Bologna. Il trionfo della morte nella Cappella Bentivoglio

Nella chiesa di San Giacomo Maggiore, in via Zamboni a Bologna, si ammira la cappella che la famiglia Bentivoglio fece costruire tra il 1447 e il 1481. Nello stile tipico delle cappelle gentilizie, i Bentivoglio vollero celebrare la gloria della propria famiglia, peraltro una delle più in vista nella città felsinea. E non sembrò loro eccessivo che il padre, la madre e gli undici figli, dipinti in abiti da cerimonia, comparissero effigiati sulla parete a fianco di una Madonna in trono con il bimbo Gesù in braccio. Sempre nello stile di sobrietà che li contraddistingueva, chiesero poi al pittore ferrarese Lorenzo Costa di dipingere sulla parete di fronte due grandi scene con il Trionfo della Fama e il Trionfo della Morte e di collocarvi gli esponenti della famiglia nella posizione adeguata al loro rango. Il messaggio che i dipinti dovevano trasmettere era chiaro: il successo sociale della famiglia, intrecciato con l’esercizio delle virtù, garantisce la fama immortale sulla terra e, nonostante la caducità della vita mortale, la beatitudine nell’aldilà.

Lorenzo Costa, Il trionfo della morte, 1490 (Bologna, San Giacomo Maggiore, Cappella Bentivoglio)

Lorenzo Costa, Il trionfo della morte, 1490 (Bologna, San Giacomo Maggiore, Cappella Bentivoglio)

Mettendo ora da parte la smania di protagonismo della famiglia Bentivoglio, concentriamo la nostra attenzione sull’immagine della morte e su quella del sovrastante giudizio universale. Siamo ormai alla fine del Quattrocento. Quei terrificanti trionfi della morte affrescati sulle pareti delle chiese nel secolo precedente, non incutono più alcuna paura. Il timore della morte, l’angoscia per il proprio destino nell’eternità, la paura delle pene infernali, sono ormai evaporati. La morte trionfa non più con crudo realismo su un’ecatombe universale ma diventa solo un inevitabile passaggio verso la salvezza e la gloria eterna. Il rifiuto del mondo e la condanna delle vanità di uno Jacopone da Todi cedono il passo all’eleganza dei trionfi di Petrarca. Nel quadro di Costa l’apparizione della morte non incute timore. Il carro funebre che passa nella via, sovrastato dallo scheletro con la tunica nera e la falce, non interrompe la vita normale, le chiacchiere e le attività quotidiane. La gente assiste al passaggio della morte come a uno spettacolo. Esattamente come racconta Petrarca: «E come gentil cor onore acquista, /
così venia quella brigata allegra, / quando vidi un’insegna oscura e trista:
/ et una donna involta in veste negra,
/ con un furor qual io non so se mai
/ al tempo de’ giganti fusse a Flegra,
/ si mosse e disse: – O tu, donna, che vai / di gioventute e di bellezze altera,
/ e di tua vita il termine non sai,
/ io son colei che sì importuna e fera
/ chiamata son da voi, e sorda e cieca
/ gente a cui si fa notte inanzi sera» (Trionfo della morte 1, 28-39). Il carro della morte è seguito da un corteo funebre di donne, uomini e bambini, accompagnati dai simbolici rappresentanti delle diverse categorie sociali ed ecclesiastiche. A questi personaggi la morte ricorda una verità che – sempre con le parole di Petrarca – si può così sintetizzare: «Ivi eran quei che fur detti felici, / pontefici, regnanti, imperadori;
/ or sono ignudi, miseri e mendici.
/ U’ sono or le ricchezze? u’ son gli onori
/ e le gemme e gli scettri e le corone
/ e le mitre e i purpurei colori? / Miser chi speme in cosa mortal pone
/ (ma chi non ve la pone?), e se si trova
/ a la fine ingannato è ben ragione.
/ O ciechi, el tanto affaticar che giova?
/ Tutti tornate a la gran madre antica, / e ’l vostro nome a pena si ritrova» (ibidem 79-90). Ma il dipinto di Costa non si chiude con il trionfo della morte. Al di sopra e al di là di lei c’è la parusia del Signore che dà una speranza di vita eterna. Il Padre, il Figlio e la Madre di lui appaiono in cielo accoglienti a braccia aperte. Intorno a loro fanno corona i diversi cori degli angeli e il celeste tribunale degli apostoli. L’ostensione dei segni della passione di Gesù (il legno della crocifissione e la colonna della flagellazione) ricorda che il sacrificio di Gesù è la grande opportunità di salvezza per le persone di buona volontà. Un angelo suona la lunga tromba che risveglia i morti nel giorno del giudizio universale. Una piccola figura, un risorto destinato alla beatitudine, sale al cielo ed è accolto dagli angeli. Il ciclo si chiude così positivamente: la persona che ha vissuto una vita virtuosa subisce la morte terrena ma è destinato a risorgere e ad essere accolto in paradiso. La morte è solo il passaggio dalla condizione umana a quella della vita eterna, una vita splendente e felice. Il Medioevo è ormai alle spalle. La cappella Bentivoglio è la celebrazione del Rinascimento.

Visita sul sito la sezione dedicata alle Visioni dell’Aldilà in Italia: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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