2. Bosch: l’urbanizzazione dell’Inferno

Hieronymus Bosch - Inferno (trittico del Carro di fieno)

Hieronymus Bosch – Inferno (trittico del Carro di fieno)

L’immagine più nota dell’inferno è quella della grande caverna sotterranea, spaventosamente cupa, dove i bagliori delle fiamme infernali disegnano sulle rocce rapide ombre di demoni mostruosi e di peccatori torturati. È l’inferno di cui Dante dirà efficacemente: Quivi sospiri, pianti e alti guai, risonavan per l’aere sanza stelle.

Ma questo inferno ctonio, sotterraneo, erede diretto dello Sheol ebraico, mostrerà in fasi diverse i segni di una sua progressiva urbanizzazione. Gli edifici, le mura, le torri, verranno prima innalzati nelle regioni infernali, tra le valli e le paludi, tra i fiumi e i monti della complicata geografia infernale medievale. Poi l’inferno uscirà all’aperto, emergerà dal sottosuolo e si collocherà a fianco delle città degli uomini e della città di Dio. L’emersione dell’inferno dalle cloache, dalle profondità dei vulcani, dalle viscere della terra, segna la vittoria di una nuova classe di professionisti: gli “architetti” prendono il posto dei “geologi”, gli “urbanisti” subentrano agli “speleologi”. A trionfare sarà l’inferno raffigurato come una città in fiamme. E Bosch sarà il suo iconografo profeta. È la rappresentazione di una città divorata dal fuoco, in preda a fiamme distruttrici, vittima di un furibondo incendio che ne distrugge le case e, con esse, il marciume dei suoi perversi abitanti. Nel famoso trittico del Carro del fieno di Bosch vediamo demoni teratologici febbrilmente al lavoro nell’immenso cantiere di una città nascente: tra impalcature, scale e gru, diavoli muratori, con mattoni, cazzuola e calce, sono intenti a tirar su le pareti e le stanze di case-prigione sempre più insufficienti a stipare la crescente massa dei dannati. Ecco i villaggi nordici di legno e paglia del Trittico delle tentazioni: le fiamme di Bosch illuminano sinistramente gli uomini in fuga e liberano una gigantesca colonna di fumo nella quale si librano demoni aerei e giganteschi insetti alati. O l’impressionante scena di tregenda dell’Inferno musicale nel Trittico delle delizie, dove le strutture urbane ospitano eruzioni, scoppi e incendi. La città è un infernale vulcano nel quale demoni-salamandre continuano imperturbabili i loro lavori edili su scale e passerelle. Il fuoco provoca la fuga panica, per mare e per terra, di masse di dannati che cercano di sfuggire senza speranza a un destino atroce. Possiamo ora costruire un itinerario culturale che collega alcune tra le più famose città infernali alle radici della storia dell’occidente: la Babilonia dell’Apocalisse, la Sinagoga di Satana, il Pandemonio di Milton, la Babilonia infernale di Giacomino da Verona, la Città di Dite della Commedia dantesca, l’agostiniana Città di Satana e le progenitrici di tutte le città infernali, le bibliche Sodoma e Gomorra.

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