1. L’inferno delle città

Inferno (Napoli, Cappella della Sommaria)

Inferno (Napoli, Cappella della Sommaria)

L’inferno è un incubo che ha pervaso tutta la storia dell’occidente. La minaccia delle pene infernali, veicolata da una predicazione capillare e ossessiva, ha nutrito per secoli le paure collettive della gente europea. Ma oggi, evaporata la paura dei diavoli, dei forconi e del contrappasso, allontanatosi e dissoltosi l’inquietante orizzonte geografico dei loca pœnarum, archiviati i codici di procedura penale e di attribuzione delle pene eterne, interrottosi il turismo nei luoghi dell’aldilà e la letteratura derivata, l’inferno sembra essersi dematerializzato dai nostri orizzonti vitali. Anche la predicazione morale nelle chiese ha dimenticato Savonarola e Ferrer, non minaccia più punizioni eterne e un destino di desolazione; sconfitta dalla fiction televisiva e dall’apocalittica degli effetti speciali, si è fatta più rassicurante e consolatoria.

Tuttavia le cose non sono così semplici. L’inferno non stato definitivamente archiviato nei dizionari. Esso mostra intanto un’inaspettata capacità di persistenza semantica. Non è affatto scomparso dal linguaggio comune. Anzi, esso continua a designare le forme del disagio personale, le crisi interiori di senso, la perdita dell’orizzonte vitale (“la mia vita è un inferno!”). Continua a designare la crisi di relazione, i rapporti sociali conflittuali, la prevaricazione dell’altro, i litigi, la degenerazione del rapporto coniugale, l’odio verso l’altro, il nemico, il diverso (il sartriano: “l’enfer, c’est les autres”). E infine designa molti luoghi di vita quotidiana: la guerriglia del traffico, l’ambiente di lavoro e dei colleghi, la burocrazia, il fisco, la città ostile, la natura inquinata, l’ordine sconvolto.

Che cosa è successo? L’inferno è veramente scomparso o si è soltanto ben mimetizzato? È possibile che l’inferno abbia abbandonato le sue cupe caverne sotterranee o il remoto aldilà e si sia impiantato nella nostra vita di tutti i giorni? Una verifica di questa ipotesi è possibile proprio analizzando il tema della città. Verifica che condurremo mettendo a confronto le città infernali che hanno angosciato i nostri avi europei con le più celebri città “infernali” di oggi.

(Carlo Finocchietti, “Le paure collettive degli europei”, in L’Europa contemporanea tra la perdita delle radici e la paura del futuro, Roma, 2007)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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