Otranto: il Paradiso e l’Inferno di Pantaleone

Il mosaico pavimentale di Otranto

Il mosaico pavimentale di Otranto

La cattedrale di Otranto conserva un celeberrimo mosaico commissionato dal vescovo locale Gionata al sapiente presbitero Pantaleone, un monaco formatosi alla scuola ellenistica del vicino monastero di San Nicola di Càsole, che lo realizzò tra il 1163 e il 1165. Il mosaico occupa l’intero pavimento della cattedrale e costituisce una sorta di enciclopedia illustrata della cultura dell’alto medioevo, sviluppata intorno all’immagine dell’Albero della Vita e ai temi dell’Incarnazione, della Redenzione e dell’Aldilà.

Il cervo, simbolo di Cristo

Il cervo, simbolo di Cristo

La visione del Paradiso e dell’Inferno ispira il mosaico della navata sinistra. Un albero altissimo, l’albero del bene e del male, simbolo di Cristo che presiede al giudizio universale, separa in due spazi contrapposti i regni dell’aldilà, il male e il bene, e vi confina a da un lato i dannati e dall’altro i beati.

Il Paradiso dei patriarchi Isacco e Abramo

Il Paradiso dei patriarchi Isacco e Abramo

Il Paradiso è simbolicamente raffigurato dal seno dei Patriarchi. Abramo, Isacco e Giacobbe, seduti su sgabelli, accolgono in grembo i risorti e li accarezzano con la tenerezza di padri. Abramo prende in braccio Lazzaro, il povero mendicante che ha sofferto tutta la vita e che ora si ristora nella gioia della ricompensa divina.

Il povero Lazzaro in Paradiso nel seno di Abramo

Il povero Lazzaro in Paradiso nel seno di Abramo

Ai piedi dei patriarchi si stende il giardino dell’Eden, il paradiso terrestre abitato da animali simbolici, dove spuntano cespugli fioriti e alberi rigogliosi di gemme, fiori, foglie e frutti. Al vertice degli animali simbolici si colloca il cervo con il suo palco di corna, sollevato sulle zampe posteriori: al cervo è tradizionalmente associata la figura di Cristo.

Un beato nel paradiso terrestre

Un beato nel paradiso terrestre

L’Inferno è introdotto dall’immagine del capro, coerentemente con la parabola evangelica matteana che assimila le pecore ai beati e i capri ai dannati nel giudizio universale. Il capro è circondato da tre animali simbolici, personificazione di altrettanti vizi.

Satana, re dell'Inferno

Satana, re dell’Inferno

Superata la porta dell’Inferno, si trova la grande immagine di Satanas, seduto sul dorso di un drago con tre teste che vomita serpenti. Siamo di fronte a Lucifero che ha in testa la corona di re infernale e che divora peccatori. Al suo fianco è l’immagine speculare di Infernus, incatenato mani e piedi sul fondo dell’abisso.

L'Inferno personificato

L’Inferno personificato

Segue una fascia di mosaico dedicata ai dannati: i peccatori sono assaliti da serpenti di grandi dimensioni e a seguito del loro morso letale finiscono per perdere le proprie fattezze umane originali e per assumere nuove identità teratologiche.

Una dannata assalita dai serpenti

Una dannata assalita dai serpenti

In questa deriva mostruosa l’immagine successiva che appare è quella di Aletto, Tisifone e Megera, le tre Furie, mitologiche figlie dell’Erebo e della Notte e incarnazione della vendetta implacabile.

La pesatura delle anime

La pesatura delle anime

Un diavolo alato sostituisce l’arcangelo Michele nella psicostasia, la pesatura delle anime sulla bilancia. Tra i dannati uno finisce a capofitto in un pozzo, mentre gli altri sono attesi sul fondo da un demonio con il forcone, da una cane azzannatore e dall’albero spinoso.

Un dannato tra le fiamme

Un dannato tra le fiamme

Visita la sezione del sito dedicata alle Visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

L'albero del bene e del male

L’albero del bene e del male

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Il Cammino di Santiago in Francia. La traversata di Montpellier

Le conchiglie dei pellegrini sul Camin Roumieu

Le conchiglie dei pellegrini sul Camin Roumieu

La città francese di Montpellier è attraversata dal Camino de Santiago, la grande via di pellegrinaggio che conduceva alla tomba di San Giacomo di Compostella nella Galizia spagnola. A Montpellier facevano tappa gli jacquets che seguivano la Via Tolosana, il percorso che congiungeva la valle del Rodano con la Spagna. Partiti da Arles – lo Chemin d’Arles iniziava dal cimitero degli Alyscamps e da St-Trophime – gli jacquets facevano tappa all’abbaziale di Saint-Gilles, à Vauvert o a Gallargues-le-Montueux, arrivavano nella città universitaria di Montpellier, traversavano l’Hérault sul Pont du Diable, toccavano Saint-Guilhem-le-Désert e proseguivano verso Albi, Tolosa e i Pirenei. Questa strada era anche percorsa in senso inverso dai Romei, i pellegrini che scendevano a Roma, per visitare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo. La Tolosana calcava i basoli della Via Domitia romana, le cui vestigia sono ancora visibili in più punti; a Montpellier assumeva il nome provenzale di Camin Roumier (la via dei Romei). Il percorso urbano è segnalato da numerose conchiglie di bronzo piantate sul fondo stradale.

Il Camin Roumier a Montpellier

Il Camin Roumier a Montpellier

L’ingresso nel centro storico di Montpellier avviene seguendo l’Avenue de Nîmes e districandosi nel nodo stradale sottostante il colle che regge le moderne strutture congressuali del Corum. Qui troviamo lo Jardin Archéologique che custodisce le vestigia medievali della Cappella dello Spirito Santo e dell’Ospizio costruito nel Duecento per l’accoglienza dei pellegrini in transito.

Resti dell'Ospizio medievale dello Spirito

Resti dell’Ospizio medievale dello Spirito Santo

Varcando la porta e risalendo la Rue du Pila-Saint-Gély troviamo una delle numerose memorie di San Rocco, il popolarissimo santo pellegrino di Montpellier. Sullo spigolo dell’edificio all’inizio della Rue Vieille Aiguillerie una statua e alcune lapidi ricordano che “ici le pauvre Roch, exténué de fatigue, à son retour à Montpellier s’est assis sur un banc et a été arrêté”.

L'angolo di San Rocco in Rue Vieille Aiguillerie

L’angolo di San Rocco in Rue Vieille Aiguillerie

Tra la Rue Vieille Aiguillerie e la Rue du Collège troviamo la basilica di Notre-Dame des Tables, antica chiesa madre di Montpellier, ricostruita nel Settecento come Cappella del Collegio dei Gesuiti. Il riferimento alle Tables deriva dai banchi dei cambiavalute e dei mercanti del locale mercato a servizio dei pellegrini medievali in transito.

La chiesa di Notre-Dame des Tables

La chiesa di Notre-Dame des Tables

Una breve deviazione ci consente una visita alle collezioni del Museo Fabre, che occupano i locali dell’antico Collegio dei Gesuiti. Gli ampi spazi del Museo ospitano anche mostre temporanee. Da segnalare le opere di Gustave Courbet.

 Il ponte romano di Ambrussum sulla Via Domizia (Gustave Courbet, Montpellier, Musée Fabre)

Il ponte romano di Ambrussum sulla Via Domizia (Gustave Courbet, Montpellier, Musée Fabre)

Tornati sul percorso principale del Camin Roumieu, in Rue de la Monnaie facciamo tappa presso la storica Farmacia e la Cappella della Misericordia con la sua piccola Pinacoteca. Sono la testimonianza delle opere di carità realizzate nel corso dei secoli prima dalle Dame della Misericordia, poi dalle Figlie della Carità e più recentemente dalle Dame Vincenziane. Oggi la struttura è di proprietà comunale ed è stata musealizzata come memoria della charité montpelliéraine nei confronti dei pellegrini e dei poveri.

La Farmacia della Misericordia

La Farmacia della Misericordia

All’estremità della Rue Jacques Cœur troviamo l’antica cappella universitaria della Facoltà delle arti, sorta nel 1242, e trasformata poi nella sede della confraternita dei Penitenti Bianchi e nella sede della società di mutuo soccorso “la sainte foy”. Una grande croce collocata all’esterno testimonia ulteriormente l’impegno solidale e di servizio della comunità cristiana locale.

La Cappella della Confraternita dei Penitenti Bianchi

La Cappella della Confraternita dei Penitenti Bianchi

Si percorre ora il centro cittadino, lo storico Ecusson, lungo le vie più frequentate dai cittadini, dagli studenti e dai turisti. Rue de la Loge, Rue Saint Guilhem e il Boulevard Ledru-Rollin sono segnati dalla presenza dei palazzi storici, dei mercati e degli esercizi commerciali. Si raggiunge infine la Place Royale du Peyrou, un’ampia e scenografica terrazza sistemata tra Sei e Settecento, da cui si apre la più celebre veduta di Montpellier.

Place Royale du Peyrou

Place Royale du Peyrou

La Promenade dall’arco di trionfo alla statua equestre di Luigi XIV e allo Château d’Eau è assai godibile. La traversata del Camin Roumier si completa degnamente percorrendo la base del grandioso acquedotto St-Clément, lungo 880 metri e alto 22. Fu costruito nel 1754 dall’ingegner Henri Pitot de Launay che volle ispirarsi al celebre Pont du Gard romano.

L'acquedotto Saint-Clément

L’acquedotto Saint-Clément

Il ritorno di Dioniso

Dioniso ed Ermes

Dioniso ed Ermes

Dioniso torna d’attualità. La riapertura al pubblico della Villa dei Misteri a Pompei e la mostra sulle Migrations divines al Mucem di Marsiglia hanno riacceso l’attenzione su una delle divinità più glamour della mitologia greco-romana. La popolarità e la simpatia che Dioniso continua a riscuotere gli derivano dall’essere considerato il dio della vigna e del vino, della festa e dell’eccesso. Riscopriamo il mito di Dioniso come ci è stato tramandato nei rilievi di tre sarcofaghi romani.

La nascita di Dioniso

Dioniso nasce dalla coscia di Zeus ed è raccolto da Hermes (Roma, Musei vaticani)

Dioniso nasce dalla coscia di Zeus ed è raccolto da Hermes (Roma, Musei vaticani)

Dioniso è figlio di Zeus, il capo degli dei e la divinità più importante del Pantheon greco. Sua madre è però solo una mortale, la bella Sèmele, figlia del re di Tebe. La relazione clandestina tra Zeus e Semele ingelosisce naturalmente Era. Con astuzia tutta femminile, stuzzicando la vanagloria del marito, Era riesce a incenerire la rivale. Di fronte all’irreparabile, Zeus ha tuttavia la prontezza di salvare il feto di cui Semele era incinta di lui; lo estirpa dal corpo ormai morto dell’amante, si provoca un’incisione della coscia e ve lo cuce dentro, prolungandone così la gestazione fino alla nascita ‘naturale’.

La nascita di Dioniso (Ginevra, Fondation Gandur pour l'art)

La nascita di Dioniso (Ginevra, Fondation Gandur pour l’art)

«Quando lo aveva in seno, al precipitare del fulmine di Zeus, prima del tempo la madre Sèmele lo generò, con un parto dalle doglie affannose, e lasciò il tempo della sua vita per il colpo del fulmine. Lo accolse allora in un talamo genitale Zeus figlio di Crono, e lo nascose nel suo fianco, ve lo chiuse con fermagli d’oro, perché rimanesse celato a Era. Poi lo diede alla luce, quando le Parche ebbero compiuto il tempo dello sviluppo» (Euripide, Le Baccanti).

I misteri dionisiaci

Sarcofago romano con scene di Baccanale (Ginevra, Fondation Gandur pour l'art)

Sarcofago romano con scene di Baccanale (Ginevra, Fondation Gandur pour l’art)

Il culto di Dioniso è celebrato con cortei campestri formati da baccanti. Al mitico corteo dionisiaco partecipavano sileni, satire, ninfe, menadi e fauni. Tutti questi si identificavano con il dio e ne acquisivano il “furore”, inteso come stato d’invasamento divino, e facevano memoria delle vicende mitologiche di Dioniso; erano incoronati da frasche di alloro, tralci di vite e pampini, e cinte da pelli di animali selvatici, e reggevano il tirso, una verga appesantita a un’estremità da una pigna. Ebbro di vino, il corteo, si abbandonava a danze vorticose, seguendo una musica ritmica ossessiva ed estatica.

Baccanti

Baccanti

«Felice colui che sui monti, in mezzo alla danza sfrenata del coro, precipita a terra, vestito del vello consacrato, bramoso del sangue del capretto sgozzato, della gioia di divorare la carne cruda, mentre erra per i monti della Frigia, della Lidia – e Bacco avanza per primo e grida ‘Evoè’. Scorre il latte sul terreno, scorre il vino, scorre il nettare delle api: sembra fumo di incenso di Siria quello che avvolge ogni cosa. Bacco regge con le mani la fiamma che come un tizzone sfavilla dalla ferula resinosa, e l’agita e la vibra, e correndo e danzando incita quella turba vagante, e con grida di orgia la fa fremere tutta, nell’aria scuotendo i morbidi capelli ricciuti».

Baccanti

Baccanti

La Bibbia di pietra del chiostro di Arles

Il messaggio trasmesso dalle sculture del portale della cattedrale di Arles può essere approfondito con lo studio dei capitelli scolpiti nel magnifico chiostro, capolavoro del romanico del Mille e del gotico del Trecento. Per decifrare correttamente le immagini dei capitelli occorre però far ricorso a tutto il bagaglio di conoscenze bibliche e di cultura medievale. Aggirarsi nelle gallerie del chiostro con il naso all’insù è un continuo esercizio di enigmistica: l’intuito delle storie narrate e il riconoscimento dei personaggi genera un continuo flusso di gratificanti emozioni.

Il chiostro di Arles

Il chiostro di Arles

Quello di Arles non è il classico chiostro di un monastero, ma un chiostro urbano a servizio dei fedeli e soprattutto dei canonici della Cattedrale. I Canonici erano i principali collaboratori del Vescovo per l’istruzione religiosa del popolo, per le liturgie, per la gestione dei beni e delle proprietà ecclesiastiche e per la carità ai bisognosi. Il chiostro era il loro luogo d’incontro, di conversazione, di meditazione, di lettura e di silenzio. Intorno al chiostro si aprivano i principali servizi: il capitolo, il refettorio, il dormitorio, l’infermeria. V’era dunque chi riceveva i pellegrini diretti a Compostella e i preti di passaggio, chi ricopiava manoscritti e studiava le Scritture, chi visitava e curava i malati, chi raccoglieva gli alimenti e li distribuiva ai poveri, chi predicava e dirigeva le celebrazioni. In certi momenti il chiostro veniva chiuso e risuonava dei salmi e dei canti dell’ufficio divino.

Il corpus iconografico del chiostro comprende oltre 70 scene scolpite sui capitelli delle colonnine che delimitano le quattro gallerie. Descriverle tutte richiederebbe un intero volume. Mi limito a segnalarne una selezione ristretta.

Le tentazioni di Gesù

Le tentazioni di Gesù

Le tentazioni di Gesù

«Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù”» (Matteo 4).

La donna peccatrice e Gesù in casa di Simone

Gesù e la donna peccatrice in casa del fariseo

Gesù e la donna peccatrice in casa del fariseo

«Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio» (Luca 7).

Le pie donne al sepolcro

Le pie donne al sepolcro

Le pie donne al sepolcro

«Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole» (Marco 16).

Gesù e i pellegrini di Emmaus

Gesù e i pellegrini di Emmaus

Gesù e i pellegrini di Emmaus

«Due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo» (Luca 24).

La Pentecoste

La Pentecoste

La Pentecoste

«Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (Atti 2).

La missione degli apostoli

La missione degli apostoli

La missione degli apostoli

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28).

Arles. Il portale della cattedrale di Saint Trophime

Il portale di St-Trophime

Il portale di St-Trophime

Ai pellegrini che salutavano Arles avviandosi sul Cammino di Compostella, la cattedrale di St-Trophime offriva la benedizione del Cristo in maestà e un compendio illustrato di tutta la vita cristiana. Le sculture del portale ricostruivano la storia della salvezza, dal peccato originale dei progenitori fino al giudizio universale, proponevano l’esempio degli apostoli e dei santi, descrivevano simbolicamente l’aspro conflitto tra le forze del bene e quelle del male.

Il Cristo in maestà con i simboli degli evangelisti e i dodici apostoli

Il Cristo in maestà con i simboli degli evangelisti e i dodici apostoli

Nella lunetta il Cristo nella mandorla è fiancheggiato dai simboli dei quattro evangelisti e sovrasta e le statue dei grandi santi della Chiesa con San Trofimo e Santo Stefano, venerati nell’edificio. Sul fregio superiore vediamo al centro il tribunale celeste dei dodici apostoli seduti sui troni; lateralmente si snodano i cortei dei beati, diretti verso il Cristo, e dei dannati che se ne allontanano. Sul secondo fregio sono scolpite scene della nascita e dell’infanzia di Cristo. Sull’alto zoccolo che sostiene le statue dei santi vediamo le scene della lotta tra il bene e il male. Il portale della chiesa è collegato stilisticamente alla galleria nord del chiostro e dovrebbe essere datato alla seconda metà del Duecento.

Lettura del portale di Saint-Trophime

Il portale

  1. Il Cristo benedice in maestà, seduto sul trono all’interno della mandorla, con la corona regale sul capo e con il libro della vita
  2. L’angelo, simbolo dell’evangelista Matteo, porta un libro chiuso nelle mani velate
  3. L’aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni, stringe tra gli artigli un rotolo
  4. Il leone, simbolo dell’evangelista Marco
  5. Il bue, simbolo dell’evangelista Luca
  6. Gli angeli, raffigurati con le braccia alzate nel gesto della preghiera

    I cori degli angeli. Al centro: gli angeli tubicini

    I cori degli angeli. Al centro: gli angeli tubicini

  7. I tre angeli del Giudizio suonano le trombe che svegliano i morti e li chiamano alla risurrezione
  8. Gli apostoli siedono sugli scranni e reggono un libro chiuso
  9. La risurrezione dei morti

    La risurrezione dei morti, l'anima di Lazzaro e il seno dei patriarchi (9,11,12)

    La risurrezione dei morti, l’anima di Lazzaro e il seno dei patriarchi (9,11,12)

  10. Il corteo degli eletti si dirige verso il Cristo

    Il corteo degli eletti si dirige verso il Cristo (10)

    Il corteo degli eletti si dirige verso il Cristo (10)

  11. L’angelo conduce l’anima di Lazzaro nel seno di Abramo
  12. I tre patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe portano nel grembo le anime dei giusti
  13. Il trionfo della Generosità sull’Avarizia

    I dannati sono respinti sulla porta del Paradiso vigilata da un cherubino armato (14)

    I dannati sono respinti sulla porta del Paradiso vigilata da un cherubino armato (14)

  14. Il cherubino con la spada fiammeggiante vigila sulla porta del paradiso terrestre
  15. I dannati sono cacciati dal paradiso

    Il corteo dei dannati in catene si dirige verso l'Inferno (16)

    Il corteo dei dannati in catene si dirige verso l’Inferno (16)

  16. Il corteo dei dannati si allontana dal Cristo

    I dannati tra le fiamme dell'inferno (17)

    I dannati tra le fiamme dell’inferno (17)

  17. L’inferno

    Lucifero con due dannati. La lussuria (18-19)

    Lucifero con due dannati. La lussuria (18-19)

  18. Il Leviatano solleva due dannati a testa in giù
  19. La lussuria
  20. L’annunciazione dell’angelo a Maria
  21. Il sogno di Giuseppe
  22. La natività
  23. Il primo bagno del Bambino
  24. L’annuncio ai pastori
  25. I Magi davanti a Erode
  26. La cavalcata dei Magi verso Betlemme
  27. L’adorazione dei Magi
  28. I Magi sono svegliati da un angelo
  29. La fuga in Egitto
  30. La strage degli Innocenti
  31. San Pietro
  32. San Giovanni
  33. San Paolo
  34. Sant’Andrea
  35. San Trophime
  36. La lapidazione di Santo Stefano
  37. San Giacomo il Maggiore
  38. San Bartolomeo
  39. San Giacomo il Minore
  40. San Filippo
  41. Un leone atterra un uomo
  42. Un quadrupede
  43. Il leone con i due suoi leoncini e un capro
  44. Il leone divora un uomo
  45. Un mostro e un quadrupede
  46. Un leone divora la sua vittima
  47. Daniele nella fossa dei leoni
  48. Un leone
  49. Un leone, l’arcangelo Gabriele e Abacuc con la bisaccia
  50. Un maschio di leone
  51. Combattimento tra un leone e un capro; un capro è a terra, morto
  52. Un secondo leone
  53. Un terzo leone è attaccato da un centauro
  54. Sansone abbatte il leone
  55. Sansone si abbandona sulle ginocchia di Dalila
  56. Il servo di Dalila taglia i capelli a Sansone
  57. Maschio di leone
  58. Ercole rivestito della pelle del toro
  59. Il leone di Nemea
  60. Un secondo leone
  61. Il peccato originale

    L'arcangelo Michele pesa le anime sulla bilancia a doppio piatto (62)

    L’arcangelo Michele pesa le anime sulla bilancia a doppio piatto (62)

  62. La pesatura delle anime
  63. Ercole e i Cercopi
  64. Il capitello con i quattro angeli
  65. Quattro personaggi inginocchiati reggono il pilastro.

 

I Campi Elisi di Arles

Il viale alberato degli Alyscamps

Il viale alberato degli Alyscamps

Se andate in Provenza e visitate Arles, non dimenticate gli Alyscamps. Fidatevi. Può sembrare bizzarro e di malaugurio l’invito a recarsi in una necropoli. E, per di più, pagare un sia pur modesto biglietto d’ingresso. Ma percorrere il polveroso viale del vecchio cimitero di Arles significa veramente ‘camminare nella storia’.

La cappella Porcelet

La cappella Porcelet

Alyscamps è un termine provenzale che significa “Campi Elisi”. E nella mitologia romana i Campi Elisi sono la dimora oltremondana di coloro che erano amati dagli dèi. Un luogo che si presenta come un immenso campo fiorito, dove si vive, perennemente sereni, un’esistenza bellissima, mai turbata da neve o pioggia, né dal freddo. I romani pensarono così ai Campi Elisi quando vollero, appena fuori Arles, questo cimitero lungo la via Aurelia, rinverdendo la tradizione dei sepolcri dell’Appia antica. E i primi cristiani vi seppellirono i loro martiri e i loro vescovi, declinando i Campi Elisi nel giardino del Paradiso e offrendo così un motivo di speranza per tutti.

La chiesa di St-Honorat

La chiesa di St-Honorat

Il paesaggio di tombe degli Alyscamps colpì anche l’attenzione di Dante Alighieri che v’immaginò il cimitero degli eretici, una scena del canto nono dell’Inferno. «Sì come ad Arli, ove Rodano stagna, / sì com’a Pola, presso del Carnaro / ch’Italia chiude e suoi termini bagna, / fanno i sepulcri tutt’il loco varo, / così facevan quivi d’ogne parte, / salvo che ’l modo v’era più amaro; / ché tra gli avelli fiamme erano sparte, / per le quali eran sì del tutto accesi, / che ferro più non chiede verun’arte. / Tutti li lor coperchi eran sospesi, / e fuor n’uscivan sì duri lamenti, / che ben parean di miseri e d’offesi» (Inferno, IX, 112-123).

Paul Gauguin, Allée des Alyscamps, 1888

Paul Gauguin, Allée des Alyscamps, 1888

Qualche secolo dopo gli Alyscamps divennero uno degli atelier preferiti dei celebri pittori Vincent van Gogh e Paul Gauguin. Van Gogh descriverà così un suo quadro in una lettera del 1888 a Théo: «Je crois que tu aimerais la chute des feuilles que j’ai faite. C’est des troncs des peupliers lilas, coupés par le cadre là où commencent les feuilles. Ces troncs d’arbres comme des piliers bordent une allée où sont a droite et à gauche alignés de vieux tombeaux romains d’un lilas bleu. Or le sol est couvert, comme d’un tapis, par une couche épaisse de feuilles orangées et jaunes tombées. Comme des flocons de neige il en tombe toujours encore».

Vincent van Gogh, Alyscamps

Vincent van Gogh, Alyscamps

La visita degli Alyscamps è molto semplice: segue un lungo viale alberato, introdotto da un cancello, al termine dell’Avenue omonima, fiancheggiata dal Canale Craponne. I sepolcri a sarcofago si allineano ai lati della via, all’ombra di alberi secolari. Il percorso è ritmato da alcune cappelle funebri familiari (come quella dei Porcelet) e da tombe monumentali e termina di fronte alla facciata seicentesca che introduce all’incompiuta chiesa di Sant’Onorato.

La necropoli degli Alyscamps

La necropoli degli Alyscamps

Il Cammino di Santiago in Francia. La traversata di Arles

Il Cammino di Compostella ad Arles

Il Cammino di Compostella ad Arles

La città di Arles era nel Medioevo il punto di raccolta dei pellegrini che scendevano dalla valle del Rodano o che venivano dall’Italia seguendo la Via Aurelia o attraversando i passi alpini; di qui essi proseguivano lungo la via Domizia, l’antica strada romana che congiungeva la valle del Rodano con la Spagna, in direzione dei Pirenei e della tomba di san Giacomo a Santiago di Compostella. Il percorso seguito dai pellegrini divenne noto come il Cammino di Arles o anche la Via Tolosana. La “Guida del pellegrino” scritta intorno al 1130 prescriveva una sosta obbligatoria ad Arles per visitare le reliquie di San Trophime, vescovo confessore, di San Césaire, vescovo e martire e dei santi Honorat e Genest. Oggi è possibile percorrere il Cammino di Arles seguendo il sentiero di Grand Randonné GR653. Ne proponiamo qui il tratto iniziale che attraversa l’antica e splendida città di Arles.

L'inizio dello Chemin d'Arles

L’inizio dello Chemin d’Arles

Il punto di partenza è il cimitero paleocristiano degli Alyscamps, al termine della Via Aurelia e ai margini della città antica. Alyscamps è un termine provenzale che significa “Campi Elisi”. E nella mitologia romana i Campi Elisi erano la dimora oltremondana degli amati dagli dèi. I primi cristiani vi seppellirono i loro martiri e i loro vescovi, declinando i Campi Elisi nel giardino del Paradiso. Un lungo viale, bordato da decine di sepolcri a sarcofago, all’ombra di alberi secolari, termina di fronte alla facciata seicentesca della chiesa di Sant’Onorato.

Tour des Mourgues

Tour des Mourgues

Si percorre l’Avenue del Alyscamps, costeggiando il canale Craponne. Davanti a noi sono le antiche mura del primo secolo e la torre angolare delle Mourgues, ancora ben conservata. Il nome della torre si riferisce alle monache (mourgues) che vivevano nel monastero fondato nel sesto secolo dal vescovo Césaire, affianco alla vicina chiesa di Saint-Blaise.

Porterie du Grand Couvent

Porterie du Grand Couvent

La porta del Grand Couvent e la chiesa sono visibili risalendo la scalinata delle mura, nei pressi della Place de la Redoute.

Maison du Pèlerin

Maison du Pèlerin

La Rue de l’Agneau ci introduce alla Place Pomme, dove troviamo la Maison du Pèlerin et du Voyageur, punto di accoglienza, ristoro e alloggio per i pellegrini giacobei.

L'anfiteatro romano

L’anfiteatro romano

Sulla destra è visibile un monumento simbolo di Arles, l’anfiteatro delle Arènes, a due ordini di arcate doriche. Sulla sinistra costeggiamo il Teatro antico, costruito all’epoca di Augusto, e tuttora attivo per spettacoli e concerti.

Il pellegrino di Emmaus

Il pellegrino di Emmaus

La Rue du Cloître aggira il chiostro e ci porta nella centrale piazza della Repubblica. Qui è d’obbligo la visita alla Cattedrale di San Trophime e al suo celebre chiostro romanico-gotico. Ai pellegrini che salutavano Arles avviandosi sul Cammino di Compostella, la cattedrale offriva la benedizione del Cristo in maestà e un compendio illustrato di tutta la vita cristiana. Le sculture del portale raccontavano la storia della salvezza, dal peccato originale dei progenitori fino al giudizio universale; proponevano inoltre l’esempio degli apostoli e dei santi, e descrivevano simbolicamente l’aspro conflitto tra le forze del bene e quelle del male.

Il fiume Rodano dal ponte di Trinquetaille

Il fiume Rodano dal ponte di Trinquetaille

Si procede ora lungamente sulla centrale Rue de la République, dove i palazzi storici si alternano alle botteghe commerciali. Brevi deviazioni consentono di ammirare gli altri monumenti caratteristici di Arles. Improvvisamente ci troviamo sulla riva del Rodano, l’immenso fiume che qui inizia il suo delta. Lo sorvoliamo percorrendo il ponte di Trinquetaille, osservando i tetti della città e le frequentate banchine. Al di là del fiume il Cammino di Compostella si appresta ad entrare nella Camargue.

La segnaletica del Cammino

La segnaletica del Cammino