Pisa. Il terrore dei dannati

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C’è un posto in Italia dove la paura può essere guardata in faccia: quella paura che diventa panico collettivo, la paura dipinta sul viso della gente, la paura coniugata con la dannazione. Questo luogo è il grande edificio bianco del Camposanto di Pisa che si staglia sulla verde distesa del Campo dei Miracoli. Esso conserva all’interno un celebre ciclo di affreschi trecenteschi che inizia con il Trionfo della morte e si conclude con la Tebaide. La scena centrale è quella del Giudizio finale. La paura è quella dei dannati. Non hanno avuto pietà in vita. Ora fanno veramente pietà. I dannati qui effigiati sono quarantasette. Quarantasette modi diversi di esprimere uno stesso sentimento, di avere paura. Abbandono. Abbattimento. Accasciamento. Afflizione. Agitazione. Allarme. Amarezza. Angoscia. Angustia. Annichilimento. Annientamento. Ansietà. Apprensione. Avvilimento. Batticuore. Brivido. Costernazione. Depressione. Disagio. Disperazione. Dolore. Emozione. Fobia. Infelicità. Inquietudine. Insicurezza. Isterismo. Ossessione. Panico. Preoccupazione. Sgomento. Smania. Sofferenza. Spasimo. Spavento. Strazio. Sventura. Tensione. Terrore. Timore. Tormento. Travaglio. Tremore. Trepidazione. Tristezza. Turbamento. Vertigine.

Pisa 2

L’alfiere della tragica falange dei reprobi è Caino, il biblico fratricida. Dietro di lui, le prime file dei grandi peccatori pullulano di teste coronate, di turbanti dei persecutori della cristianità, di berretti, veli e tonsure degli eretici. Qualcuno, all’annuncio della condanna, guarda con occhi fissi, inebetiti, catatonici, davanti a sé; altri si coprono il volto con le mani per non vedere l’orrore; c’è chi si divincola urlando selvaggiamente spinto dalla forza della disperazione, chi tace atterrito, chi si torce le dita delle mani, chi le congiunge in un ormai tardivo gesto preghiera, chi guarda sconvolto le ripugnanti regioni dell’inferno, chi rimane annichilito. Spostandosi verso l’inferno si osservano le scene di maggiore disperazione: il pianto dei giovani, l’ostinata immobilità di un nobile barbuto sull’abisso, l’urlo delirante dell’individuo alle sue spalle. In basso è raffigurato il gruppo delle donne. Alcune sono già trascinate verso l’abisso dagli uncini dei diavoli e si aggrappano disperatamente alle vesti delle loro vicine. Una regina tenta di strappare alle zampe pelose dei diavoli la sua damigella. Una monaca inorridisce a mani giunte.

Pisa 3

Tutti questi volti resteranno certamente indimenticabili. L’artista raggiunge qui le massime espressioni della pedagogia della paura, riuscendo a penetrare come uno psichiatra nelle profondità vertiginose e nascoste della mente umana.

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