Grande Guerra. La Lunetta di Monte Zebio

Segnaletica del Museo all'aperto

Segnaletica del Museo all’aperto

Lo Zebio, grazie alla sua posizione centrale, divenne un caposaldo importantissimo della linea di resistenza austriaca sull’altopiano di Asiago e venne attrezzato alla difesa con un complesso sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna ancor oggi in gran parte visibili. Tristemente famosa è la vicenda della mina (realizzata dagli italiani sotto lo sperone della Lunetta a partire dall’autunno 1916) che scoppiò intempestivamente, forse a causa di un fulmine, l’8 giugno 1917 alle 17.30, (con due giorni di anticipo rispetto a quanto stabilito), causando anche la deflagrazione della contromina austriaca. 120 soldati italiani persero la vita: a questi vanno aggiunti oltre quaranta ufficiali della brigata Catania che in quel momento stavano osservando dalla Lunetta le posizioni austriache in previsione della imminente Battaglia dell’Ortigara.
Il Museo all’aperto della Grande Guerra ha reso accessibile l’area della Lunetta e della cosiddetta Mina di Scalambron mediante la pulizia ed il consolidamento di parte della trincea di resistenza e del cratere della mina, il recupero delle postazioni, delle lapidi e dei baraccamenti posizionati nelle immediate retrovie e l’installazione di tabelle e pannelli esplicativi.

Pannello informativo

Pannello informativo

La zona sacra della Lunetta di Monte Zebio

La zona sacra della Lunetta di Monte Zebio

Il cratere dell'esplosione della mina

Il cratere dell’esplosione della mina

Memoriale

Memoriale

Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

<<Il giorno dopo continuammo l’inseguimento. Il battaglione d’avanguardia, superato Croce di Sant’Antonio, procedeva nel bosco, verso Casara Zebio e monte Zebio. Man mano che esso avanzava, appariva sempre più probabile che il grosso del nemico si fosse fermato sulle alture. La resistenza era ridiventata accanita. Era chiaro che gli ultimi reparti austriaci, a contatto con le nostre pattuglie, si appoggiavano su truppe vicine. Davanti a noi v’erano ancora degli abeti, ma rari, come essi sono sempre quando le abetine accennano a finire nelle grandi altitudini. Il terreno continuava ad essere coperto di cespugli. Più lontano, in alto, oltre qualche centinaio di metri, spuntavano, tra le cime degli ultimi abeti, montagne rocciose. Probabilmente la grande resistenza ci sarebbe stata opposta ai loro piedi>>.

Trincea

Trincea

Postazione austro-ungarica

Postazione austro-ungarica

Trincea

Trincea

Si consiglia la consultazione del sito dell’Ecomuseo della Grande Guerra realizzato dalla Regione del Veneto: http://www.ecomuseograndeguerra.it/veneto/

 

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