Marzabotto e le querce di Monte Sole

Tombe etrusche nella necropoli di Misa

Tombe etrusche nella necropoli di Misa

Un itinerario della memoria storica sui colli che uniscono le valli del fiume Reno e del torrente Setta. Si parte da Marzabotto, nome indissolubilmente legato al ricordo dell’eccidio dell’intera popolazione compiuto nel 1944 dalle truppe della Wehrmacht e dalle Schutzstaffel o Waffen-SS, determinate a liberare il Monte Sole e le retrovie della Linea Gotica dall’insidia dei partigiani. Dal parco archeologico di Misa, antica città etrusca, si sale al Poggiolo a percorrere le tappe della via crucis del Memoriale. Lo spettacolo della natura di oggi non fa dimenticare le notti del fuoco di ieri: “ardono le querce / come il cero pasquale / sul candelabro della notte / a Monte Sole”. Le comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, insediate a Casaglia, mantengono vivi lo spirito e l’invocazione di Giuseppe Dossetti “non restare in silenzio, mio Dio”, di fronte alle incarnazioni della ferocia e del male assoluto che fanno scempio dell’innocenza. Un itinerario che richiede “uno spirito duro e un cuore tenero”, motto di Sophie Scholl del gruppo resistente della Rosa Bianca, giustiziata dai nazisti a Monaco nel 1943.

L'acropoli di Misa

L’acropoli di Misa

 Nella valle del Reno, 26 km a sud di Bologna, Marzabotto è facilmente raggiungibile con i treni della Porrettana, con i bus che percorrono la statale 64 Bologna-Pistoia, oppure in auto (l’uscita Sasso Marconi dell’Autostrada del Sole dista 9 km). Traversata la cittadina, conviene dirigersi subito a visitare gli scavi archeologici dell’etrusca Misa sul pianoro di Misano. Qui sono riportate alla luce le tracce di un’intera città, organizzata secondo razionali criteri urbanistici, costituita di strade, case (sono visibili le fondamenta, realizzate in ciottoli a secco), botteghe e fornaci.

La necropoli etrusca di Misa

La necropoli etrusca di Misa

Particolarmente suggestiva è la necropoli, la città dei morti sulla sponda del fiume, con le sue tombe a cassa in travertino, sovrastate da curiose pietre a forma d’uovo. In posizione dominante è l’acropoli, con i suoi edifici di culto, templi e altari. La visita del Museo archeologico “Pompeo Aria” consente di studiare e comprendere a fondo la storia e il ruolo dell’insediamento etrusco.

La Scuola di Pace al Poggiolo

La Scuola di Pace al Poggiolo

Si sale ora al “Memoriale” di Monte Sole. L’itinerario del Memoriale è un percorso che vuole ricordare la drammatica e violenta storia recente di questa terra. Durante la seconda guerra mondiale 955 persone vennero uccise dai nazifascisti nei tre comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana, ora costituenti il Parco. Venne annientata un’intera comunità, che risiedeva da secoli su questi monti. Con le comunità perirono i loro sacerdoti. La maggioranza delle uccisioni fu compiuta nelle giornate tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, poi note come quelle dell’Eccidio di Marzabotto, in cui persero la vita 770 persone. Altre violenze avvennero nel periodo precedente e successivo la strage. Su Monte Sole fu anche distrutta e dispersa la brigata partigiana Stella Rossa, con il suo comandante “Lupo”.

Il Memoriale del Poggiolo

Il Memoriale del Poggiolo

Il Centro visite del Parco il “Poggiolo” è un buon punto di partenza. Qui è possibile rifornirsi di cartine, sussidi e idee per la visita. Dal “Poggiolo”, si sale all’incrocio con via Casaglia e si tocca la “Scuola di Pace”, sede di iniziative di formazione ed educazione alla pace rivolte soprattutto ai giovani. La vicina località di San Martino, conserva i resti della chiesa e dell’antico borgo.

Cimitero di San Martino - Cippo in memoria di Don Giovanni Fornasini

Cimitero di San Martino – Cippo in memoria di Don Giovanni Fornasini

Accanto al cimitero un cippo ricorda don Giovanni Fornasini, “eroico parroco di Sperticano”, e altri 4 parroci “con lui uniti nel martirio” del 1944. Ritornati all’incrocio con via Casaglia si sale lungo il panoramico crinale in direzione di Caprara. Poco oltre, sulla sinistra, ha inizio il sentiero che conduce a una sella tra l’altura di Monte Caprara e il Monte Sole. Qui si snoda un campo trincerato realizzato dai tedeschi durante lo stallo del fronte nell’inverno 1944-45. Il sentiero attraversa le antiche postazioni belliche tedesche, i rifugi, la rete di trincee che li collegava, e due acquartieramenti. Dalla sella si sale a Monte Sole, traversando una boscaglia di roverella e carpino nero.

Il cippo in memoria dei caduti della brigata partigiana Stella Rossa

Il cippo in memoria dei caduti della brigata partigiana Stella Rossa

Sulla cima (quota 668 m) è il cippo dedicato alla brigata partigiana “Stella Rossa”. Osservato l’ampio panorama si scende ora per il ripido sentiero della cresta sud. Ai piedi del monte, svoltando a sinistra, si raggiunge il cimitero di Casaglia.

Il cimitero di Casaglia

Il cimitero di Casaglia

Una lapide commemorativa sul muro di cinta ricorda i 560 trucidati di San Martino. L’interno del cimitero ospita le tombe di Don Giuseppe Dossetti e di Don Luciano Gherardi, l’autore de “Le querce di Monte Sole”. Poco più avanti sono gli edifici che ospitano la Piccola Famiglia dell’Annunziata, comunità fondata da Dossetti. Sempre dal cimitero un sentiero conduce a Cerpiano. L’oratorio dedicato agli Angeli custodi e la cappella delle suore furono teatro di un’altra orrenda strage. Sotto una montagna di cadaveri si salvarono solo la maestra e due bambini di 6 e 8 anni.

La chiesa diroccata di Santa Maria Assunta di Casaglia

La chiesa diroccata di Santa Maria Assunta di Casaglia

Ritornati al cimitero, e percorse poche decine di metri, si raggiunge la chiesa diroccata di Maria Assunta di Casaglia. Una lapide ricorda che qui, “ai piedi dell’altare”, fu ucciso Don Ubaldo Marchioni, “pastore e difensore della sua gente con la quale condivise preghiera e martirio”. Sul percorso dell’andata si torna ora al Poggiolo e a Marzabotto.

Lapide in memoria di Don Ubaldo Marchioni

Lapide in memoria di Don Ubaldo Marchioni

Riflettendo sull’eccidio compiuto dalle SS, Giuseppe Dossetti, che non a caso ha voluto insediare le comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata proprio a Monte Sole, ha posto un grande problema allo spirito dei credenti, il problema del silenzio di Dio. “Mentre le SS immolavano le loro vittime, intanto il Dio unico e vero, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo, dove era? E per quanto invocato e supplicato – soprattutto da tanti innocenti – perché rimaneva muto?” Ha ricordato il grido del Salmo 27: “A te grido, Signore; / non restare in silenzio / perché se tu non mi parli / io sono come chi scende nella fossa”. E il grido straziante di Gesù nell’agonia: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. A questa angoscia della fede che si trova nuda di fronte alla prova, Dossetti tenta di fornire una prospettiva in dialogo ideale con due pensatori ebrei quali André Neher ed Elie Wiesel. E sintetizza un percorso di ricostruzione dell’etica della convivenza: “la prima cosa da fare, in modo molto risoluto, sistematico, profondo e vasto, è l’impegno per una lucida coscienza storica e perciò ricordare: rendere testimonianza in modo corretto degli eventi; in secondo luogo il ricordo deve essere continuato, divulgato e deve assumere sempre più ispirazione, scopi e forme comunitarie e anche ecclesiali; in terzo luogo occorre proporsi di conservare una coscienza non solo lucida, ma vigile, capace di opporsi a ogni inizio di “sistema di male”, finché ci sia tempo;in quarto luogo occorre compiere una revisione rigorosa, purificatrice, di tutto il nostro patrimonio culturale e religioso”. Lasciandoci alle spalle le querce di Monte Sole, scendiamo in silenzio verso Marzabotto. Questo silenzio è l’omaggio ai morti. Dossetti ricorda una parola di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace. Nelle ultime due righe del suo libro Al sorgere delle stelle, congedando i suoi personaggi, i morti evocati, dice ancora con stupenda aderenza biblica: “il silenzio, più della parola, rimane la sostanza e il segno di ciò che fu il loro universo e, come la parola, il silenzio s’impone e chiede di essere trasmesso”.

Le tombe di Don Giuseppe Dossetti e di Don Luciano Gherardi

Le tombe di Don Giuseppe Dossetti e di Don Luciano Gherardi

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