Abruzzo. Le terre di Abbateggio: eremi, tholos e un ecomuseo all’aperto

L'eremo di Santo Spirito a Maiella

L’eremo di Santo Spirito a Maiella

A chi corre veloce sull’autostrada della Val Pescara la montagna della Maiella mostra il suo lato più bonario: lunghi pendii brulli che si sollevano pigramente verso la fascia del bosco, incisi da profondi valloni. E a chi, incuriosito, decida di dare un’occhiata da vicino a questo versante, la Maiella riserba un mondo di sorprese. Nelle pieghe della roccia si celano gli eremi cari a papa Celestino, i romitori dei monaci e le grotte recintate dei pastori. Fuori dei paesi sorgono le grandi abbazie romaniche e i castelli. Risalendo poi i campi terrazzati e i pascoli alti, seguendo il ciclo della monticazione, si entra nel regno dei ricoveri pastorali, nel mondo dei tholos, delle capanne di pietra a secco, versione abruzzese dei trulli pugliesi e dei nuraghi sardi. Agli escursionisti incuriositi proponiamo allora un itinerario alle falde della Maiella, nelle terre di Abbateggio. Un percorso vario, che collega il pianoro dei Valli, il vallone di Santo Spirito e la macchia di Abbateggio. Un percorso alla scoperta dell’eremo di San Bartolomeo, di due bei complessi di capanne di pietra, di un originale museo del paleolitico e dell’area archeologica di valle Giumentina.

L’itinerario

La capanna a due piani di valle Giumentina

La capanna a due piani di valle Giumentina

Fonte Cugnoli e Valle Giumentina si raggiungono dalla Val Pescara, imboccando all’altezza di Scafa la strada turistica 487 che sale a Caramanico Terme e alle altre località della Valle dell’Orta, tra la Maiella e il Morrone. Superato il paese di San Valentino in Abruzzo Citeriore, al bivio del km 9 si va a sinistra in direzione di Abbateggio e al bivio successivo a destra in direzione di Roccamorice. Poco dopo s’imbocca sulla destra la strada con le segnalazioni per la Valle Giumentina. In poco meno di 4 km, tra il verde della macchia e il giallo delle ginestre, sullo sfondo delle creste e dei valloni della Maiella, si raggiunge la fonte Cugnoli con la sua area picnic. Si parcheggia dove l’asfalto diventa sterrata nei pressi di un’edicola dedicata alla Madonna degli Scout.

La caciara

La caciara

La prima meta è il villaggio delle Case Catalano, il complesso agro-pastorale a monte di Fonte Cugnoli. Si tratta di una sorta di vicus, un piccolo villaggio ai bordi di un boschetto, un aggregato di casolari rurali, capanne di pietra, alberi e terreni coltivati. Ospitava d’estate un gruppo familiare che basava la sua economia domestica sull’allevamento, sulla coltivazione dei campi e degli alberi da frutto, sulla raccolta del foraggio. La ragione della particolare attrattività del sito sta nell’ospitare la più grande capanna in pietra a secco costruita in Abruzzo. Un capolavoro di architettura spontanea, alta otto metri, dalla struttura a gradoni elicoidali, con doppio ingresso e articolata all’interno su due piani. Al suo fianco è un’altra capanna di pietra, originale per la sua rara forma quadrata, destinata alla lavorazione del latte. Nei pressi sono alcuni edifici rurali. Si riconoscono le stalle per le vacche, la mangiatoia e il deposito del fieno. Ancora ben conservato è il recinto di pietra per gli ovini. Un altro edificio, più grande, è articolato su più piani e svolgeva funzioni di residenza estiva. Gli edifici del villaggio sono stati recentemente restaurati e trasformati in residenza rurale, la country house Case Catalano.

Il Piano dei Valli

Il Piano dei Valli

La seconda meta è la Valle Giumentina, la cui testata è distante pochi passi sulla strada bianca. Si osservi nel frattempo l’ampio e ondulato Piano dei Valli, verdeggiante di coltivi. La valletta scende nel Fosso di Santo Spirito e mostra sul versante sinistro i segni delle campagne di scavo archeologico intraprese nel tempo. La Valle Giumentina ha un suo rilievo storico e archeologico legato ad un lago preistorico scomparso e ad alcuni insediamenti umani del paleolitico.

L'Ecomuseo della Valle Giumentina

L’Ecomuseo della Valle Giumentina

Proprio qui è stato costruito un originale Ecomuseo del Paleolitico. È un museo all’aperto che propone sei capanne ricostruite in pietra a secco, architetture povere tipiche dell’ambiente agro-pastorale abruzzese. Il visitatore è guidato in un percorso didattico e conoscitivo, alla lettura del paesaggio naturale, archeologico e storico derivato da un affascinante e secolare rapporto tra uomo e ambiente. Nelle capanne sono illustrate, mediante pannelli, le tematiche inerenti le testimonianze ed attività dell’uomo primitivo a Valle Giumentina, il contesto archeologico dalla protostoria al medioevo nel territorio di Abbateggio, le funzioni e geometrie delle strutture in pietra a secco, insieme alla dura vita dei pastori transumanti, ed ancora i caratteri della flora e della fauna.

L'ovile sociale di valle Giumentina

L’ovile sociale di valle Giumentina

Si riprende la strada bianca che procede in lieve salita accostandosi progressivamente al bordo del Fosso di Santo Spirito. Sulla destra una breve diramazione consente di dare un’occhiata a un interessante ovile sociale moderno, dalla caratteristica forma a ferro di cavallo, dotato di un edificio a due piani destinato a residenza del pastore e alla lavorazione del latte.

L'eremo di San Bartolomeo

L’eremo di San Bartolomeo

Tornati sulla strada bianca troviamo subito sulla sinistra il bivio ampiamente segnalato per l’eremo di San Bartolomeo. Il sentiero costeggia capanne di pietra ormai dirute e si affaccia a balcone sul ciglio del Fosso, scoprendo sul fondo della parete opposta l’emozionante visione dell’eremo, dissimulato tra le rocce. Lo si raggiunge scendendo per un ripido sentierino sul fondo del fosso, passando su un ponte naturale e risalendo una bella scalinata di pietra. L’eremo è incastonato sotto un enorme tetto di roccia lungo circa 50 metri. Delle quattro scalinate che vi conducono va ricordata soprattutto la “scala santa” che un tempo veniva salita da devoti e pellegrini in ginocchio e pregando. L’eremo fu ricostruito nel XIII secolo da Pietro da Morrone, divenuto poi Papa con il nome di Celestino V e ricordato come il “Papa del gran rifiuto”.

Capanna di pietra sottofascia

Capanna di pietra sottofascia

Risaliti alla sterrata, le cui condizioni peggiorano progressivamente, si traversa una fascia di transizione tra il pascolo e il bosco. Sulla destra è ben visibile un’allungata capanna di pietra, isolata tra maceri di spietramento. Al bivio successivo si va a sinistra, lasciando sulla destra un piccolo edificio e il sentiero per Decontra. Dopo una sbarra di ferro che chiude il passaggio alle auto, si va a traversare un fosso. Sul versante di sinistra del fosso si scopre il complesso di capanne pastorali detto “le grotte”. La visita è resa difficoltosa dalla vegetazione infestante, ma permette comunque di inquadrare il recinto e di comprendere la funzione delle tre capanne di pietra di diversa taglia. La più grande è dotata di un focolare centrale e di un ripostiglio e contiene ancora i materassi del giaciglio dei pastori.

La capanna del complesso "le grotte" nella macchia di Abbateggio

La capanna del complesso “le grotte” nella macchia di Abbateggio

La strada si inoltra ora progressivamente nella fitta macchia di Abbateggio, con i segnavia P (sentiero del Parco) e S (Sentiero dello Spirito). I più volenterosi potranno seguirne il lungo percorso segnato da radure e attraversamento di fossi, ed essere premiati dalla visita al grande eremo di Santo Spirito a Maiella. In alternativa si può tornare a Fonte Cugnoli e all’auto.

Le capanne di pietra dell'ecomuseo

Le capanne di pietra dell’ecomuseo

Visita la sezione del sito dedicata ai monumenti della pietra a secco: http://www.camminarenellastoria.it/index/PIETRA_SECCO.html

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