L’infernale Medusa, la terribile Gorgone

La fontanella della Medusa sul Palazzo baronale di Nemi

La fontanella della Medusa sul Palazzo baronale di Nemi

La mostra organizzata dal Museo Nazionale Archeologico di Taranto dal titolo “Negli occhi della Gorgone – Il volto di Medusa sulle antefisse di Taranto” e la mostra del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo dal titolo “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” hanno riportato l’attenzione sull’aldilà infero del mondo greco-romano e sulle mitologiche creature che lo popolano. Tra queste spicca l’infernale Medusa, una delle tre terribili Gorgoni. Amelia D’Amicis la racconta splendidamente nel catalogo della mostra tarantina.

«Ai confini di una terra popolata da mostri collocata oltre l’Oceano, lì dove la Notte aveva la sua dimora, vivevano secondo le fonti antiche Steno, Euriale e Medusa, creature infernali dette Gorgoni (le Terribili), “guardiane della soglia” tra il mondo dei vivi e quello dei morti, il cui compito era quello di custodire l’accesso al regno di Persefone non consentito ai viventi, uccidendo chiunque tentasse di varcarne il confine. Unica mortale tra loro era Medusa, incubo agghiacciante al pari delle sorelle nella versione antica del mito, fanciulla bellissima dai lunghi capelli di seta, trasformata solo successivamente in un mostro nel racconto di epoca più recente. Con la sua avvenenza Medusa desta secondo quest’ultima tradizione l’invidia delle altre dee e l’amore di Poseidone, dio del mare, che la seduce in un tempio dedicato ad Atena. La dea si vendica dell’affronto trasformando la rivale in una spaventosa creatura dal corpo ricoperto di squame, con mani di bronzo e ali d’oro; il viso incantevole è mutato in un’orrida maschera, con zanne aguzze che fuoriescono dalla bocca, fissata in un ghigno grottesco, mentre un groviglio ondeggiante di serpenti velenosi sostituisce la splendida chioma dorata. Ma la punizione più crudele è quella che condanna Medusa alla solitudine più assoluta: il suo sguardo un tempo seducente si trasforma infatti per volere di Atena in uno spaventoso strumento di morte, perché nessuno potrà più affrontarlo senza rimanerne pietrificato, perdendo la propria vita negli occhi della più terribile delle Gorgoni. Toccherà a Perseo, eroe figlio di Zeus, chiudere il cerchio della vendetta di Atena, uccidendo Medusa. L’impresa, di per sé impossibile, è agevolata dalla stessa dea, dalla quale egli riceve uno scudo lucente in cui guardare l’immagine riflessa del mostro senza incontrarne direttamente lo sguardo; a questo si aggiungono l’elmo di Ade, che rende invisibili, i calzari alati e una sacca magica (kibisis) che Perseo recupera dalle Ninfe Stigie. Nello squallido regno popolato da statue consunte di belve e uomini pietrificati, Perseo trova le tre Gorgoni addormentate; guardando nella superficie specchiante dello scudo e servendosi di un falcetto taglientissimo, dono del dio Hermes, decapita l’unica mortale, dal cui collo balzano fuori il cavallo alato Pegaso e il guerriero Crisaore, generati dall’unione con Poseidone nel tempio di Atena. Destate dal loro sonno, le due Gorgoni superstiti cercano invano di raggiungere l’eroe, che invisibile sotto l’elmo magico si allontana velocemente grazie ai sandali alati, chiamato alle altre incredibili imprese collegate al suo nome e raccontate dal mito».

Il mito di Medusa, la sua bellezza primigenia e l’orrore del suo volto, hanno esercitato una particolare seduzione sui pittori e gli scultori. Il fascino di Medusa ha così attraversato i secoli, dalle pitture vascolari attiche e dagli affreschi delle case pompeiane fino alle opere dei maestri del Rinascimento. Ne sono un celebre esempio le opere di Benvenuto Cellini, di Caravaggio e di Rubens.

Per informazioni sulle mostre di Roma e Taranto vedi: http://archeoroma.beniculturali.it/mostre/mostri-creature-fantastiche-paura-mito www.museotaranto.org/

La Medusa di Pieter Paul Rubens

La Medusa di Pieter Paul Rubens

Perseo mostra la testa mozzata di Medusa (Benvenuto Cellini, Firenze)

Perseo mostra la testa mozzata di Medusa (Benvenuto Cellini, Firenze)

Medusa

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