Grande Guerra. La Brigata Sassari su Monte Zebio

Segnaletica del Museo all'aperto

Segnaletica del Museo all’aperto

Monte Zebio, grazie alla sua posizione centrale, divenne un caposaldo importantissimo della linea di resistenza austriaca sull’altopiano di Asiago e venne attrezzato alla difesa con un complesso sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna ancor oggi in gran parte visibili. Nei pressi del Rifugio Stalder è stato realizzato, sul tracciato di un vecchio camminamento italiano, un tratto di trincea a scopo didattico costituita da alcune sezioni “tipo” desunte dall’esame di materiale documentale d’epoca ed in particolare dalle disposizioni del Genio militare. Si è provveduto infine a risistemare l’adiacente ex cimitero militare ove sono stati sepolti numerosi caduti della Brigata Sassari e, più a sud, i resti del comando italiano di settore. Tutti gli ambiti interessati dagli interventi di sistemazione museale sono collegati da un percorso ad anello che ne consente una facile e sicura visita. L’area del bivacco Stalder è raggiungibile grazie al sentiero Cai 832 che ha origine alla Croce di Sant’Antonio nella Val Giardini, raggiungibile in auto da Asiago.

Memoriale della Brigata Sassari

Memoriale della Brigata Sassari

Il Bivacco Stalder (quota 1605)

Il Bivacco Stalder (quota 1605)

Il cimitero di guerra della Brigata Sassari

Il cimitero di guerra della Brigata Sassari

Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

<<I battaglioni della brigata si spostarono a sinistra, sotto Casara Zebio. La brigata doveva attaccare con quattro battaglioni, lasciando di riserva solo due battaglioni. Il mio battaglione doveva attaccare all’estrema destra dello schieramento. Per l’azione, noi non disponevamo che dei nostri fucili. La scarsa dotazione individuale di bombe a mano l’avevamo consumata a Monte Fior. Non avevamo a nostro sostegno neppure un pezzo di artiglieria. L’azione si presentava ben difficile. Ma i nostri reparti erano ancora solidi. I muli ci portarono cartucce e cognac. L’assalto fu iniziato dal mio battaglione, alle cinque del pomeriggio. Come ne aveva ricevuto l’ordine, il battaglione uscì con tutti i reparti in un’ondata unica. Appena ci lanciammo in avanti fummo avvistati. Il nemico ci tenne, fin dal primo momento, sotto il suo tiro. Io ho un ricordo confuso di quelle ore. Dal nostro punto di partenza alle linee nemiche non v’erano più di un centinaio di metri. I cespugli erano bassi e gli alberi radi, numerosi i sassi e le rocce. Noi percorremmo il breve spazio, di corsa, in un solo impeto. Il capitano Canevacci era in testa e cadde tra i primi. Una palla l’aveva colpito al petto. Cadde, in testa alla Nona, anche il suo comandante, il solo capitano rimasto al battaglione. Una mitragliatrice gli aveva falciato le gambe. Ma l’assalto procedeva irruento. Il tiro nemico non poteva investirci tutti, perchè noi correvamo, e le rocce, per quanto basse, raccoglievano la maggior parte dei colpi>>.

Pannello informativo

Pannello informativo

La trincea didattica

La trincea didattica

Dotazioni della trincea

Dotazioni della trincea

La Croce di Sant'Antonio

La Croce di Sant’Antonio

Si consiglia la consultazione del sito dell’Ecomuseo della Grande Guerra realizzato dalla Regione del Veneto: http://www.ecomuseograndeguerra.it/veneto/

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