Linea Gustav: monte Cifalco

Fortino trincerato sulla cresta di monte Cifalco

Fortino trincerato sulla cresta di monte Cifalco

Il Cifalco ha due facce. A sud presenta il suo volto più arcigno, una repulsiva parete scura e rocciosa che precipita a picco sulla valle sottostante, appena temperata dal fitto rimboschimento. Il versante settentrionale è invece un ameno alternarsi di vallette, boschi e di prati, tra i quali occhieggiano le piccole frazioni e le case sparse di Valleluce. Al di là del solco della Valle del Melfa si alzano le belle e remote vette delle Mainarde, tratto meridionale del Parco nazionale d’Abruzzo. Il Cifalco, dall’alto dei suoi 947 metri, presidia l’ampia valle del Liri circondata da Montecassino, dagli Aurunci e dalle prime alture della Campania. Questa sua posizione naturale consigliò ai tedeschi di dedicare una cura particolare nel fortificarlo e nel farne l’osservatorio privilegiato sui movimenti di truppe nella zona e sugli effetti del fuoco dell’artiglieria. La sua cresta fu attrezzata con postazioni in caverna e protezioni trincerate. Fu inoltre dotato di adeguata artiglieria e fu protetto in basso da reticolati di filo spinato e campi minati.

Il Cifalco ebbe un ruolo importante nel corso della prima battaglia di Cassino. Nel gennaio del 1944 il corpo di spedizione francese, che copriva l’ala destra dello schieramento alleato, tentò dapprima lo sfondamento verso Atina, con l’idea di aggirare le posizioni tedesche di Cassino dalla valle del Melfa. Fu però bloccato sul Monte Santa Croce nei pressi di San Biagio e sulle alture circostanti. Dopo il 23 gennaio le truppe francesi furono allora spostate a Sant’Elia per tentare lo sfondamento della linea Gustav sui colli che salivano verso il paese di Terelle (Colle Abate e il Belvedere). L’assalto francese fu fortemente condizionato dall’accanita resistenza tedesca di fronte e dal fuoco d’interdizione del Cifalco alle spalle. Le gravi perdite di vite umane da entrambe le parti, la difficoltà dei francesi di ottenere rifornimenti regolari (le carovane di muli che portavano di notte cibo e munizioni su terreno scomodissimo venivano regolarmente falcidiate dal fuoco tedesco del Cifalco), l’assenza di obiettivi strategici realistici e praticabili, portarono alla stabilizzazione del fronte in questa zona e al trasferimento delle azioni militari più importanti su altri obiettivi.

L’itinerario consente con poca fatica di salire sulla cresta sommitale del Cifalco, di visitare alcune interessanti opere di guerra e di spaziare sui luoghi della battaglia. Dalla superstrada che collega Cassino ad Atina-Sora, s’imbocca l’uscita per Sant’Elia Fiume Rapido, in vista dell’incombente Monte Cifalco e si seguono le indicazioni che conducono al borgo di Valleluce. Per una stretta strada asfaltata a monte del paese si giunge in circa 4 km alla frazione di Collechiavico. Sull’asfalto si perviene al cancello che chiude l’accesso al bacino di raccolta Enel. Pochi metri prima del cancello si prende la sterrata che prosegue in salita, aggira il laghetto e raggiunge a saliscendi la vetta del Cifalco. Ai piedi di un’alta croce di ferro, è subito possibile affacciarsi dal balcone panoramico. Un ampio cartello con una dettagliata cartina della zona aiuta ad orientarsi e a studiare il campo della battaglia di Cassino. Più avanti, in prossimità del palo della bandiera, si visitano i resti dell’antico romitorio di san Nilo. Impressionante è la visita dell’osservatorio tedesco, una caverna scavata nella roccia con un “occhio” aperto sull’intera valle del Rapido e del Liri. Tornando indietro di pochi passi, per un ripido sentierino su pietraia si entra nel bosco e si raggiungono i resti restaurati di alcuni fortini trincerati tedeschi.

L'osservatorio tedesco in caverna

L’osservatorio tedesco in caverna

Il monte Cifalco visto da Colle Abate

Il monte Cifalco visto da Colle Abate

L’itinerario completo “Monte Cifalco: l’occhio della linea Gustav”è descritto in: http://www.camminarenellastoria.it/index/gustav_it_14_Cifalco.html

(Linea Gustav 7)

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