Il tratturo da Barrea ad Alfedena

Il lago e i monti del Parco visti da Barrea

Il lago e i monti del Parco visti da Barrea

A Barrea il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela abbandona il territorio protetto del Parco nazionale d’Abruzzo e scende verso Alfedena per poi proseguire nel Molise. Il fiume Sangro si è già accomiatato, inabissandosi nella Foce di Barrea dopo essere stato trattenuto dalla diga dell’Enel e aver alimentato il lago artificiale. Ma non bisogna aver fretta di partire. Barrea merita tutto il tempo di una visita accurata e remunerativa. Suggerisco tre punti di sosta. Il primo è la terrazza panoramica. Ci affacciamo sul lago azzurro, presidiato dai borghi di Villetta Barrea e Civitella Alfedena. La cerchia dei monti che incornicia l’orizzonte comprende le cime più alte del Parco, quelle del Greco, del Marsicano e del Petroso, e le valli segrete che ospitano gli orsi, i cervi e i camosci.

L'Antiquarium dei Safini

L’Antiquarium dei Safini

La seconda sosta è all’Antiquarium, che espone in modo ottimale gli oggetti recuperati nelle tombe di un tenerissimo cimitero di bambini. Erano i figlioletti delle famiglie più in vista dei Safini, la fiera popolazione italica locale. Mormoriamo il verso virgiliano “Abstulit atra dies et funere mersit acerbo” e saliamo al Castello, restaurato dopo i danni del terremoto del 1984. Al panorama già noto si aggiungono i tetti di Barrea e un inedito sguardo d’infilata su tutto il canyon della Foce. Con gli occhi pieni di parco, raggiungiamo la partenza del Tratturo: “andiamo, è tempo di migrare…”.

Il tratturo

Il tratturo

L’itinerario

Il punto di partenza può essere l’ufficio turistico del Parco nazionale d’Abruzzo, dove ci si può rifornire di cartine e consigli. Sull’asfalto si raggiunge il campo sportivo e si va in salita sul percorso sterrato che aggira la struttura sportiva, costeggia l’impianto di pannelli solari, si riduce a sentiero e prosegue a mezza costa. Siamo in vista dei prati di Aia della Forca, un’ampia zona di pascoli, frequentata dalle greggi ma anche da cervi e cinghiali. Il sentiero tratturale si restringe ma rimane sempre ben individuato dai frequenti segnavia bianco-rossi e dalle protezioni sui lati offerte da muretti di sassi, alternati a fitti cespugli e a filari di alberi. Più avanti si traversano ombrosi boschetti, mentre il sentiero si divincola tra la macchia e i cespugli che l’assediano. In qualche tratto più intricato conviene lasciare il sentiero e progredire direttamente sui più comodi prati laterali. S’intensificano anche le tracce dell’antico mondo pastorale: i recinti degli stazzi, le capanne di pietra, i ripari sottofascia.

Il fontanile di Colle Iaratto

Il fontanile di Colle Iaratto

Usciti dal bosco ci troviamo sul valico di Colle Iaratto. Il paesaggio cambia. Il Tratturo è individuato dalla sfilata dei pali della luce impiantati sul terreno demaniale. Il vicino fontanile con tre vasche di pietra in successione ricorda le soste per l’abbeverata del gregge. A lato del sentiero emerge un magnifico cippo tratturale con la grande croce rossa aragonese e la data 1720.

Il cippo del tratturo

Il cippo del tratturo

Le lettere incise sui lati del cippo segnalano anche il confine intercomunale tra B (Barrea) e A (Alfedena). Inizia ora la ripida discesa. Il sentiero alterna boschi e radure, si accosta a un tornante della statale 83, tocca l’area archeologica e le mura sannitiche e raggiunge Alfedena. Se si è obbligati a tornare a Barrea non conviene però perdere quota. Da Colle Jaratto si riprende il sentiero segnato percorso all’andata.

Capanna di pietra

Capanna di pietra

Più avanti è possibile seguire, in alternativa, un evidente sentiero sulla destra, parallelo al primo, che porta sul colle che sovrasta Barrea. Vi troviamo le strutture residue di un “sentiero natura” dedicato ai Rapaci e una capanna di pietra a tholos. Di qui si possono osservare anche le gole del Sangro. Sui fianchi, doline, forre e grotte ospitano folte colonie di uccelli rapaci: poiane, falchi pellegrini, astori, oltre a taccole, corvi e uccelli più piccoli. Si scende verso il paese incrociando stalle e altri edifici rurali, il lavatoio e la fontana Mannarino, lungo un antico vicolo a scalinata che conserva il selciato originario in pietra. Vecchie case in pietra e palazzi pregiati, dotati all’esterno di anelli di pietra per “parcheggiarvi” i muli, ci accompagnano al punto di partenza.12 - Anello per legare i muli

Note tecniche

Il Tratturo segue il sentiero del Parco marcato con il numero K1. La variante del ritorno è marcata K8. Il dislivello è modesto, limitato ai 150 metri necessari per raggiungere da Barrea (1060 m) le quote più alte, intorno ai 1200 metri, tra l’Aia della Forca e il Colle Iaratto dalla quota 1060. Se si scende ad Alfedena, occorre aggiungere il dislivello di 250 m. in discesa. I tempi di percorrenza sono di 3 ore tra andata e ritorno. Cartografia: si consiglia di utilizzare la Nuova carta turistico-escursionistica del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (scala 1:50.000, Selca Firenze 2009). Presso i punti informativi e i centri di visita del Parco è disponibile il dépliant dedicato al Tratturo Regio Pescasseroli-Candela. Tratto Pescasseroli-Opi (Pnalm, 2009). Tra le Guide escursionistiche si consiglia “Regio Tratturo Pescasseroli Candela – Il Trekking – 15 giorni sulle tracce degli antichi pastori” scritta da Bruno Petriccione e Sarah Gregg (Società Editrice Ricerche, Folignano, 2012).

La mappa dei sentieri del Parco

La mappa dei sentieri del Parco

Visita la sezione del sito dedicata ai tratturi e alla transumanza: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

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