55 sentieri di pace – Itinerari sul fronte delle Dolomiti, Pasubio e Altipiani, Grappa

LIBRO

La Grande Guerra ha ridisegnato le vie di comunicazione su tutto il fronte alpino, presupposto per l’attuale sviluppo turistico. In questi luoghi, un tempo tenuti da uomini in armi, si incontrano oggi escursionisti che si sorridono e si salutano in italiano, tedesco, inglese, francese, sloveno, stupiti di fronte ai resti di opere imponenti che invitano a riflettere sui costi umani e materiali di quel conflitto ormai lontano nel tempo.Questo libro raccoglie la descrizione precisa dei luoghi e degli itinerari più significativi lungo quella che fu la linea del fronte nei settori delle Dolomiti, Pasubio e Altipiani, Grappa. Alcuni dei sentieri proposti sono brevi e facili, altri più lunghi e impegnativi, ma in comune hanno due cose: la grandiosità dei panorami che si godono dai forti, dalle postazioni e dalle trincee che raggiungono e la memoria storica dei fatti che hanno profondamente segnato la storia dell’Europa agli inizi del Novecento.

I 55 itinerari

Pitturina e Cima Vallona; Col Quaternà; Strada degli Alpini; Paterno; Torre Toblin; Lastròn dei Scarpèri; Monte Piana; Sentiero dei Pionieri; Sentiero attrezzato Ivano Di Bona; Sentiero René de Pol; Rauhkofel; Monte Specie; Croda de r’Ancòna; Vallon Bianco; Cime di Fùrcia Rossa; Alta Via dei Fànes; Val Travenànzes; Tofana di Ròzes; Castelletto di Tofana; Galleria del Lagazuòi e Cengia Martini; Sass de Stria; Cima Sief; Col di Lana; Monte Pore; Mesola e Mesolina; Seràuta; Creste di Costabella; Col Ombèrt; Ferrata Kaiserjager; Monte Tudaio; Col Vidal; Piani di Antelao; Monte Rite; Monte Crot; Monte Coldai; Pedèn; Sass de San Martin; Cima di Campo e Col di Lan; Grontòn; Cavallazza e Tognazza; Colbricòn; Monte Cauriòl; Buse Todesche; Salaròli; Boccaòr; Monte Cengio; Monte Ortigàra e Cima Caldiera; Dosso delle Somme e Sommo Alto; Spiz Vèzzena; Campo Luserna; Pozzacchio; Strada degli Eroi; Zona sacra del Pasubio; Strada delle Gallerie; Monte Baffelan.

Paolo Bonetti e Paolo Lazzarin, 55 sentieri di pace – Itinerari sul fronte delle Dolomiti, Pasubio e Altipiani, Grappa, Zanichelli, Bologna, 1999, 224 pagine,

 

 

Grande Guerra: il Museo all’aperto del Monte Ermada sul Carso

La dolina del monte Ermada

La dolina del monte Ermada

Una passeggiata nel Museo all’aperto del Monte Ermada sulle alture del Carso ci dà l’opportunità di scoprire la linea difensiva austro-ungarica fortificata nel settembre del 1916 dopo la sesta battaglia dell’Isonzo. L’avanzata italiana aveva costretto l’esercito asburgico ad abbandonare le prime alture alle spalle di Monfalcone e ad attestarsi in questa zona del Carso triestino. Il Monte Ermada è “alto” 323 metri. Si tratta di una quota non certo eccelsa ma tuttavia strategica. Da qui si controllava sia il Vallone di Brestovizza (Brestovica Dol, oggi in Slovenia), sia la via di accesso a Trieste. Le doline, i passaggi tra le rocce e le grotte naturali dell’altopiano carsico si adattarono perfettamente alle necessità della Grande Guerra. In breve tempo furono così costruite trincee, appostamenti e ricoveri per soldati rendendo questa nuova linea una barriera invalicabile per gli italiani. Tutti gli assalti della Terza Armata tra l’Ottava e la Decima Battaglia dell’Isonzo infatti furono respinti nonostante il numero dei soldati austro-ungarici fosse nettamente inferiore.

L’itinerario

Il Museo all’aperto offre oggi un itinerario immerso nella natura del Carso triestino. La passeggiata sul Monte Ermada inizia dalla vecchia strada che collega Ceroglie (Cerovlje) con Medeazza, frazioni del Comune di Duino Aurisina. Camminando lungo questa strada bianca si incontra un cartello che indica a sinistra il sentiero CAI n. 3 ed il confine di Stato con la Slovenia. Imboccata questa via è necessario proseguire fino ad un secondo cartello che segnala il confine e seguire quindi un sentiero a sinistra. Poco dopo si arriva sulla cima del Monte Ermada, a 323 metri s.l.m. Lungo il percorso si raggiungono la Grotta del Motore e la Grotta del Monte Ermada. Poco distante si trova un osservatorio che offre un  panorama sui vicini paesi di Iamiano (Jamlje) e Doberdò del Lago (Doberdob), sul Vallone di Brestovizza e sul Carso di Comeno (Komenski Kras). A questo punto si può scegliere se tornare verso Ceroglie oppure proseguire lungo il sentiero CAI n. 3 portandosi così sul secondo anello del museo. In quest’ultimo caso si continua sempre dritti, seguendo per diversi tratti la seconda linea trincerata austriaca che si snoda a cavallo delle Quote 289, 280 e 279 (il segnavia, nell’ultimo tratto, è segnalato come CAI 3a). Qui si possono osservare le numerose costruzioni in cemento armato e le gallerie artificiali scavate al suo interno. Poco distante si vedono gli edifici della località Case Coisce (Kohišče) da dove si riprende il sentiero percorso prima e che conduce agli ingressi delle grotte Karl e Zita, visibili all’altezza di un traliccio della luce di colore verde. Una volta usciti, dopo poche decine di metri si incrocia a destra il sentiero CAI 8 che permette dapprima di scoprire i resti sulla Quota 298 e poi di iniziare la discesa verso Ceroglie.

Due suggerimenti per approfondire sul web la conoscenza del Monte Ermada: www.itinerarigrandeguerra.it/              www.marecarso.it/sentieri_ermada.htm

La costa triestina vista dal Monte Ermada

La costa triestina vista dal Monte Ermada

Le fortificazioni di quota 280

Le fortificazioni di quota 280

Linea Cadorna: il Picco della Vedetta

La trincea

La trincea

La Linea Cadorna individua sinteticamente il sistema di fortificazioni che il Generale Cadorna, capo di stato maggiore dell’esercito, fece costruire lungo tutto il confine italo-svizzero tra l’estate del 1915 e la primavera del 1918, durante la prima guerra mondiale. Era allora vivo il timore che le truppe austro-tedesche potessero aggirare le linee italiane transitando per la neutrale Svizzera e penetrando in Italia attraverso i valichi delle Alpi centrali. Tecnicamente definita come “linea di difesa alla frontiera nord”, la Linea Cadorna si sviluppa dalla Val d’Ossola fino alla cresta delle Alpi Orobie attraverso le alture a sud del lago di Lugano. La relazione ufficiale riporta i dati complessivi relativi alle fortificazioni costruite con il lavoro di 15-20000 operai: 72 km di trinceramenti, 88 appostamenti per batterie, di cui 11 in caverna, mq 25000 di baraccamenti, 296 km di camionabile e 398 di carrarecce e mulattiere.

L’itinerario

Una breve passeggiata che consente da dare un’occhiata alle fortificazioni della Linea Cadorna e al magnifico panorama del Lago di Lugano può partire da Porto Ceresio e salire al Picco della Vedetta, in direzione di Mattarello e Borgnana. Porto Ceresio è agevolmente raggiungibile anche in treno con partenza da Varese. Dalla stazione ferroviaria si risale verso nord il lungolago fino a Via Cantine. Qui una scalinata sulla sinistra, individuata dai segnavia di numerosi sentieri, s’inerpica sul dosso soprastante, diventa sentiero e percorre il versante della Val Murante. Saliti circa 100 metri di quota lungo la vecchia strada militare si scoprono i primi trinceramenti. Se ne può percorrere il fondo, scendendovi attraverso le scalette di pietra, e seguendo i tratti rettilinei alternati a percorsi più sinuosi, con diramazioni laterali. Meritano attenzione anche le postazioni di tiro e le gallerie. Proseguendo lungo la strada militare si raggiunge ben presto il Picco della Vedetta. Qui si trova un particolare addensamento di fortificazioni, complicato dalla fitta vegetazione e dall’irregolarità del promontorio. Vi sono camminamenti protetti sia a monte che a valle del Picco. Un sistema trincerato, con le feritoie per i fucilieri e le piazzole per le batterie fascia lo spuntone roccioso. Interessante è il percorso coperto che conduce alla postazione di vedetta in caverna. Vi sono resti di baraccamenti e di un posto di soccorso. Più avanti si costeggiano i campi sportivi di Mattarello e si entra nel centro abitato di Borgnana. Il percorso di andata e ritorno richiede due ore.

Postazione in caverna con feritoia per bocche di fuoco

Postazione in caverna con feritoia per bocche di fuoco

Postazione in grotta

Postazione in grotta

La sponda svizzera vista dal versante italiano del Lago di Lugano

La sponda svizzera vista dal versante italiano del Lago di Lugano

La trincea italiana di Davenino in Val Camonica

Le finestre per i fucilieri

Le finestre per i fucilieri

Propongo una facile passeggiata, per tutti, tra le memorie della Grande Guerra in Val Camonica (Lombardia, provincia di Brescia). La linea del fronte tra Italia e Austria correva più in alto, sul Passo del Tonale. Gli italiani avevano predisposto successive linee di difesa e di contenimento nel caso di un possibile sfondamento del fronte da parte delle truppe austro-ungariche. La trincea di Davenino costituiva la terza delle linee arretrate del fronte e faceva parte dello sbarramento del Mortirolo. Il complesso fortificato sbarrava la valle nel suo punto più stretto, nella piana attorno al fiume Oglio e sui due costoni laterali, fino al monte Piazza da un lato e fino al Pianaccio e al Monte Pagano dall’altro lato. Lo sbarramento era formato da una lunga trincea protetta da due muri di granito e malta di calce con copertura in cemento. La trincea, alta due metri e larga uno, partiva dal villaggio di Davenino, scendeva fino alla strada statale, attraversava l’Oglio e risaliva sul versante opposto. Il tratto che è stato ripulito e restaurato è agevolmente percorribile e consente di farsi un’idea concreta della tecnica di difesa. Tutta la galleria è dotata di finestrelle a forma trapezoidale, disposte a intervalli di 50 centimetri nel muro rivolto verso Vezza d’Oglio. Dalle aperture, strette all’esterno e larghe all’interno, i fucilieri potevano fare fuoco e contrastare un’eventuale discesa austriaca lungo la Val Camonica. Nella parte alta si notano anche alcune postazioni per mitragliatrici.  Alla luce dell’andamento della guerra la trincea e la linea di difesa di Davenino non sono comunque mai state utilizzate.

L’itinerario

All’altezza del km 125 della statale 42 della Val Camonica s’imbocca il bivio segnalato per le case di Davenino e si segue, preferibilmente a piedi, la stretta stradina asfaltata che sale tra la fitta vegetazione alla frazione (1018 m). Dopo la fontana si segue una strada agricola che supera un piccolo rio e, dopo una deviazione sulla sinistra, raggiunge le opere murarie della trincea.

Lo scavo della trincea e le mura di protezione

Lo scavo della trincea e le mura di protezione

Il percorso della trincea

Il percorso della trincea

Pejo 1914-1918 – La guerra sulla porta

La ricostruzione di una trincea nel Museo di Pejo

La ricostruzione di una trincea nel Museo di Pejo

Pejo è un paese della provincia di Trento noto soprattutto per la sua acqua ferruginosa e per le sue terme. Una passeggiata in valle può concludersi con la visita molto consigliabile al locale Museo della Grande Guerra. L’esposizione di reperti bellici è ben contestualizzata e ricca di materiali forniti dai collezionisti locali e dai recuperanti sui ghiacciai d’alta quota del Piz Giumela, della Punta Cadini e della Punta Linke, nel gruppo Ortles-Cevedale. Tra i reperti più interessanti ed originali si consiglia di visitare la cucina da campo, il posto di soccorso, la ricostruzione della vita dei soldati nelle baracche e nelle trincee, la teleferica con il carrello, le armi a disposizione dei soldati. Non mancano ovviamente gli oggetti di uso personale dei soldati, le uniformi militari, l’altarino di campo, le dotazioni e gli equipaggiamenti dei combattenti. Ill Museo offre anche libri storici realizzati in proprio, una biblioteca specializzata sulla storia del territorio, collane di diari e memorie di soldati e civili e una videoteca dedicata alla Prima guerra mondiale.

Il Museo di Pejo

Il Museo di Pejo

L'interno del Museo

L’interno del Museo

Memorie della Grande Guerra nella Conca del Presena

Il monumento di Emilio Serra alle truppe alpine italiane e austriache

Il monumento di Emilio Serra alle truppe alpine italiane e austriache

Il Passo Paradiso (o Passo del Monticello), come il sottostante Passo del Tonale, è oggi il confine amministrativo tra la Lombardia e la provincia di Trento e corrisponde al vecchio limite tra Regno italiano e Impero austro-ungarico. Tra il Passo Paradiso (2583 m) e l’Alveo del Presena (2160 m) si stende la dorsale dei Monticelli che costituì durante la Grande Guerra il bastione difensivo austriaco in questo settore di fronte. Le truppe italiane ne tentarono più volte la conquista, con l’obiettivo di aprirsi l’accesso alla Val di Sole e a Trento, ma riuscirono a impadronirsene solo nel maggio del 1918, quando la fine della guerra non era lontana. In questa “guerra bianca”, giocata tra le nevi e i ghiacci delle alte quote, le vittime furono causate certamente dai fatti d’arme ma soprattutto dalla natura impervia dei luoghi, come attesta l’imponente valanga che travolse il villaggio austriaco nella notte di Santa Lucia del 1916. Oggi gli impianti di risalita e le piste dello sci estivo ed invernale sul ghiacciaio del Presena ci dicono che i tempi sono cambiati. Ma le testimonianze belliche, i memoriali, il Sentiero della Pace (e i poveri resti dei soldati che il ghiacciaio, ritirandosi, continua a restituire) rendono l’escursione in questi luoghi di buon interesse.

L’itinerario

La combinazione escursionistica meno faticosa, praticabile da tutti, prevede di salire al Passo del Paradiso con la telecabina in partenza dal Passo del Tonale e di ridiscendere al Tonale lungo il Sentiero della Pace. Nei dintorni del Passo si visita la “Piazza della Fratellanza”, dove ogni anno, in estate, si celebra “la festa della fratellanza” con la partecipazione di gruppi austriaci e italiani per commemorare i caduti della Grande Guerra. La piazza raccoglie cippi, foto, reperti, memoriali: vi sorge anche il monumento di Emilio Serra che ricorda le truppe alpine delle due parti. Lungo il Sentiero della Pace (segnavia Sat 281) si scende all’alveo del Presena, toccando i numerosi segni della guerra: le caverne, le tracce dei reticolati, i resti delle costruzioni di legno, le opere di ferro per l’arroccamento, i ruderi del villaggio militare disposto su vari gradoni del terreno e riparato dal fuoco delle prime linee italiane. Più in basso, nei pressi di una seggiovia in disuso, partono le mulattiere di guerra che collegavano le postazioni di prima linea sui Monticelli. Una lunga galleria apre infine il panorama sulla val di Sole e sull’ultimo tratto del percorso.

La piazza della fratellanza

La piazza della fratellanza

Il ghiacciaio del Presena

Il ghiacciaio del Presena

Il villaggio militare italiano della Grande Guerra nella conca del Montozzo

La conca di Montozzo vista dal Passo dei Contrabbandieri

La conca di Montozzo vista dal Passo dei Contrabbandieri

Il Passo del Tonale (1883 m) segna oggi il confine geografico tra la Lombardia e il Trentino e mette in comunicazione la Val Canonica con la Val di Sole. All’inizio della prima guerra mondiale era il confine tra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico, a cavallo tra i gruppi alpini dell’Ortles e dell’Adamello. Le truppe italiane s’insediarono nella conca di Montozzo, dov’è oggi il Rifugio Bozzi, e di lì partirono per alcune limitate azioni militari in direzione del Torrione dell’Albiolo e dell’osservatorio Cacaoli. La quota elevata, la valangosità dell’area e le disagiate condizioni di vita sconsigliarono azioni di maggiore impegno.

L’itinerario

Il villaggio Montozzo e il rifugio Bozzi (2478 m) sono la meta di una comoda mulattiera militare che lascia il parcheggio delle Case di Viso (1763 m) e risale a tornanti i 700 metri di dislivello. Si può raggiungere la conca di Montozzo anche partendo dal Passo del Tonale e passando per la Malga Valbiolo e il Passo dei Contrabbandieri, ma il percorso, pur se panoramico, è più disagevole. Giunti nella conca si visitano le opere militari che sono state filologicamente restaurate dai gruppi dell’Associazione nazionale Alpini. Particolarmente interessante è la trincea che, partendo dal retro della baracca comando, saliva sul dosso erboso sottostante la Punta di Montozzo: lo scavo, profondo più di due metri, fu arginato con muri a secco e attrezzato con gradini di circa 50 cm di altezza, che consentivano ai fucilieri di affacciarsi sul bordo della trincea per sparare, mentre altri militari potevano transitare lungo il camminamento restando protetti dal tiro dell’avversario. Al fine di rendere meno gravi gli effetti di un’eventuale esplosione all’interno della trincea, furono realizzati in seguito, sempre con murature a secco, speroni rompitratta anti-schegge e anti-shrapnel, di quasi due metri di spessore posti a distanza regolare di una decina di metri l’uno dall’altro. Al termine di questa trincea, sulla sommità pianeggiante del sovrastante dosso, furono realizzate tre piazzole a cielo scoperto per contenere i pezzi d’artiglieria, direttamente collegate, tramite un sentiero, alle baracche degli artiglieri poste al riparo di uno sperone roccioso. Istruttive sulle condizioni della vita militare al fronte sono le baracche e le casermette, anch’esse rialzate e restaurate. Tra queste si segnala il fabbricato cruciforme sotto la forcellina di Montozzo. Una delle casermette ospita un centro di documentazione e un piccolo museo con reperti bellici trovati in loco, pannelli informativi, foto d’epoca e video. Il vicino laghetto di montagna era usato dai soldati per gelidi bagni e nuotate. Il Rifugio Bozzi garantisce i servizi di alloggio e di ristoro. I luoghi sono inseriti nel Parco nazionale dello Stelvio, con i segnavia del Sentiero della Pace.

La trincea italiana

La trincea italiana

La trincea italiana, il laghetto alpino e il Rifugio Bozzi

La trincea italiana, il laghetto alpino e il Rifugio Bozzi

Il villaggio militare italiano

Il villaggio militare italiano

Monumento ai caduti di guerra presso la Malga Valbiolo

Monumento ai caduti di guerra presso la Malga Valbiolo