Il castigo infernale di Core, Datan e Abiràm

I dannati: Caino, Core e il Faraone (Firenze, Santa Maria Novella, Cappella Strozzi)

I dannati: Caino, Core e il Faraone (Firenze, Santa Maria Novella, Cappella Strozzi, Nardo di Cione)

L’intervento giustiziere di Dio, la separazione dei buoni dai cattivi, i ribelli a Dio avvolti nelle fiamme: una delle più antiche metafore del Giudizio finale si ritrova nel libro veterotestamentario dei numeri. I protagonisti negativi sono Core, Datan e Abiràm, prìncipi della comunità ebraica nel deserto, membri del consiglio e uomini stimati. Si ribellano a Mosè e Aronne per invidia del loro ruolo sacerdotale di mediatori tra il popolo ebreo e Jahve. Mosè invita il popolo fedele ad allontanarsi dalle tende dei tre ribelli e pronuncia la sua profezia. L’intervento divino è rapido e spettacolare. Il terreno sprofonda sotto le tende di Core, Datan e Abiràm. Si aprono dei profondi crepazzi che inghiottono persone, bestie e cose. Un fuoco divino avvolge i ribelli e i loro cari e le fa precipitare nello Sheol, mentre la terra si richiude sopra di loro.

«Mosè disse: “Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa. Se questa gente muore come muoiono tutti gli uomini, se la loro sorte è la sorte comune a tutti gli uomini, il Signore non mi ha mandato. Ma se il Signore opera un prodigio, e se la terra spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro, di modo che essi scendano vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini hanno disprezzato il Signore”. Come egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si squarciò sotto i loro piedi, la terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutti i loro beni. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall’assemblea. Tutto Israele che era attorno a loro fuggì alle loro grida, perché dicevano: “La terra non inghiottisca anche noi!”» (Nm 16, 28-34).

Questa teofania giustiziera avrà anche una qualche eco anche in pittura. Ne mostriamo tre esempi, di varie epoche. Nel Giudizio finale trecentesco affrescato da Nardo di Cione Orcagna nella Cappella Strozzi di Santa Maria Novella a Firenze, Core è raffigurato tra i dannati, insieme con Caino, il primo omicida, e con il Faraone, crudele persecutore degli Ebrei. Domenico Beccafumi dedicherà a questa tragica scena una sua tavola nel Duomo di Pisa. E infine Gustave Doré inciderà l’episodio nelle sue tavole dedicate a illustrare l’Antico testamento.

Per una rassegna delle visioni dell’aldilà in Italia consulta il sito: www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Domenico Beccafumi, 1538-9, Duomo di Pisa)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Domenico Beccafumi, 1538-9, Duomo di Pisa)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Gustave Doré)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Gustave Doré)

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