Brindisi. Il Giudizio finale nel Romitorio dei Vescovi

Brindisi - Il Giudizio universale nel Romitorio dei Vescovi (foto Martello)

Brindisi – Il Giudizio universale nel Romitorio dei Vescovi (foto Martello)

Un eremo in città. Quest’ossimoro può aiutarci a definire Santa Maria del Romitorio a Brindisi, detta anche il Romitorio dei Vescovi. In quest’aula appartata, nella parte più in alto del Palazzo Episcopale, i Vescovi trovavano uno spazio protetto, una sorta di eremitaggio, dove raccogliersi in meditazione e preghiera. Un luogo appartato, sì, ma certamente non dimesso né modesto, vista la magnifica posizione panoramica sulla città e il rivestimento di affreschi settecenteschi che ne fascia le pareti. Il ciclo di dipinti narra tutt’intera la storia della salvezza. Si comincia con la creazione del mondo secondo la Genesi e con le storie di Noè, Salomone e Sansone. La parete successiva è dedicata alla vita di Maria. Seguono le scene della Passione di Gesù. Il ciclo si chiude con la rappresentazione del Giudizio Universale, sulla controfacciata e con una veduta della città di Brindisi.

Concentriamo la nostra attenzione sulla visione del Giudizio finale. La fascia di dipinto che sovrasta la porta descrive ciò che accade nell’alto dei cieli. Gesù scende dall’empireo, attraversa i sette cieli (descritti con le orbite dei pianeti) e torna a mostrarsi sulla terra nella sua seconda parusia. Ha un alone di luce gloriosa sul capo e indossa un mantello del colore rosso del martirio. La duplice sentenza – di salvezza e di condanna – è espressa dalla posizione delle mani: la destra è levata nel segno della benedizione per gli eletti; la sinistra è distesa, con il palmo in basso, in segno di rifiuto e allontanamento dei dannati.

Ai suoi lati sono schierati gli angeli: essi esibiscono gli strumenti della passione di Gesù e li mostrano ai risorgenti a significare che solo grazie all’estremo sacrificio del Figlio essi possono salvarsi. Tra gli strumenti si riconoscono la colonna della flagellazione, la lancia di Longino, la canna con la spugna imbevuta d’aceto, il martello e la tenaglia e, forse, la pietra del sepolcro. Il Cristo giudice ha alla sua destra sua madre Maria e gli Apostoli che formano il tribunale celeste; alla sua sinistra è il Paradiso, popolato dai santi fondatori degli ordini religiosi, tra i quali Benedetto, Francesco, Domenico, Antonio, Ignazio. Ai piedi del giudice un angelo regge la bilancia a doppio piatto sulla quale vengono pesate le opere buone e le cattive di ciascun risorto. Altri due angeli reggono i cartigli che annunciano il destino dei risorti: «venite benedicti patris mei».

Il dipinto a sinistra della porta celebra i risorti che nel giorno del giudizio sono stati valutati degni del cielo. In basso si vedono gli angeli che organizzano e guidano i diversi cortei degli eletti. Assecondando le esplicite indicazioni angeliche i beati iniziano la loro ascensione verso il Paradiso dove trovano altri angeli che li accolgono amorevolmente. Una scena assume particolare valore, incorniciata com’è da un alone di luce gloriosa e dalla preghiera riverente di due angeli in ginocchio: è la scena dei due risorti che salgono faticosamente verso il cielo portando, come cirenei, una pesante croce sulle spalle. Questo particolare del dipinto è una citazione letterale del Vangelo di Matteo che associa la scelta di portare la croce all’esito del giudizio finale: «Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni». (Mt 16, 24-27).

Il dipinto a destra della porta d’ingresso descrive la scena della caduta dei dannati all’Inferno. Rispetto al movimento ascensionale che caratterizza la scena opposta dei beati, qui è il moto discendente a segnare il destino dei dannati. In alto vediamo gli angeli guerrieri che impugnano spade e bastoni, intenti a scacciare i reprobi dalla vista del Signore. I malvagi sentono mancare la terra sotto i piedi e precipitano sul fondo dell’abisso rosseggiante per il riverbero delle fiamme infernali. Una moltitudine di diavoli neri li accoglie abbrancandoli e trascinandoli nel corteo dei dannati che diventa presto una immensa moltitudine, un dolente carnaio. Per governare una tale massa di scellerati e condurla nella bocca del Leviatano i diavoli sono costretti a utilizzare rampini e forconi. Ad accoglierli nella gola dell’Inferno è un Lucifero dalle grandi corna. Sotto i suoi artigli gli empi sono costretti a confessare il proprio peccato e a ricevere la conseguente punizione.

Le visioni dell’aldilà in Puglia sono descritte nel sito: www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_PUGLIA.html

L'ascesa dei beati in Paradiso

L’ascesa dei beati in Paradiso

La caduta dei dannati all'Inferno

La caduta dei dannati all’Inferno

Storie di Maria (foto Martello)

Storie di Maria (foto Martello)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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