La Sicilia nel Grand Tour

Il Castello d'Ispica (Jean Houel, 1770)

Il Castello d’Ispica
(Jean Houel, 1770)

L’Italia conosciuta fino agli anni sessanta-settanta del Settecento si fermava a Napoli: il sud e le isole, le montagne dell’Abruzzo e della Sila, il Mezzogiorno infestato dai banditi rimanevano un’Italia proibita ai viaggiatori. Progressivamente il baricentro prese a spostarsi sempre più verso il sud, e intorno agli anni settanta si inserì la Sicilia come crocevia ideale in cui si fondevano interessi storici, archeologici e naturalistici. Una terra quasi sconosciuta prima del 1767, lontana e misteriosa «come se appartenesse ad un altro continente» arriva a dire Hélène Tuzet, dopo Goethe – che vi fu per sei settimane nel 1787, nella stagione propizia della primavera con l’aria tiepida e luminosa, e la vegetazione rigogliosa di fragranze e di colori – divenne una tappa obbligata. Lui stesso ne ebbe una profonda impressione: «L’Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell’anima», scrive a Palermo alla metà di aprile. Ci si imbarcava a Napoli con un postale regio per approdare a Palermo, dapprima ogni quindici giorni, e poi ogni settimana. La traversata poteva durare da due a quattro giorni, ma anche di più a seconda delle condizioni meteorologiche. A causa della pressocchè totale mancanza di strade nell’isola, per spostarsi da un punto all’altro si preferiva la navigazione costiera con piccoli battelli, sfidando il pericolo delle burrasche e dei pirati e il mal di mare. Nel 1787 esisteva una sola carrozzabile che partiva da Palermo e si fermava a venti miglia più a sud. La capitale appariva allora in pieno sviluppo; sembrava che dappertutto si costruisse per ingrandirla e abbellirla, le vie erano affollate di carrozze e il lusso vi raggiungeva gli stessi livelli di Napoli. Tra essa e il resto dell’isola, dove regnavano povertà e abbandono, sporcizia e negligenza, il contrasto non poteva essere più netto. Lasciata Palermo si toccavano Agrigento, che con i suoi maestosi templi dorici suscitava entusiasmo e ammirazione, Siracusa e Catania, per giungere allo stretto di Messina.

(Citato da: Rita Mazzei, Per terra e per acqua – Viaggi e viaggiatori nell’Europa moderna)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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