con il codice, il notaio con le pergamene e le pandette, il mugnaio che macina le granaglie con la mola a pedale, il macellaio con la bistecca di carne, l’oste con la tazza del vino, il contadino con la roncola, l’usuraio che ingoia metallo fuso, un sodomita infilzato sullo spiedo, una prostituta con lo specchio e l’ampolla del profumo.

La descrizione completa dell’affresco è su: www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_Cam_BN_11_Goti.html

L'Inferno

L’Inferno

La prostituta tra le fiamme infernali

La prostituta tra le fiamme infernali

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