Matera. Come si viveva nelle case-grotta

Matera è il paradigma delle città rupestri. Studiandola dal di dentro e osservandola dalla Murgia di fronte se ne ricostruisce interamente la storia, dalla nascita al collasso. La prima fase è quella della canalizzazione delle acque nelle cisterne per l’irrigazione degli orti pensili. Nella seconda fase si scavano le stalle per il ricovero degli animali, le grotte-cantina per la raccolta degli attrezzi e dei frutti agricoli, gli spazi per i mestieri degli artigiani. Nella terza fase si scavano le case attorno agli orti diventati cortili. La popolazione cresce, scava dappertutto e trasforma in case le vecchie cisterne, amplia le grotte con i lamioni esterni, trova spazio per famiglie sempre più numerose e per gli animali domestici. L’equilibrio infine si spezza. L’acqua diventa insufficiente, i servizi igienici sono inesistenti, il sovraffollamento mette in crisi la cultura del vicinato, le malattie si diffondono e diventano pandemie permanenti. E si arriva così all’esodo dalla città rupestre verso i nuovi villaggi urbani e le migliori condizioni di vita. Il resto è storia recente, la storia di una “vergogna nazionale” che si è trasformata in uno straordinario esperimento di riuso che attrae visitatori da tutto il mondo. Resta la curiosità di vedere come si viveva in grotta, di capire l’intreccio tra la forma urbana, l’economia domestica e le relazioni umane nella famiglia e nel vicinato. Proponiamo un itinerario pedonale curioso e istruttivo che collega alcune case-grotta trasformate in museo-vetrina delle antiche forme di vita nella città rupestre.

L'interno della casa-grotta

L’interno della casa-grotta

L’itinerario

L’itinerario ha come riferimento la frequentatissima strada di circonvallazione che costeggia la gravina di Matera e percorre tutta la base dei Sassi, collegando il Barisano al Caveoso.

2 - La stanza soppalcata

La prima delle quattro tappe qui proposte è il Museo Laboratorio della Civiltà contadina e degli antichi mestieri, ospitato nel palazzo Barberis in Via San Giovanni Vecchio 60 al Sasso Barisano, raggiungibile dal centro di Matera scendendo lungo la Via Fiorentini. L’attrattiva del museo è la raccolta degli oggetti di uso quotidiano e degli attrezzi di lavoro dei mestieri che erano alla base della vita economica della città dei Sassi. I materani erano infatti prevalentemente contadini, dediti anche all’allevamento. Ma i Sassi, in particolare il Barisano, ospitavano anche innumerevoli botteghe artigiane distribuite lungo le strade dei diversi rioni. L’interesse del museo sta sia nel suo contenitore che nel contenuto. Una serie di abitazioni in grotta originariamente separate e collocate su differenti livelli sono state collegate e integrate per le esigenze espositive. Un lamione costruito proietta la casa-grotta verso il cortile esterno e la integra con il palazzo residenziale. All’interno le singole stanze accolgono i diversi ambienti di lavoro e la strumentazione degli artigiani. Il visitatore ha così l’opportunità di visitare la bottega del vasaio, che dalla creta ricavava piatti e pentole per l’uso domestico, ma anche l’attrezzatura del conciapiatti, l’artigiano che riassemblava i cocci e riparava gli ombrelli. Il ciclo del ferro fa rivivere l’arte del fabbro, del calderaio e dell’arrotino. L’arte del legno metteva alla prova le abilità del mastro d’ascia, dell’ebanista e del sellaio. A Matera erano ovviamente molto importanti i cavamonti e gli scalpellini, specializzati nello scavo delle grotte e nella lavorazione del tufo. Scorrono nella visita del museo gli ambienti di lavoro del setacciaio, del tessitore, del conciapelli, del cestaio, del lustrascarpe, del barbiere, del sarto e del calzolaio. Ben documentata è l’attività del pastore e del casaro, come pure quella del contadino. Godibile è la ricostruzione della cantina, luogo di ritrovo molto popolare in città. E non mancano i giochi dei ragazzi e l’epopea del brigantaggio post-unitario. La visita si rivela istruttiva e appagante.

L'antica abitazione "C'era una volta..."

L’antica abitazione “C’era una volta…”

Tornati su Via Fiorentini, pochi passi conducono al n. 251, seconda tappa dell’itinerario. Entriamo tra le mura domestiche dell’antica Casa Grotta “C’era una volta…”, una casa materana ricostruita come si presentava fino agli anni Sessanta. L’angolo che attira subito l’attenzione è quello destinato agli animali, un piccolo zoo casalingo dominato dall’asino che portava il contadino al lavoro nei campi, ma che vedeva anche la presenza del maialino e del pollaio, le risorse alimentari della famiglia. I maestri artigiani hanno arredato la casa collocandovi le effigie degli abitanti scolpite nel tufo: rivivono così l’anziana che fila accanto al braciere, la madre con il figlio bambino, l’uomo seduto a desinare, l’anziana con il bimbo in fasce e perfino un uomo seduto sul cantaro, il wc del tempo. Completano la casa i vani scavati utilizzati come cucina e come camera da letto.

6 - La stalla

La camera da letto

La camera da letto

Lungo la circonvallazione ci spostiamo ora nel Sasso Caveoso, superiamo la piazza di San Pietro e imbocchiamo il Vico affollato dai banchetti degli artigiani.

La casa di Vico Solitario: il pozzo e la lavanderia

La casa di Vico Solitario: il pozzo e la lavanderia

Siamo alla terza tappa, la storica Casa Grotta di Vico Solitario, aperta in un vicinato cui si accede con un’ampia scalinata. La parte anteriore è un lamione costruito, con un bel pavimento mattonato; sul fondo sono gli ambienti scavati. Immediatamente a sinistra è il vano della cucina piastrellata con i bracieri alimentati a legna, gli orci e i piatti di coccio, la batteria di pentole di rame e il piano di lavoro. Vicini alla cucina sono la cisterna per la raccolta dell’acqua e il pozzo coperto con la lavanderia. Il vano centrale è occupato dal tavolo per la cena, dal letto, dalla madia, dalla cassapanca e dal telaio per la tessitura. La casa ha lo spazio destinato al cavallo, una stalla interna dotata di mangiatoia, nella quale trova posto anche una colombaia.

La cucina

La cucina

Lasciamo il Vico Solitario e c’inoltriamo nel vasto rione del Casalnuovo, in gran parte ancora murato e non accessibile. Qui le grotte erano frequentemente utilizzate come palmenti e cantine. Inerpicandoci verso il Convicinio di sant’Antonio tocchiamo la quarta tappa del nostro itinerario, la Casa grotta del Casalnuovo.

La casa-grotta del Casalnuovo

La casa-grotta del Casalnuovo

L’ambiente è del massimo interesse, perché sapientemente scavato in modo obliquo e con vani discendenti in grado di sfruttare al massimo la luce solare. Attraversata la corte costruita si scende nello stanzone della casa scavata, un vasto ambiente circondato dal letto, dal tavolo, dall’armadio e dal telaio, dove la famiglia viveva, lavorava e dormiva. Gli arredi e gli attrezzi appartengono alla famiglia che l’ha abitata fino al 1958. A fianco della sala centrale è il focolare con il camino e l’intera dotazione della cucina.

Il focolare

Il focolare

Alcune scale sconnesse scendono al locale della stalla, dotato di quattro mangiatoie scavate nella roccia e del letamaio. Un successivo cunicolo, gradinato in modo da favorire il rotolamento delle botti, scende nel locale cantina, dotato di spazi per la lavorazione delle uve e per la conservazione del vino e degli alimenti. Un’antica cisterna laterale a servizio della casa soprastante è stata aperta e trasformata in un vano di trasferimento. Qui è allestita una mostra fotografica sui numerosi film girati a Matera, con particolare riferimento ai vangeli visti da Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson.

Il càntero

Il càntero

Visita le sezione del sito dedicata all’Italia rupestre: http://www.camminarenellastoria.it/index/ITALIA_RUPESTRE.html

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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