Grande Guerra: il campo di battaglia dell’Ortigara

Monte Ortigara

Il sentiero tricolore per l'Ortigara

Il sentiero tricolore

La zona monumentale dell’Ortigara è una delle aree di maggiore interesse storico dell’Altopiano di Asiago o dei Sette Comuni. Fu teatro di una delle più sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale: l’Azione K meglio conosciuta come Battaglia dell’Ortigara (giugno 1917). I resti delle imponenti opere difensive realizzate da entrambi gli eserciti (trincee, postazioni in caverna, osservatori) e il complesso sistema di strade, mulattiere e centri logistici, manifestano ancora oggi una grande suggestione e un forte potere evocativo. La cima dell’Ortigara si raggiunge con il sentiero Cai 840 (sentiero tricolore), a partire dal Piazzale Lozze.

La Quota 2003

Le postazioni austriache di quota 2003

Le postazioni austriache di quota 2003

Il caposaldo austriaco di quota 2003 costituiva un formidabile ridotto avente la funzione di sbarramento dell’accesso alla sovrastante quota 2101 di Monte Ortigara. Difeso dai Reparti del 37° Reggimento “Arciduca Giuseppe”, era provvisto di numerose postazioni in cemento armato dalle cui aperture fuoriuscivano le temibili mitragliatrici Schwarzlose che facevano fuoco radente sul pendio sottostante, passaggio obbligato per un attacco. Per questa sua posizione di fronte avanzato della linea difensiva austriaca, fu la prima quota ad essere assaltata dalle truppe italiane nella battaglia dell’Ortigara. L’attacco italiano scattò il 10 giugno 1917. La fortissima posizione resse l’urto e le perdite degli italiani furono gravissime. Gli alpini del Battaglione Bassano, pur di far tacere le armi austriache, si gettarono letteralmente sulle canne delle mitragliatrici, costringendole in un abbraccio mortale a cessare il fuoco. La quota 2003 fu così conquistata e gli alpini giunsero di slancio in vetta alla quota 2101 dell’Ortigara. Sarà l’unica conquista concreta del 10 giugno.

La Galleria Biancardi

La Galleria Biancardi

La Galleria Biancardi

La caverna era una posizione austriaca che, alla vigilia della battaglia dell’Ortigara, era armata di mitragliatrici con la funzione di difendere la sovrastante quota 2101. Conquistata dagli alpini già nel primo attacco del 10 giugno, venne riconvertita in sede dei comandi italiani che si alternarono sull’Ortigara, ultimo dei quali quello del Colonnello Pietro Biancardi.

 Il Vallone dell’Agnellizza e il Baito Ortigara

Il Baito Ortigara

Il Baito Ortigara

La Pozza dell’Agnellizza è il vasto avvallamento che divide i due crinali montuosi dell’Ortigara (in mani austriache) e della Caldiera (in mani italiane), Completamente esposta alla linea di fuoco austriaca era il passaggio obbligato che gli alpini dovevano percorrere per attaccare le trincee austriache e per portare rifornimenti e soccorso. Tutte le testimonianze ricordano con orrore il terreno cosparso di morti e di feriti che chiedevano aiuto e che non potevano essere raccolti che di notte, per non subire ulteriori perdite. La Baita dell’Ortigara, conosciuta anche con il termine dialettale di “Baito”, era in origine un rustico ricovero per pastori. Posta all’estremo margine dell’Agnellizza divenne un punto di riferimento importante nel campo di battaglia.

La Dolina del Circo e l’opera Mecenseffy

La Dolina del Circo e i resti dell'Opera Mecenseffy

La Dolina del Circo e i resti dell’Opera Mecenseffy

La piccola dolina denominata del Circo con le sue caverne, i ricoveri e le cucine ricavate sul versante meno esposto aveva rappresentato, prima della battaglia, l’autentico cuore logistico dell’intero sistema difensivo austriaco. Già nelle prime fasi del tito di preparazione italiano la maggior parte delle sue costruzioni erano state però completamente distrutte. Solo le caverne continuarono a costituire un fondamentale punto d’appoggio dei difensori. La cosiddetta “opera Mecenseffy”, dal nome del comandante la sesta divisione austro-ungarica, costituiva un piccolo capolavoro di organizzazione difensiva campale, rinforzata da un abbondante uso di cemento armato, col compito di neutralizzare qualsiasi avanzata italiana nella zona.

La Cima della Caldiera

La Cima della Caldiera vista dall'Ortigara

La Cima della Caldiera vista dall’Ortigara

Contrapposte alle posizioni austroungariche troviamo le linee italiane che, dal Lozze salgono verso nord alla Cima della Caldiera (2124 m) ed all’antistante promontorio del Campanaro. Occupata dagli alpini durante la controffensiva italiana, tra l’estate del 1916 e l’autunno del 1917 tutta la zona venne potentemente fortificata divenendo un importante presidio avanzato di prima retrovia italiana sino al ripiegamento della linea nel novembre 1917. Il sistema di trincee, camminamenti, caverne e baraccamenti appare qui ancora più imponente sia per l’estensione e la particolare complessità che per l’arditezza di alcune opere tra le quali segnaliamo la strada di arroccamento che dal piazzale Lozze risale le pendici orientali della Caldiera fino a raggiungere la selletta posta immediatamente al di sotto della cima e l’osservatorio in caverna, organizzato su più piani, realizzato nell’estate del 1917 dalla 19a comp. del 5 regg. Minatori al di sotto dell’anticima della Caldiera. Di grande interesse sono tuttavia anche il complesso di baraccamenti del Pozzo della Scala ed il vero e proprio groviglio di camminamenti e trincee che dal Pozzo della Scala si diramano verso il Campanaro, la sovrastante Cima Caldiera ed i resti dell’osservatorio del gen. Di Giorgio comandante del IV raggruppamento alpino durante la Battaglia dell’Ortigara.

Il cippo italiano

Il cippo italiano

Il cippo italiano

Nel settembre del 1920 oltre 2000 alpini provenienti da ogni parte d’Italia si incontrarono sulla cima dell’Ortigara. Il cappellano Don Giulio Bevilacqua celebrò la Messa al campo. In tale occasione venne eretta la “Colonna mozza”, simbolo delle migliaia di soldati caduti sull’Ortigara durante la battaglia del giugno 1917.

Il cippo austriaco a quota 2082

Il cippo austriaco a quota 2082

La trincea austriaca sotto la cresta dell'Ortigara

La trincea austriaca sotto la cresta dell’Ortigara

 

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