Bologna. Due sguardi sull’Aldilà nella Pinacoteca nazionale

La Pinacoteca nazionale di Bologna custodisce due tavole che trattano il tema del giudizio universale e dei regni dell’aldilà.

La Passione di Gesù e il Giudizio finale

La Passione di Gesù e il Giudizio finale

La prima opera è una tempera su tavola attribuita al Maestro della Misericordia e databile tra il 1360 e il 1365. Riporta in alto la visione dell’ultimo giudizio e la separazione dei buoni dai cattivi. La parte inferiore del dipinto è dedicata alla morte di Gesù e ai simboli della sua passione. Il Cristo nel rigor mortis è accolto pietosamente tra le braccia di sua madre e composto dalle pie donne; viene poi deposto nel sepolcro di Giuseppe d’Arimatea. Scorrono come flashback i singoli fotogrammi della passione: l’angoscia del Getsemani, il bacio di Giuda, le fiaccole e i bastoni delle guardie, la colonna della flagellazione con il gallo che canta, la tunica giocata ai dadi, la grande croce con il cartiglio dell’Inri, la canna con la spugna imbevuta di aceto, il buon ladrone, il sole e la luna che si oscurano, i sepolcri che si scoperchiano, la scala e la tenaglia della deposizione… Il messaggio è evidente. Il sacrificio di Gesù e la sua assunzione dei peccati del mondo offre una opportunità di conversione e di salvezza all’intera umanità; nell’ultimo giorno gli uomini saranno giudicati sulla loro adesione a questo nuovo patto salvifico; coloro che hanno tradotto in opere di misericordia la loro adesione al messaggio cristiano saranno beati; gli altri saranno dannati. E così, nella parte alta del dipinto il Cristo torna nuovamente sulla terra per giudicare i vivi e i morti, affiancato dal tribunale celeste degli apostoli e implorato dagli intercessori Maria e il Battista. Gli angeli esibiscono in volo gli strumenti della passione mentre l’arcangelo Michele procede al giudizio individuale. Il gruppo dei beati canta in ginocchio la lode di Dio: li precede san Lorenzo con la graticola del suo martirio, seguito dai santi fondatori di ordini, dalle gerarchie dei vescovi e dei cardinali, dai re santi, dalle religiose e dalle vergini. Sul fronte opposto i dannati scendono nella caverna infernale, agganciati dai rampini e dai forconi dei diavoli. Un avaro non si stacca neanche nell’aldilà dall’adorato sacchetto delle sue monete.

Il Paradiso e l'Inferno

Il Paradiso e l’Inferno

La seconda opera è una tavola quattrocentesca che riporta una copia libera e sintetica del Paradiso e dell’Inferno che decorano la parete sinistra della Cappella Bolognini in San Petronio. La scena in alto descrive l’incoronazione di Maria per opera del Figlio Gesù al cospetto di Dio Padre. Intorno alla mandorla si schierano i cori degli angeli: gli alfieri imbracciano un vessillo che riporta l’iniziale del coro (la “p” delle Potestà, la “t” dei Troni, la “d” delle Dominazioni, e così via fino alla “a” degli Arcangeli. Il Paradiso è collocato in cielo, al di sopra delle nuvole, ed è raffigurato come una corte celeste, un concilio di beati seduti sugli scranni, in file ordinate. I patriarchi biblici, in prima fila, sono seguiti dal gruppo dei profeti e dagli apostoli. Dietro di loro siedono i martiri e i confessori. A separare il cielo dalla terra è l’arcangelo Michele impegnato nella pesatura delle anime dei risorti e insidiato dai diavoli. La terra è un territorio roccioso, fratturato da gole e caverne. Al centro siede Lucifero incatenato che divora i grandi traditori e defeca i superbi. Sulla prima fascia di rocce sono torturati gli idolatri, gli scismatici e gli eretici: sono bastonati, decapitati, fatti a pezzi, impalati, appesi alle forche e buttati nel pozzo. Nella parte sinistra sono le bolge destinate agli accidiosi, agli iracondi e agli avari. Nella parte destra sono le bolge degli invidiosi, dei golosi e dei lussuriosi. Il colore scuro dei diavoli contrasta vistosamente con il pallore dei dannati. I demoni sono raffigurati, secondo tradizione, con le corna, le ali di pipistrello e le zampe ferine; ma numerosi sono anche i diavoli che assumono le forme animalesche delle bestie (l’orso, il cinghiale, l’asino) che simboleggiano anch’esse tradizionalmente i vizi corrispondenti.

Visita le sezione del sito dedicata alle visioni dell’Aldilà nell’arte: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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