Tratturi e transumanze: il diario del pastore Nestore Campana

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Nestore Campana, pastore di Villetta Barrea, paese del Parco nazionale d’Abruzzo, ha raccontato la sua vita in un diario. Lo hanno pubblicato, giungendo alla terza edizione, le Edizioni Textus de L’Aquila. La lettura di questa testimonianza in presa diretta è assolutamente avvincente.  Racconta la vita nei paesi dell’alto Abruzzo, la cura del gregge negli stazzi d’altura, le transumanze a piedi da e verso la Puglia, gli incontri con i lupi, con gli orsi e le incursioni delle aquile degli agnelli, la preparazione del formaggio, la gastronomia dei pastori, la vita militare, il passaggio della guerra, le gioie e le pene di una vita. Il testo è curato e annotato da Silvia Ponti e si giova di numerose foto. La narrazione ha l’immediatezza e la semplicità di un racconto orale, del quale conserva la saporosità idiomatica e la rudezza stilistica.

Il racconto della prima transumanza sul tratturo Pescasseroli-Candela

“E venne il giorno della partenza per le Puglie. Mia madre mi fece dei biscottini. Si partì il 24 ottobre. Io ero molto contento che andavo in Puglia, non sapendo quanti bocconi neri e brutti c’erano nel tragitto. Il primo giorno fu buon tempo. La prima tappa si fece alla Zittola, vicino a Castel di Sangro; la sera ci mangiammo un bel pollo ripieno, io con mio padre. La seconda tappa ci fermammo vicino a Forlì [del Sannio], la notte venne a piovere e mio padre mi fece mettere sotto gli imbasti dei cavalli per guarantirmi dalla pioggia. La terza tappa si doveva andare ai Colli di Isernia facendo la salita del Macerone: c’era tutto fango, le accorciatoie erano strette, io portavo l’ombrello, i guardamacchi, le strangonere e il tascapane con qualche cosa da mangiare e camminavo a stento. Prima di uscire alla strada rimasi impigliato alla creta; dovette venire un povero vecchio a tirarmi fuori, mi pulì le scarpe e mi sfangò, e così ripresi il cammino. Quando arrivammo l’amico ci fece una bella polentata e così ci rifocillammo un po’. Il giorno appresso (quarta tappa) andammo a Boiano ma il tempo era più triste che mai. La sera ammandrammo da certi amici, che ci fecero sagne e fagioli. Il tempo era triste; mio padre per ricoverarmi mi portò dove stavano altri pastori forestieri. Lì c’era vicino al fuoco un cassone dove mettevano la legna; mio padre levò un po’ di legna e mi mise lì dentro e così stetti al caldo e all’asciutto. La quinta tappa andammo a Santa Croce del Sannio: lì si stette sul tratturo e dovemmo arrangiarci alla meglio con l’acqua sala. La sesta tappa si fece a San Giorgio [la Molara]. L’amico ci diede tutto l’occorrente per fare la polenta: farina e certi lardocchi di maiale che si fecero cuocere e li misero dentro la polenta. Era buonissima quando fu cotta! Ognuno con la sua scodella (quelle usavano i pastori, ché se erano di altro materiale si rompevano. Anche per portare l’olio: si usava un corno di vacca che si legava in un imbasto e lì era sicuro che non si rompeva). La settima tappa la facemmo a Casalbore: lì era vicino al paese e si andava sempre all’osteria, si ordinava una bella pasta asciutta con un galletto ruspante. E si andava avanti. L’ottava tappa la facemmo sotto ad Ariano Irpino: lì c’era un bravo amico, ci faceva trovare sempre pasta e fagioli. Piano piano arrivammo alle Puglie: la nona tappa si fece ad Anzano di Puglia: lì ci facevano trovare verdura e cotiche di maiale buone; a me mi piaceva quando trovavo quelle belle cotiche! La decima tappa la facemmo a Rocchetta Sant’Antonio: lì eravamo in mezzo al tratturo e dovemmo arrangiarci alla meglio. La undicesima tappa, l’ultima, si faceva sempre a Candela e se c’era qualche pecora che non andava si metteva dentro la caldaia: dopo cotta, si spartiva a tutti quanti e con il brodo si faceva una bella sponzata (così si chiama). E arrivammo a destinazione, vicino a Ascoli Satriano“.

 

[Nestore Campana, Il diario del pastore Nestore, L’Aquila, Edizioni Textus, terza edizione, 2013, p. 96]

La Taverna di Calise sul tratturo Pescasseroli-Candela

La Taverna di Calise sul tratturo Pescasseroli-Candela

 

 

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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