Ridere dell’aldilà: Rabelais

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L’idealtipo di Inferno carnevalizzato, un inferno del quale sorridere esorcizzando l’angoscia, è quello descritto da François Rabelais nel Cinquecento. Esso è contenuto nelle storie di “Pantagruele” (libro II, capitolo XXX). Si tratta dell’episodio della risurrezione di Epistemone e delle notizie che egli dà dell’Oltretomba (Come Epistemone, che aveva la testa tagliata, fu abilmente guarito da Panurge, e le notizie che diede dei diavoli e dei dannati). Ne riportiamo qui un breve estratto, nella traduzione italiana di Bonfantini.

<< Epistemone non compariva affatto. Onde Pantagruele fu così addolorato che voleva ammazzarsi con le sue mani; ma Panurge gli disse: «Diavolo, Signore, aspettate un momento, che lo cercheremo tra i morti, e vedremo com’è la faccenda». E così cercando, lo trovarono morto stecchito, con la testa tutta insanguinata tra le braccia. Allora Eustene gridò: «Ahi, morte invidiosa, tu ci hai rapito il più perfetto degli uomini!». Alla qual voce si levò Pantagruele, col più gran dolore che mai si vedesse al mondo; e disse a Panurge: «Ohimé, mio Panurge, l’auspicio dei vostri due vetri e del bastone di lancia era purtroppo fallace!». Ma Panurge esclamò: «Ragazzi, non state a piangere, è ancora caldo e io ve lo renderò sano come prima» Ciò detto, prese la testa e se la tenne stretta sulla braghetta, in modo che non si raffreddasse. Eustene e Carpalim portarono il corpo là dove stavan banchettando, non già sperando che potesse mai guarire, ma affinché Pantagruele lo vedesse. Panurge però continuava a confortarli, dicendo: «Se non lo guarisco, ci voglio perder la testa (Che è una scommessa da pazzi). Smettetela di piangere e aiutatemi». Quindi lavò accuratamente con un bel vino bianco tutto il collo, e poi la testa, senapizzò la ferita di polvere di Diamerdis, che portava sempre in una delle sue taschette; poi unse testa e collo con non so quale unguento, e li adattò esattamente, vena contro vena, nervo contro nervo, spondiglio contro spondiglio, perché non rimanesse collo torto (giacchè egli odiava a morte quel genere di persone). Ciò fatto, gli diede all’ingiro quindici o sedici bei punti con ago e filo, perché la testa non cadesse di nuovo, e poi ci mise tutt’intorno un po’ di un suo unguento che chiamava risuscitativo. Di colpo Epistemone cominciò a respirare, poi ad aprir gli occhi, poi a sbadigliare, poi a starnutire, poi fece un bel peto grosso da famiglia. E Panurge disse: «Ormai è certamente guarito» e gli dié da bere un bicchierone d’uno scellerato vin bianco, con un crostino zuccherato. E in tal modo Epistemone fu abilmente guarito, salvo che rimase giù di voce più di tre settimane, ed ebbe una tosse secca, di cui non riuscì a guarire se non a forza di bere.

E subito cominciò a parlare, dicendo che aveva visto i diavoli, e parlato con Lucifero a tu per tu, e fatto allegria in inferno, e laggiù pei Campi Elisi. E assicurava davanti a tutti che i diavoli erano allegri compagni. In quanto ai dannati, disse che gli spiaceva assai che Panurge lo avesse richiamato in vita così svelto: «Perché mi divertivo molto, – aggiunse, – a vederli». «Ma come?» domandò Pantagruele. «Sì, – disse Epistemone – non li trattano poi così male come potreste credere. Solo che la loro condizione appare curiosamente mutata» >>.

Pantagruel

Gli itinerari tra le immagini italiane dell’aldilà sono raccolti in: www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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