Battistero di Parma. Il portale del Redentore

Il Battistero di Parma, gloria della città e opera celeberrima di Benedetto Antelami, risale al 1196. In grande evidenza sono la sua struttura ottagonale in marmo rosa, il fregio decorato con animali simbolici e fantastici e i tre portali scolpiti dal maestro. Il portare nord, rivolto verso Piazza Duomo, è dedicato alla Vergine, raffigurata al centro della lunetta; il portale ovest, dedicato al Redentore, mostra nella lunetta il giudizio universale; in quello a sud è raccontata la leggenda di Barlaam. Il portale del Redentore, che è poi la principale porta d’accesso al Battistero, spiega ai catecumeni parmensi con la forza delle immagini i modi per salvarsi e guadagnarsi il Regno di Dio. I messaggi trasmessi dalle immagini sono tre: praticare le opere di misericordia corporale (piedritto sinistro), cercare la salvezza in tutte le età della vita, come insegna la parabola della vigna (piedritto destro), prepararsi al giudizio finale e al regno dei cieli (lunetta e architrave).

Il giudizio finale

Il giudizio universale

Il giudizio universale

L’apparizione di Cristo nella sua seconda venuta sulla terra per giudicare l’umanità è descritta nella lunetta sopra il portale. Il giudice siede sul trono, collocato su una superficie ondulata che simbolizza le nuvole. Il suo sacrificio per la salvezza degli uomini è testimoniato dalle mani sollevate che ostentano il foro dei chiodi e dal gruppo di angeli che gli fanno corona e che portano in mano gli strumenti della Passione, proteggendoli con veli di lino in segno di rispetto. Si riconosce la canna con la spugna del fiele, la lancia che gli ferì il costato, le tunica giocata ai dadi, la corona di spine e il legno della crocifissione. L’archivolto che avvolge la lunetta descrive il tribunale celeste, composto dai dodici Apostoli, identificati dai nomi incisi sul marmo: Pietro e Andrea (i primi in basso a sinistra) fino a Simone e Mattia. A loro si aggiunge Paolo, ritratto all’interno della lunetta. L’ambiente del Paradiso è reso con i due alberi dell’Eden (sui cui rami siedono gli apostoli) e con il frutto dell’albero della vita.

Quattro angeli (due in alto, tra gli apostoli, e due al centro dell’architrave) suonano le loro trombe, rivolti ai quattro angoli del mondo. Risvegliati dal suono delle trombe, i morti escono dai loro sepolcri (posti agli estremi dell’architrave) e formano due cortei. I tituli sul margine superiore dell’architrave, tratte dalla Vulgata di Matteo, dicono Surgite defuncti rectorem cernite mundi e Vos qui dormitis iam surgite nuncius in quid: sono l’invito a risvegliarsi dal sonno della morte e ad accogliere il giudizio di colui che regge il mondo. I due cortei in marcia, entrambi formati da figurine nude, si distinguono però per il diverso atteggiamento dei risorti. Il gruppo di sinistra procede esultante con le mani rivolte al cielo e con gesti di lode e di preghiera. Si tratta del gruppo dei beati. Il gruppo di sinistra procede a pugni chiusi, coprendosi le nudità, esprimendo rabbia, sconforto e desolazione. Si tratta del gruppo dei dannati.

Le opere di carità

Le opere di carità verso gli ignudi, i carcerati e gli assetati

Le opere di carità verso gli ignudi, i carcerati e gli assetati

Le immagini illustrate nel piedritto di sinistra descrivono le opere di carità che nel Vangelo di Matteo sono direttamente collegate al giudizio finale di ogni uomo. «Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”» (Mt 25, 34-46).

Beatus accoglie il pellegrino

Beatus accoglie il pellegrino

Protagonista del racconto per immagini di Benedetto Antelami è il Beatus. Il Beatus è naturalmente l’uomo caritatevole, il buon samaritano che si è chinato sulle sofferenze del suo prossimo e ha perciò meritato la beatitudine eterna. Ma il Beatus ha anche la fisionomia del Cristo matteano che insegna la misericordia come chiave della salvezza nell’ultimo giudizio. Nei diversi riquadri vediamo il Beatus che accoglie calorosamente lo straniero che veste la tunica e porta in mano il bordone del pellegrino (Peregrinis hostia pandas), lava i piedi al malato impedito (cum multa cura lavat hic egro sua cura), offre una ciotola di cibo alla coppia affamata (escam larga manus hec porrigit esurienti), porge un bicchiere d’acqua all’assetato (hic quod quesierat sicienti pocula prestat), porta dei doni a un carcerato con le catene ai piedi (non spernens lapsus venit hic ad carcere clausum) e infine aiuta un povero ignudo a indossare una tunica (est hic nudatus quem vult vestire beatus).

Dar da mangiare agli affamati

Dar da mangiare agli affamati

 La parabola della vigna

La parabola della vigna

La parabola della vigna

Le “vignette” del piedritto destro illustrano la parabola di Gesù raccontata nel Vangelo di Matteo. «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”» (Mt 20, 1-16). Antelami trascrive sul marmo questa parabola puntando a trasmettere l’idea – diffusa nell’esegesi medievale – che ogni età della vita è buona per incontrare Dio, grazie al battesimo, ed entrare così nel suo Regno (la vigna del Signore). Le scritte in alto e in basso spiegano chi siano i soggetti della parabola (il pater familias e gli operarii) e l’ambiente nel quale si svolge (la vineam domini sabaot).

Il bimbo della prima ora

Il bimbo della prima ora

Nella diverse scene, incorniciate da tralci carichi di grappoli d’uva matura, il Signore incontra nelle diverse ore del giorno prima un bambino (primam mane infanciam / prima etas seculi), poi due fanciulli con falcetto e vanga (hora tercia puericia / secunda etas), una coppia di adolescenti (sexta adulescencia / tercia etas), un giovane con falcetto e zappa sulla spalla (nona iuventus /quarta etas), un adulto con la zappa (unde gravitas / quinta etas) e infine un operaio anziano appoggiato alla sua zappa (cima senectus / sexta etas). Nell’ultima scena in alto tutti gli operai fanno la fila davanti al pater familias per ricevere lo stesso compenso (fuor di metafora, la salvezza del regno di Dio).

I ragazzi della terza ora

I ragazzi della terza ora

Visita sul sito la sezione dedicata alle Visioni dell’Aldilà in Italia: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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