Le motivazioni dell’escursionismo

Le motivazioni che ispirano la pratica escursionistica, le molle psicologiche che orientano la scelta di camminare alla scoperta di altri luoghi e altre persone, sono conosciute e descritte da una vasta biblioteca d’autore.

Secondo il sociologo francese Le Breton “camminare, nel contesto della realtà contemporanea, parrebbe esprimere una sorta di nostalgia, oppure di resistenza. I camminatori sono persone singolari, che accettano per qualche ora o qualche giorno di uscire dall’automobile per avventurarsi fisicamente nella nudità del mondo” (David Le Breton, Il mondo a piedi). In unaprima, elementare accezione, camminare è una forma di “resistenza” a un modo di vivereche c’incatena a una sedia e ci fa operare grazie a una serie di protesi come il telefono, l’automobilee il computer.

Una seconda forma di escursionismo è quella del vagabondaggio, incarnato dal cercatore inquieto alla Hesse, che dice di sé: “io sono un nomade, non un contadino. Sono un adoratore dell’infedeltà, del mutamento, della fantasia”. E confessa: “la nostra smania di vagabondaggio e di vita errabonda è in gran parte amore, erotismo. Il romanticismo del viaggio è per metà nient’altro che attesa dell’avventura. Ma per l’altra metà esso è impulso inconsapevole a trasformare e a dissolvere l’elemento erotico” (Hermann Hesse, Vagabondaggio).

Un terzo modello di escursionismo è quello di Thoreau che incarna lo spirito del pioniere americano che guarda al Far West come al Mondo Nuovo: “andiamo a est per comprendere la storia, per capire le opere artistiche e la letteratura, percorrendo a ritroso il cammino della razza; andiamo a ovest come verso il futuro, con spirito intraprendente e avventuroso. L’Atlantico è una sorta di fiume Lete, e l’attraversarlo ci ha consentito di dimenticare il Vecchio Mondo e le sue istituzioni. Se non riusciamo questa volta, c’è forse un’ultima possibilità prima che la razza umana approdi alle rive dello Stige; e questa possibilità è il Lete del Pacifico, tre volte più vasto” (Henry David Thoreau, Camminare e Walden). Vedendo nella natura selvaggia l’unica salvezza dalla civiltà (In wildness is the preservation of the world), Thoreau ha ispirato i movimenti ecologici e i gruppi praticanti di forme di vita alternativa e non violenta.

Una quarta forma di escursionismo è quella solitaria dell’uscita dall’anomia e dall’alienazione, alla ricerca del senso. É la fuga dal mondo, alla ricerca dell’armonia interiore. É il cammino che ricerca l’anima perduta e l’ispirazione. Rousseau ama la passeggiata solitaria perché è il momento in cui la fantasia si sbriglia, la testa resta interamente libera e le idee fluiscono senza resistenza e costrizione: “Tali ore di meditativa solitudine sono le sole della giornata in cui sono pienamente me stesso e mi appartengo senza diversioni, senza ostacoli, e in cui posso veramente dire di essere quello che ha voluto la natura” (Jean-Jacques Rousseau, Le passeggiate solitarie).

Una quinta forma di escursionismo è il pellegrinaggio dell’uomo di fede. Egli cammina verso Roma, Santiago di Compostela, Gerusalemme o, più semplicemente, verso un eremo di montagna su un’antica via sacra, sgombrando la sua vita dai condizionamenti dell’esistente per un incontro nuovo con l’Altro, guidato da una “stella”. Il pellegrino russo si presenta così: “Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della più misera specie, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pane secco e, nella tasca del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro.” (Racconti di un pellegrino russo).

C’è poi una sesta forma di escursionismo, quella più sportiva, che esalta la performance fisica, che la misura sulla base di indicatori diversi e la mette in rapporto con la propria capacità di prestazione e di resistenza. Non si tratta di una reificazione (rischio che resta tuttavia presente) ma di un ben noto e positivo meccanismo psicologico di affermazione dell’identità sia sul piano della rassicurazione personale sia sul piano dell’affermazione sociale del sé.

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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