Venezia. La scala del Paradiso

La scala del Paradiso

La scala del Paradiso

Il Museo dell’Istituto Ellenico, a fianco della chiesa di san Giorgio dei Greci a Venezia, custodisce un’icona dipinta nel 1663 da Emanuele Zenes-Bounialis con la curiosa raffigurazione della scala del Paradiso. Vediamo un monaco (San Giovanni Climaco) che è seduto all’ingresso di una grotta, non lontano dal suo monastero nel Sinai, che scrive ciò che gli angeli gli riferiscono: una scala collega la terra al cielo e i monaci, ritratti con le lunghe barbe e i mantelli, la salgono assistiti e sostenuti dai loro angeli custodi; i diavoli però li insidiano e con i forconi cercano di farli cadere nel baratro fiammeggiante dell’Inferno dove li attende la gola del Leviatano. In alto Gesù accoglie amorevolmente i monaci che superano la prova.

La scala del Paradiso (Klimax tou Paradeisou) è l’opera del teologo bizantino san Giovanni Climaco, un monaco siriano vissuto sul Sinai e molto popolare in Oriente. L’opera si articola in trenta capitoli, ognuno dei quali è consacrato a una virtù: tutti insieme corrispondono ai trenta gradi della perfezione. I trenta gradini da superare corrispondono simbolicamente all’età di Gesù dalla sua nascita al battesimo nel Giordano e l’inizio del suo ministero. Le anime ascendono con grande fatica i gradini della gigantesca scala che collega la terra al cielo. A ogni gradino le anime sono assalite da orde di demoni, incarnazione dei vizi; questi le colpiscono con le frecce e cercano di far perdere loro la presa sui gradini. Molti monaci soccombono e sono precipitati all’Inferno; solo rari eletti, sostenuti dagli angeli, arrivano in cima senza danni. Il Klimax descrive il metodo con cui riuscire a innalzare la propria anima a Dio, individuando nell’assenza di passioni (apatheia) e nella pratica della preghiera del cuore (esichia), l’essenza della beatitudine mistica cristiana.

La scala – intesa come collegamento tra la terra e il cielo – trova la sua radice nel famoso sogno di Giacobbe, narrato nella Genesi (28,10-13): «Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: “Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato”».

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