Il giro del Lago d’Averno, con Enea e la Sibilla

Il Lago d'Averno con Enea e la Sibilla Cumana (William Turner, 1798)

Il Lago d’Averno con Enea e la Sibilla Cumana (William Turner, 1798)

‘Camminare nella storia’ diventa ancora più intrigante quando i fili della storia s’intrecciano con quelli del mito. É quel che succede, ad esempio, quando ci proponiamo di seguire le orme di Enea dopo il suo sbarco a Cuma, con il periplo del lago d’Averno, un lago che esiste davvero e che non è solo un topos della fantasia mitologica di Virgilio. Una tranquilla passeggiata a piedi, che diventa ancor più piacevole se alternata alla lettura del sesto libro dell’Eneide (in latino, per chi è capace di leggerlo, o in una buona traduzione italiana).

Il Lago d'Averno (visto da ovest)

Il Lago d’Averno (visto da ovest)

Il Lago d’Averno nei Campi Flegrei

Le rovine delle Terme (c.d. Tempio di Apollo)

Le rovine delle Terme (c.d. Tempio di Apollo)

Il Parco regionale dei Campi Flegrei (i campi ‘ardenti’) tenta dal 2003 di arginare la straripante pressione urbanistica di una delle zone più densamente popolate d’Italia, per tutelare una fascinosa regione vulcanica a occidente del golfo di Napoli e promuovere un’immensa area archeologica nella quale si mescolano mito, storia e natura. Scendendo dalla collina di Posillipo s’incontrano – solo per fare qualche esempio – la Solfatara di Pozzuoli, le sorgenti di Agnano, gli scavi e il parco sommerso di Baia, l’antro della Sibilla, le isole di Nisida, Procida e Vivara, il capo Miseno, il cratere degli Astroni, il Monte Nuovo, la Piscina Mirabile di Bacoli. Alcuni crateri vulcanici sono divenuti i laghi di Averno, Lucrino, Fusaro e Miseno. Il lago d’Averno, in particolare, è uno specchio di acque immote e cupe, cinto da ripide pareti boscose coltivate a vigneti e frutteti. La severità del paesaggio, il silenzioso raccoglimento, le forme singolarmente regolari delle sponde, i vapori sulfurei delle fumarole termali indussero gli antichi a considerarlo come l’entrata agli Inferi.

Scorcio del lago

Scorcio del lago

L’itinerario

Vigneto storico

Vigneto storico

L’accesso consigliato per chi usa i mezzi pubblici è la stazione “Lucrino” della Ferrovia Cumana che collega Napoli Montesanto a Torregàveta. Usciti dalla stazione (che dà direttamente sulla spiaggia), sulla rotonda stradale s’imbocca il viale di fronte (Via Italia) che sfiora il lago Lucrino e conduce direttamente sulle sponde del lago Averno (850 m, 10 minuti). Una lapide riporta i versi di Virgilio del libro sesto dell’Eneide: “Spelunca alta fuit vastoque immanis hiatu, 
scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris…”. Si va ora a destra (est) seguendo la sponda del lago che si allontana dalle auto e si fa subito tranquilla. Sulla terra battuta i pazienti pescatori si alternano ai runner e ai ciclisti. Ammiriamo le grandiose rovine del cosiddetto Tempio di Apollo, monumentale edificio termale che sfruttava le fumarole del lago e di cui resta una sala ottagonale. La passeggiata diventa piacevolissima tra la vegetazione riparia che regala ameni scorci del lago e le storiche vigne del cratere. Le aziende agricole e agrituristiche si alternano ai capanni di legno del parco per l’osservazione degli uccelli lacuali. A circa metà percorso, nei pressi di un edificio, troviamo l’ingresso alla Grotta di Cocceio: opera dell’ingegneria civile romana, era il tunnel che traforava il monte e collegava il lago al mare aperto di Cuma. Da qui in poi la strada torna lastricata e percorsa dalle auto dirette ai ristoranti della sponda occidentale. Una breve deviazione ci porta alla Grotta del Bagno della Sibilla, invasa dalle acque e atrio d’accesso alla galleria di collegamento con il lago Lucrino. Pochi passi ci riconducono al punto di partenza e chiudono l’anello circumlacuale (il perimetro è di 2,86 km, percorribili in 50 minuti).

Il lago d'Averno (visto da nord)

Il lago d’Averno (visto da nord)

Enea nell’aldilà virgiliano

La grotta della Sibilla

La grotta della Sibilla

Virgilio e altri autori classici hanno trasfigurato il lago d’Averno e il cunicolo della Sibilla nell’ingresso dell’Oltretomba e hanno immaginato che qui iniziasse la descensio ad inferos di Enea e degli eroi della mitologia. Il lago costituiva quindi il punto di contatto tra l’aldiquà e l’aldilà della geografia infernale romana, mentre i bui cunicoli prospicienti fungevano da budelli di transito. Rinfreschiamo allora le memorie scolastiche e ricordiamo come Virgilio descrive il lago e la spelonca del vestibolo dell’oltretomba e come narri l’ingresso di Enea e della Sibilla nell’aldilà (la traduzione è di Giuseppe Bonghi).

L'Oltretomba di Virgilio

L’Oltretomba di Virgilio

«C’era una grotta profonda e immensa per la sua vasta apertura, rocciosa, protetta da un lago nero e dalle tenebre dei boschi, sulla quale nessun volatile impunemente poteva dirigere il proprio volo con le ali, tali erano le esalazioni che, effondendosi dalla nera apertura, si levavano alla volta del cielo. (Per questo i Greci chiamarono il luogo col nome di Aorno). Quand’ecco ai primi chiarori del sorgere del sole mugghiare la terra sotto i piedi e le cime delle selve cominciare a tremare e le cagne sembrano ululare attraverso l’oscurità all’avvicinarsi della dea. – Lontani, state lontani, o profani, – grida la veggente, – e allontanatevi da tutto il bosco; e tu intraprendi la via e strappa la spada dal fodero: ora, o Enea, ci vuole coraggio, ora ci vuole un animo risoluto. Detto questo entrò furente nell’antro aperto; ed egli con passo sicuro eguaglia la guida che avanza. O dei che avete il dominio sulle anime, ombre silenziose e Caos e Flegetonte, vasti luoghi silenziosi nella notte, concedetemi di raccontare quel che udii e col vostro consenso rivelare le cose sepolte nella terra profonda e nell’oscurità. Andavano oscuri nella notte solitaria attraverso le tenebre e le vuote case di Dite e i regni delle ombre vane come è il cammino nelle selve al debole lume dell’incerta luna quando Giove nasconde il cielo nell’ombra e la nera notte toglie il colore alle cose. Proprio davanti al vestibolo e sul primo ingresso dell’Orco, hanno il loro giaciglio il Lutto e gli Affanni vendicatori e vi abitano le pallide Malattie, la triste Vecchiaia, la Paura e la Fame cattiva consigliera, la turpe Miseria, fantasmi terribili a vedersi, la Morte e il Dolore; quindi il Sonno, fratello della Morte, e i malvagi Piaceri dell’animo e sull’opposta soglia la Guerra portatrice di morte, i letti di ferro delle Eumenidi, la pazza Discordia coi capelli di vipere cinti con bende sanguinanti. In mezzo un ombroso immenso olmo stende i rami e le sue vecchie braccia, dimora che, dicono, i Sogni fallaci occupano a frotte e restano attaccati sotto ogni foglia. E inoltre numerose figure mostruose di diverse fiere hanno dimora sulle porte: i Centauri e le Scille biformi, Briàreo dalle cento braccia e l’idra di Lerna, che stride orribilmente e la Chimera  armata di fiamme, le Gòrgoni e le Arpie e il fantasma dell’ombra dai tre corpi. Qui Enea, tremante per un improvviso terrore, afferra la spada e presenta la punta aguzza alle ombre che avanzano e se non l’avvisasse l’esperta compagna, che si tratta di vite leggere senza corpo che volteggiano sotto una vuota immagine di forme, si sarebbe precipitato e invano col ferro avrebbe squarciato le ombre. Di qui comincia la via che porta alle onde del Tartareo Acheronte, qui un gorgo torbido di fango ribolle in una vasta voragine ed erutta tutta la sua melma nel Cocito».

Enea scende all'Averno (Nicolò dell'Abate, 1543)

Enea scende all’Averno (Nicolò dell’Abate, 1543)

Visita la sezione del sito dedicata alle Visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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