Il Pizzo del Monte e il Piano di Santo Nunzio

Il Piano di Santo Nunzio visto dal Pizzo del Monte

Il Piano di Santo Nunzio visto dal Pizzo del Monte

Una pagliara

Una pagliara

Le conche carsiche e i campi aperti alle falde del Gran Sasso, l’integrazione tra l’architettura spontanea e il lavoro dei pastori-agricoltori, sono state a ragione definite il più completo e bel museo all’aperto delle forme campestri del Mediterraneo. Il geografo Franco Farinelli ha scritto del Gran Sasso come di un Museo del paesaggio ”ready-made”, e cioè di un ambiente familiare, di uso quotidiano, che assurge a opera d’arte. Incamminiamoci allora in una delle zone meno note e frequentate dell’aquilano con l’occhio attento a cogliere le forme “artistiche” che la natura e il lavoro dell’uomo ci propongono. Siamo nell’area compresa tra Cagnano Amiterno e il Piano di Cascina, una serie di pianori e conche carsiche incastonati in un anfiteatro naturale di boschi coronati da monti importanti e da cocuzzoli più familiari. Il Piano di Santo Nunzio, come il Piano di Cascina e gli altri pianori della zona ai piedi del Pizzo del Monte, costituiscono un ecosistema che da lungo tempo ospita le case degli uomini, le loro attività agricole e di allevamento, i segni visibili e rispettosi di una lunga gestione del territorio.

L’itinerario

Il punto di partenza è Termine, la frazione più alta (1030 m) del Comune sparso di Cagnano Amiterno. Occupa una sella che separa la conca di Cagnano dalla piana di Cascina e dai vicini allungati valloncelli carsici, in prossimità dei confini con il Lazio reatino e con il parco nazionale del Gran Sasso. Da L’Aquila si arriva a Cagnano seguendo la vecchia statale 80 (o la nuova strada di Coppito), passando per Pizzoli; raggiunta San Giovanni, segnata dalla presenza dell’imponente cementificio Sacci, si traversa tutta la conca e si sale con una serie di curve a Termine.

Il Pizzo del Monte

Il primo obiettivo è il Pizzo del Monte che incombe sul paese. Si può scegliere di salirne direttamente in 30 minuti la cresta sud est. In questo caso si parte dal centro del paese, si affronta la ripida salita del contrafforte in una zona fitta di recinti e di muretti di pietra e si tocca un cocuzzolo con la successiva selletta che ospita uno stazzo e fa da testata a un vallone che scende verso Cagnano. Ripresa la salita si arriva rapidamente alla crestina sommitale a 1263 m. In alternativa si può seguire la strada che esce da Termine in direzione di Cascina e alla prima curva imboccare la strada sterrata sulla destra (che percorreremo al ritorno). Dopo 400 metri si lascia la strada e si sale obliquamente per un sentiero sulla destra che aggira la base del Pizzo fino a una selletta; da qui, seguendo la cresta, si sale in vetta. In questo caso il tempo richiesto è di un’ora. Il Pizzo del Monte è un magnifico belvedere circolare sul Gran Sasso, la catena della Laga, i Sibillini e il Terminillo. Ben visibile è l’alta valle dell’Aterno, con i suoi borghi e i suoi monti. A ovest, al di là della piana di Cascina, si alzano il monte Corno e il monte Giano. A conclusione del giro d’orizzonte conviene concentrarsi sul panorama a nord per individuare il percorso da seguire. L’obiettivo è il piano di San Nunzio che s’insinua tra il boscoso Colle del Ceraso a sinistra e lo spoglio Monte Gabbia a destra.

Il piano di Santo Nunzio

Si scende ora seguendo la pista che conduce a una grande cisterna rotonda, dotata di una piastra per la raccolta dell’acqua piovana, che alimenta il sottostante fontanile. Ancora lungo la pista che scavalca e aggira ampi dossi si scende fino a raggiungere una strada sterrata all’altezza di una croce di ferro (Colle Croce, 1182 m). Si segue sempre in discesa la sterrata di sinistra fino al bivio successivo, dove si va a destra entrando nel campo chiuso di Santo Nunzio. Ai lati della sterrata s’incrociano numerosi edifici rurali, in variabile stato di conservazione; alcuni risultano abbandonati, mentre altri denunciano una frequentazione occasionale o temporanea. Scavalcato un piccolo dosso si entra nella seconda parte del pianoro. Incrociato un lungo filare di alberi lo si costeggia sulla destra ai margini di un campo coltivato (la fitta macchia ha occultato il sentiero) fino a scovare il Pozzo di Santo Nunzio e il vicino piccolo fontanile. Dal Pizzo del Monte avremo impiegato circa un’ora.

Le case rurali

Il villaggio di San Nunzio è costituito prevalentemente da stalle, fienili, depositi e abitazioni temporanee. Il modulo di base è un monolocale costruito in pietra, col tetto a spiovente, articolato su due piani separati da un soppalco orizzontale di assi di legno che poggia su travi infilate nei muri portanti. Il piano basso è destinato a stalla e contiene abitualmente una mangiatoia per gli animali. Il piano superiore è utilizzato per lo stivaggio del fieno sfalciato nei campi vicini e utilizzato per l’alimentazione delle bestie. A fianco dell’edificio c’è sempre il pozzo protetto da una struttura di pietra o di mattoni. Le case più ampie dispongono di locali in serie, utilizzati sia come stalle che come depositi per gli attrezzi e i prodotti agricoli; il piano alto ospita in questi casi anche una struttura residenziale molto spartana e una sala da ristoro con la cucina; la presenza di uno o più comignoli sul tetto è l’indicatore della residenzialità dell’edificio. Si tratta comunque di una frequentazione prevalentemente diurna stante la vicinanza dei centri abitati, legata al lavoro dei campi e al governo degli animali. Un edificio reca inciso sull’architrave di legno la data della probabile costruzione, il 1925. Il terremoto del 2009 che ha colpito L’Aquila ha prodotto danni anche in quest’area; diversi edifici risultano lesionati e in abbandono. La mobilità forzata degli abitanti ha portato alla desertificazione dell’abitato.

I campi aperti

Il piano di San Nunzio mostra in bell’evidenza i suoi “campi aperti”. L’intero pianoro è suddiviso in strisce di terra che scendono regolari e parallele dai fianchi dei colli verso la strada di fondovalle. Le strisce di terra sono coltivate a rotazione con le tipiche colture di montagna: i legumi, i cereali, le patate, gli erbaggi. Ogni striscia di terra assume dunque un colore diverso da quelle vicine, creando così uno straordinario mosaico colorato che è diventato il paesaggio agrario tipico del Gran Sasso. Le lingue di terra coltivate non sono recintate: il loro carattere “aperto” è finalizzato esplicitamente a consentire il libero pascolo vagante dei bovini e degli ovini. I proprietari dei terreni possono così essere agricoltori e allevatori allo stesso tempo, superando i tradizionali conflitti che oppongono le due categorie, fin dai tempi dell’agricoltore Caino e del pastore Abele.

La conclusione dell’escursione

Si ripercorre la sterrata del pianoro di San Nunzio fino al bivio di accesso. Qui si segue la sterrata di destra che aggira in modo sinuoso una linea di colli, costeggia un fosso, riceve la confluenza di un’altra sterrata e sbuca sulla curva della strada asfaltata appena fuori da Termine (1 ora).

Si suggerisce di continuare l’escursione, a piedi o in auto, per dare almeno un’occhiata al magnifico Piano di Cascina, un altopiano carsico situato ad un’altezza media di 1020 metri, limitato dal bosco e ancora in gran parte coltivato. La strada asfaltata e le numerose sterrate consentono di accedere ai diversi ambienti naturali, agli inghiottitoi e ai laghetti stagionali. L’architettura spontanea mette in mostra l’imponente e isolato Casale Dragonetti, insieme con una lunga serie di casali rustici addossati alle Coste della Pacina e sparsi sul pianoro, utilizzati ancora dagli abitanti di Cagnano per l’agricoltura di montagna, il foraggio e l’allevamento.

Data di costruzione e proprietà

Data di costruzione e proprietà

Casale residenziale

Casale residenziale

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