Pastori tra le due sponde dell’Adriatico

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Un volume che nasce all’interno di un progetto europeo Leader Plus raccoglie sapide storie di pastori abruzzesi commentate dalle fotografie di Nico Tucci e dai testi di Adriana Gandolfi e Valentina Rusconi. Una serie di ritratti racconta  l’intreccio di storie di vita dei tradizionali allevatori abruzzesi con i pastori stagionali provenienti dai Balcani, in particolare dalla Macedonia e dalla Romania, grazie ai quali la pastorizia abruzzese può ancora sopravvivere. L’area interessata è quella degli stazzi e dei pascoli che da Sulmona risalgono verso la regione degli altopiani.

<<Bugnara, Cansano, Scanno, Anversa degli Abruzzi, Pacentro, Pettorano, Roccapia si affacciano da secoli su Sulmona, città di orafi, di artigiani, baricentro dei pastori che tuttora vivono nei paesi circostanti. Un po’ alla volta questo mondo tradizionale ha iniziato a sgretolarsi, i tempi sono accelerati e si sono scollati dalla tradizione. I mestieri sono cambiati e si sono rotte catene secolari, lungo le quali si tramandavano professioni. Gli abitanti hanno iniziato a lasciare i paesi per trasferirsi in centri più grandi, addirittura in città, facendo iniziare l’agonia di attività tradizionali. Un’emorragia, questa, che pareva insanabile, ma che è stata tamponata da uno strano miracolo. A coloro che se ne sono andati, ai figli dei pastori che hanno studiato e sono diventati commercianti, maestri, avvocati, impiegati, si sono sostituiti uomini che vengono da paesi lontani. Cercano lavoro, un modo per sopravvivere, per lasciare miseria e fame, per mantenere famiglie lontane. Altri cercano un paese nuovo in cui rincominciare, come hanno fatto fino a qualche decennio fa anche molti italiani, un circolo di migrazione, di persone che vanno e che vengono. Ogni partenza impoverisce la terra e ogni arrivo l’arricchisce, come se fosse un ciclo delle stagioni. I nomi che portano sono esotici, altri hanno un suono più vicino all’italiano: Faradin, Viorel, Dragano, Stefan, Giovanni, Bedri, Imer, Lucien, Murat, Vasile. Giovani di poco più di vent’anni e vecchi di cinquanta, perchè la vecchiaia a volte impregna più le ossa e l’anima di quanto non si veda dal viso. Li chiamano “i pastori dell’Est“, vengono dalla Romania, dalla Macedonia, dai Balcani. Lavorano a contatto con i pochi italiani che ancora fanno questo mestiere. Imparano usi e costumi di una terra che non è la loro. In questo modo però divengono i nuovi portatori di un sistema di tradizioni che si sta perdendo. Come se la pastorizia in Abruzzo fosse stata una lunga catena, abbandonata e arruginita, per la quale è stato finalmente forgiato un nuovo anello, da aggiungere alla lunga serie degli altri>>.

Pastori tra le due sponde dell’Adriatico, Synapsi edizioni, Sulmona, 2006, p. 64.

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