Puglia. Il paesaggio agro-pastorale di Castel del Monte

Lo Jazzo Sei Carri sullo sfondo di Castel del Monte

Lo Jazzo Sei Carri sullo sfondo di Castel del Monte

La perfezione euclidea delle forme, la sua prepotente bellezza, la posizione isolata e dominante, le bianche mura che svettano sul tappeto verde del bosco, fanno di Castel del Monte una mèta ‘leggendaria’ del Grand Tour di Puglia. Pure questo monumento del genio imperiale di Federico II di Svevia può essere meglio compreso se messo in relazione con il paesaggio agrario che lo circonda. Un fitto reticolo di masserie, jazzi, trulli e cisterne circonda il castello e illustra visivamente le interrelazioni economiche tra il contado e il centro del potere. E un secondo elemento d’interesse nasce dal confronto tra le forme perfette della superba architettura castellare medievale e le forme dell’umile architettura spontanea di campagna. Al di là delle apparenze di un confronto improponibile, è un esercizio davvero intrigante quello di individuare i fili di razionalità, talvolta sorprendentemente comuni, che sono sottesi sia alla grande che alla piccola edilizia, sia alle possenti torri gotiche che alle piccole ‘torri’ degli anonimi trulli, sia gli interni dei nobili saloni che agli spazi funzionali dei complessi di masserie. Il percorso che proponiamo è una facile passeggiata che muove dal bosco di Finizio e inanella siti agropastorali di rilievo, costantemente in vista del Castello sul Monte.

L’itinerario

Dopo la visita al Castello – Patrimonio Unesco dell’Umanità – si scende al bivio per Corato e Minervino. Si va a destra, in direzione di Minervino e Spinazzola, percorrendo 4,2 km, fino a un quadrivio; qui si va ancora a destra, in direzione di Montegrosso, per 1,7 km. Si parcheggia l’auto in un’ampia radura del bosco, in corrispondenza di una curva, dove partono sulla destra due strade sterrate chiuse al traffico. Ci s’incammina sull’ampia pista di sinistra, segnata dai cippi che ci avvertono che stiamo seguendo la condotta sotterranea dell’Acquedotto Pugliese. Il rimboschimento è frutto dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno e ci dona un po’ d’ombra, accompagnandola con l’incessante colonna sonora del frinìo delle cicale. Usciti dal bosco, si prosegue sulla pista principale, superandone le sbarre confinarie e trascurando le diramazioni, fino a raggiungere il grande Jazzo Sei Carri che occupa il declivio sulla sinistra. Era più di un semplice ovile; funzionava come una vera masseria ‘di pecore’, con gli stabulari, i locali per la lavorazione del latte, i recinti di separazione del gregge, il canile, la cisterna, le stanze per i pastori; le lastre di pietra sporgenti dai muri esterni erano i ‘paralupi’ che proteggevano il gregge dalle intrusioni dei predatori esterni; all’esterno, tra due recinti di pietra, era collocata la capanna-mungitoio. Risalente alla fine dell’Ottocento e oggi ben restaurato, lo Jazzo potrebbe diventare un centro di turismo rurale.

Il mungitoio

Il mungitoio

Il muro "paralupi"

Il muro “paralupi”

Si torna ora indietro di pochi passi per imboccare sulla sinistra la pista che porta alla vicina e visibilissima Masseria Sei Carri, che con lo Jazzo formava un unitario sistema integrato agro-pastorale. Il ‘carro’ è una tradizionale unità di misura della superficie agraria, oggi non più in uso ma persistente nei toponimi. La Masseria è stata ristrutturata come Azienda agrituristica. La si traversa, chiedendo il consenso dei gentili proprietari, peraltro prodighi di informazioni e notizie storiche. Si giunge così alla strada asfaltata che si dirige verso sud, ma è molto consigliabile traversare – parallelamente alla strada – il terreno pascolivo della Masseria. Si può così apprezzare da vicino uno straordinario defilé di trulli. Le capanne di pietra assumono forme diverse: cilindriche, coniche, a tronco di cono, cilindro-coniche, a pianta quadrata e rettangolare, a gradoni, terrazzate, a doppia cupola. Alcune sono elegantissime, rifinite con cura e accessoriate; altre appaiono più trasandate o in rovina. Nell’insieme formano un’antologia completa dell’architettura spontanea.

Trullo tronco-conico

Trullo tronco-conico

Si va ora per un tratto sulla strada asfaltata, fino al bivio e alla stradina sulla destra che conduce all’antica Masseria Finizio Tannoia. La visita del complesso consente di apprezzare un altro bell’esempio di sistema integrato formato dalla residenza fortificata, a due piani, dai depositi e dalle stalle ospitati nei grandi trulli e nell’edificio a capanna. Tornati sulla strada, si prosegue verso sud fino all’incrocio a T dove si lascia l’asfalto e si va sulla sterrata di destra (ovest) in direzione del bosco di Finizio e del parcheggio dell’auto. Vi è tuttavia ancora il tempo per visitare, incuneati nel bosco, i ruderi di un’altra grande masseria di campo, con uno jazzo adiacente e una cisterna per l’acqua. La passeggiata si compie in circa tre/quattro ore, in relazione al tempo dedicato alla visita e all’esplorazione dei manufatti.

Capanna con terrazza

Capanna con terrazza

Trullo a doppia cuspide

Trullo a doppia cuspide

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