Ridere dell’aldilà: Michail Bachtin

L'Inferno (Les très riches heures du duc de Berry, 1416, Chantilly, Musée Condé)

L’Inferno (Les très riches heures du duc de Berry, 1416, Chantilly, Musée Condé)

Il russo Michail Bachtin ha scritto uno straordinario e innovativo saggio critico su riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale. Dal suo studi dedicato a L’opera di Rabelais e la cultura popolare, estraiamo alcune riflessioni sul rapporto tra riso ed escatologia.

La carnevalizzazione delle idee cristiane ufficiali sull’inferno, in altri termini la carnevalizzazione dell’inferno, del purgatorio e del paradiso, è durata per tutto il Medioevo. E gli elementi di tale tradizione penetrano persino nella «visione» ufficiale dell’inferno. Alla fine del Medioevo l’inferno era diventato il tema principale, nel quale s’intersecavano due culture, quella popolare e quella ufficiale. È con questo argomento che si rivela nel modo più marcato e chiaro la differenza tra queste due culture, fra queste due concezioni del mondo. L’inferno è l’immagine originale del bilancio, l’immagine della fine e del completamento della vita e del destino individuali ed è contemporaneamente giudizio definitivo su ogni vita umana nel suo insieme, giudizio alla cui base stavano i criteri superiori della concezione cristiana e ufficiale del mondo (religioso-metafisica, sociale e politica). È un’immagine sintetica che rivela in forma non astratta, ma chiara e concisa, metaforica ed emozionale, le principali concezioni del Medioevo ufficiale sul bene e sul male. È questa la ragione per cui l’immagine dell’inferno è stata l’arma eccezionalmente potente della propaganda religiosa. I tratti essenziali del Medioevo ufficiale sono stati portati al loro limite estremo nell’immagine dell’inferno, sorta di condensato della serietà grave ispirata dalla paura e dall’intimidazione. Qui il giudizio extra-storico della persona umana e dei suoi atti si manifestava nel modo più conseguente. Vi trionfava la linea verticale dell’ascensione e della caduta e, di conseguenza, era negata quella orizzontale del tempo storico, del movimento progressivo in avanti. Più in generale si può affermare che la concezione del tempo del Medioevo ufficiale si manifestava con straordinaria asprezza. Ecco perché la cultura popolare ha cercato di superare con il riso questa espressione estrema della serietà medievale e di trasformarla in gioioso spauracchio carnevalesco. La cultura popolare organizza a modo suo l’immagine dell’inferno: oppone all’eternità sterile la morte gravida e che dà la vita, al perpetuarsi del passato, del vecchio, la nascita di un avvenire migliore, nuovo, che si erge su questo passato agonizzante. Se l’inferno cristiano disprezzava la terra, allontanava da essa, l’inferno carnevalesco esaltava la terra e il ‘basso’ della terra come un ventre materno fecondo, in cui la morte si legava alla nascita, e in cui dalla morte del vecchio nasceva una nuova vita. È per questo motivo che le immagini del ‘basso’ materiale e corporeo attraversano l’inferno carnevalizzato. L’immagine dell’inferno nella tradizione popolare diventa quella di una duplice paura vinta dal riso: paura dell’inferno mistico (dell’inferno e della morte) e paura del potere e della verità del passato (verità ancora dominante, sebbene già agonizzante) precipitate all’inferno. È un duplice spauracchio comico: quello dell’inferno e quello del potere del passato. Nel Rinascimento l’inferno si riempie sempre più di re, papi, ecclesiastici e uomini di stato, non soltanto di quelli che erano morti da poco, ma addirittura di quelli ancora in vita. Qui si riuniva tutto ciò che era condannato, negato, destinato a morire. Questo è il motivo per cui la satira (nel senso stretto della parola) del Rinascimento e del XVII secolo, utilizzava spesso l’immagine dell’inferno per rappresentare la galleria dei personaggi storici ostili e dei tipi sociali negativi. Ma spesso questa satira (per esempio in Quevedo) aveva un carattere puramente negativo, l’ambivalenza delle immagini era in essa già molto ridotta. L’immagine dell’inferno nella letteratura stava già entrando in una fase nuova.

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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