Il turismo di massa all’assalto dei luoghi della memoria

Batteria tedesca a Longues-sur-Mer in Normandia

Batteria tedesca a Longues-sur-Mer in Normandia

La visita ai campi di battaglia e ai siti della storia è un’esperienza pedagogica vissuta attraverso il viaggio, una forma di coscientizzazione storica del turista. E il turismo della memoria è un turismo etico, fondato su una morale civile, e come tale soggetto a tutti i rischi e le derive delle manipolazioni e dei revisionismi storici. Non si deve tuttavia pensare che il turismo della memoria sia un prodotto di nicchia per un target minoritario. Il Ministro francese del turismo ha stimato che sono circa 20 milioni i turisti che ogni anno visitano in Francia fortificazioni, campi di battaglia, memoriali e musei storici militari.

Le spiagge dello sbarco in Normandia

Le spiagge dello sbarco in Normandia

Cosa succede quando il turismo di massa s’impadronisce dei luoghi della memoria? Se lo chiede la giornalista Geneviève Clastres (Le Monde diplomatique, marzo 2015 – Il Manifesto). Ecco alcuni stralci delle sue osservazioni e i suoi interrogativi.

Il cimitero di guerra americano a Colleville-sur-Mer in Normandia

Il cimitero di guerra americano a Colleville-sur-Mer in Normandia

«Memoriale della Shoah di Berlino, parco della Memoria a Buenos Aires, Memoriale di Drancy, lo stupa per le vittime dei khmer rossi, Museo dell’11 settembre a New York… Tutti siti realizzati negli ultimi dieci anni e che testimoniano la volontà di ancorare la memoria in luoghi simbolici. Una particolarità di questi nuovi spazi è l’attenzione all’aspetto turistico fin dalla fase di progettazione, dal momento che cresce sempre di più il numero di visitatori che non hanno alcun legame diretto con la tragedia evocata.

Il Memoriale di Fort d'Alet a Saint-Malo

Il Memoriale di Fort d’Alet a Saint-Malo

Nella Somma, ogni anno quasi duecentomila turisti ripercorrono i luoghi della battaglia che oppose francesi e inglesi alle truppe tedesche dal luglio al novembre 1916. La maggior parte dei visitatori è originaria dei paesi del Commonwealth (quasi il 60%). Molti vengono per ricordare quanto vissuto dai loro nonni o bisnonni e rendere loro omaggio. Tuttavia, in questi luoghi si vedono sempre più adulti o studenti che non hanno nessun legame di parentela con gli uomini che hanno perso la vita in guerra. Vengono per capire, scoprire, per interesse storico…

Torretta di difesa tedesca bersagliata dall'artiglieria americana (Saint-Malo, Corniche d'Alet)

Torretta di difesa tedesca bersagliata dall’artiglieria americana (Saint-Malo, Corniche d’Alet)

Questa nuova categoria di visitatori influenza il contenuto dei siti e delle mostre organizzate, che diventa più didattico rispetto a prima, a volte adattato a un pubblico giovane, spesso multilingue. A Lione, il Centro per la storia della resistenza e la deportazione ha cambiato immagine per i suoi 20 anni, e ha riaperto nel 2012 con una scenografia completamente rinnovata. Ora al suo interno si segue un percorso che si basa sul lavoro fotografico di artisti dell’epoca. Al Memoriale di Caen, la sala dedicata allo sbarco e alla battaglia in Normandia è stata anch’essa rinnovata nel 2012 con l’aggiunta di documenti, mappe in rilievo, oggetti e testimonianze.

Il cimitero militare germanico al Passo della Futa

Il cimitero militare germanico al Passo della Futa

La diffusione e l’internazionalizzazione dei luoghi della memoria pongono delle questioni. Come condividere lo spazio tra visitatori e vittime (o discendenti di queste ultime), che non hanno le stesse aspettative? Come evitare comportamenti irrispettosi, gestire le diverse percezioni del rapporto con la morte, della cultura del ricordo, dell’aspetto religioso? Come rendere possibile momenti di raccoglimento tra pullman turistici e scolaresche? Con oltre un milione e mezzo di visitatori all’anno, il cimitero statunitense di Omaha Beach (Calvados) è diventato un vasto campo da gioco dove ognuno si mette in posa in mezzo a miriadi di croci bianche. Rimane ancora posto per le famiglie dei soldati?

Cacciacarri M10 Volverine nel parco dell'Historiale di Cassino

Cacciacarri M10 Volverine nel parco dell’Historiale di Cassino

Le vittime dirette e i loro discendenti non si ritrovano più in questi luoghi sovraffollati. Preferiscono riunirsi in posti che hanno un senso per loro e in date intimamente legate alla loro tragedia personale, spiega Brigitte Sion, giornalista e ricercatrice che ha lavorato al Memoriale della Shoah a Berlino e a quello dei desaparecidos di Buenos Aires. Nel marzo 2014, il prezzo del biglietto d’entrata al Museo dell’11 settembre di New York, fissato all’equivalente di 24 euro, ha suscitato polemiche. È giusto far pagare l’accesso a un luogo della memoria?

Anzio. Il Museo dello sbarco

Anzio. Il Museo dello sbarco

In uno slancio ecumenico, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) è spesso chiamata in causa per dare il riconoscimento di un «eccezionale valore universale» a siti legati ad avvenimenti tragici. Tra il 1978 e il 1999, l’Isola di Gorée (tratta degli schiavi 1978), Auschwitz Birkenau (seconda guerra mondiale, 1979), la cupola del Memoriale della pace di Hiroshima (bomba atomica, 1996), Robben Island (carcere dell’apartheid, 1999) sono stati iscritti nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità. Certo, la creazione dell’Unesco dopo la seconda guerra mondiale aveva lo scopo di favorire la pace e il dialogo interculturale. Ma i luoghi legati a guerre, massacri, sevizie possono creare questo legame? Inoltre, come attribuire un eccezionale valore universale a spazi difficili da cogliere, dal punto di vista materiale o nella loro dimensione tragica?

Segnalo i miei approfondimenti sul turismo della memoria nella sezione del sito dedicata alla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

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