L’Inferno di Bastia Mondovì

Lucifero e le pene infernali

Bastia Mondovì occupa un’ansa del Tànaro, sui primi colli della Langa. La chiesa di San Fiorenzo richiama memorie storiche perché luogo di sosta dei pellegrini e dei mercanti che percorrevano la “via del sale” che dal mare traversava le Alpi Marittime. Che non si tratti di una semplice cappella di paese lo dimostra se non altro l’imponente ciclo affrescato che copre all’interno una superficie di 326 mq. La data degli affreschi è il 1472. La parete destra della navata è dedicata al giudizio universale. Il tema è declinato in sei scene: il giudizio, le opere di misericordia, il purgatorio, la cavalcata dei vizi, l’inferno e il paradiso. L’Inferno è una grande caverna destinata ai dannati ingoiati dalla gola del Leviatano. Al centro è Lucifero: un essere mostruoso, certo, ma non orripilante; un ‘cattivo’ da cartoni animati, con le corna, due grandi orecchie bovine dalle quali spuntano serpentelli, capelli a spazzola, occhi tondi senza ciglia, naso schiacciato, due bocche con le quali sgranocchia dannati, il corpo scuro pieno di brufoli pelosi, un grande pancia nella quale rumina i dannati, una terza bocca-ano dalla quale defeca un superbo, due ulteriori bocche sulle ginocchia che al posto della lingua allungano intraprendenti serpentelli, una catena che gli imprigiona le caviglie, zampe palmate. A fargli da sgabello sono gli uomini della legge, avvocati e procuratori, sacerdoti della giustizia ma per la gente comune facitori d’ingiustizia, secondo il detto «summum ius, summa iniuria». A sinistra di Satana è descritta la pena della ruota dentata: i corpi dei dannati sono straziati dai rostri e al termine del giro azionato dal demonio con la manovella precipitano in un pozzo. Al di sopra si vede il corpo di un dannato stritolato da un serpente: il rettile che esce dalla bocca indica nel dannato un falso testimone. Nelle vicinanze un demonio cavalca il corpo di una prosseneta, tormentata con la coda appuntita e tirata per i capelli. Un altro demonio porta sulle spalle una gerla del fieno piena di corpi di dannati. A destra di Satana è piantato l’arbor mali, un albero disseccato che funziona da forca per dannati impiccati per la parte del corpo che ha peccato (l’occhio, la bocca). Seguono le punizioni dei vizi capitali. Il goloso ha il collo strozzato da un serpente e non riesce a deglutire il coscio arrosto che il diavolo gli infila in bocca. L’usuraio è ingozzato forzosamente dall’oro fuso che un diavolo trae con un mestolo da una caldaia. L’avaro è immobilizzato e manganellato sul capo con un fascio di serpenti. Il superbo ha sulla testa un rettile acciambellato a mo’ di turbante; un diavolo con un trincetto gli taglia a pezzi un braccio e ne divora una mano. Un altro diavolo fa cozzare l’una contro l’altra le teste di due dannati, rappresentanti di fazioni contrapposte. Un demonio cinocefalo porta all’inferno un monaco, caricandoselo sulle spalle.

http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_Pi_CN_1_Bastia.html

 

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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