Visioni dell’aldilà in Sardegna. L’incontro tra i vivi e i morti a Bosa

L'incontro dei tre vivi con i tre morti

L’incontro dei tre vivi con i tre morti

Bosa si allunga sull’estuario marino del fiume Temo, ai piedi del colle del castello di Serravalle o dei Malaspina. La chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos fu costruita entro le mura del castello e svolse funzione di cappella palatina. La chiesa è apprezzata per il ciclo di affreschi trecenteschi che riveste le pareti interne, riemerso nel corso dei restauri del 1972. Si osservano le immagini di numerosi santi e le scene dell’Annunciazione, dell’adorazione dei Magi, dell’ultima Cena, del martirio di San Lorenzo e di San Giorgio con il drago. La nostra attenzione si concentra sulla scena macabra dell’incontro dei tre vivi con i tre morti. Questo soggetto ha trovato una discreta diffusione in Italia e nei Paesi dell’Europa centrale come la Germania, la Svizzera e la Francia. Nella versione sarda di Bosa, i tre vivi sono tre giovani principi. La loro nobiltà è rivelata dalle corone sul capo, dalle capigliature curate e raccolte nelle cuffie, dagli eleganti mantelli bordati d’ermellino. Il falco che artiglia il guanto del primo giovane rivela subito che i tre regali rampolli si stanno dedicando a un classico passatempo nobiliare, la caccia col falcone, resa celebre dal De arte venandi dell’imperatore Federico II. La scena si svolge all’aperto, in uno spazio alberato o in un bosco. Percorrendo il sentiero, i tre vivi incontrano tre sepolcri contigui e aperti; al loro interno ci sono tre morti, che riproducono specularmente le fattezze dei tre vivi e che si trovano in tre diverse fasi di decomposizione. Il primo defunto ha ancora il corpo e gli abiti integri, segnali che ne denunciano la morte recente. Il secondo mostra l’avanzato stato di putrefazione, il corpo lacerato, gli organi interni visibili e l’assalto da topi, insetti e rettili. Il terzo defunto si mostra ormai disseccato, mummificato e scheletrico. L’incontro macabro non provoca nei particolari reazioni di disgusto, di repellenza o di orrore, fatta salva forse una lieve malinconia. In effetti l’incontro è mediato dalla figura del santo eremita Macario che, rivestito degli abiti monacali e con il bastone del tau, s’inserisce nella scena, indica i morti ai vivi e spiega il senso moraleggiante della visione, riassunta nella scritta ammonitrice: “quel che voi siete noi fummo; noi siamo quel che voi sarete”.

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