I Campi Elisi di Arles

Il viale alberato degli Alyscamps

Il viale alberato degli Alyscamps

Se andate in Provenza e visitate Arles, non dimenticate gli Alyscamps. Fidatevi. Può sembrare bizzarro e di malaugurio l’invito a recarsi in una necropoli. E, per di più, pagare un sia pur modesto biglietto d’ingresso. Ma percorrere il polveroso viale del vecchio cimitero di Arles significa veramente ‘camminare nella storia’.

La cappella Porcelet

La cappella Porcelet

Alyscamps è un termine provenzale che significa “Campi Elisi”. E nella mitologia romana i Campi Elisi sono la dimora oltremondana di coloro che erano amati dagli dèi. Un luogo che si presenta come un immenso campo fiorito, dove si vive, perennemente sereni, un’esistenza bellissima, mai turbata da neve o pioggia, né dal freddo. I romani pensarono così ai Campi Elisi quando vollero, appena fuori Arles, questo cimitero lungo la via Aurelia, rinverdendo la tradizione dei sepolcri dell’Appia antica. E i primi cristiani vi seppellirono i loro martiri e i loro vescovi, declinando i Campi Elisi nel giardino del Paradiso e offrendo così un motivo di speranza per tutti.

La chiesa di St-Honorat

La chiesa di St-Honorat

Il paesaggio di tombe degli Alyscamps colpì anche l’attenzione di Dante Alighieri che v’immaginò il cimitero degli eretici, una scena del canto nono dell’Inferno. «Sì come ad Arli, ove Rodano stagna, / sì com’a Pola, presso del Carnaro / ch’Italia chiude e suoi termini bagna, / fanno i sepulcri tutt’il loco varo, / così facevan quivi d’ogne parte, / salvo che ’l modo v’era più amaro; / ché tra gli avelli fiamme erano sparte, / per le quali eran sì del tutto accesi, / che ferro più non chiede verun’arte. / Tutti li lor coperchi eran sospesi, / e fuor n’uscivan sì duri lamenti, / che ben parean di miseri e d’offesi» (Inferno, IX, 112-123).

Paul Gauguin, Allée des Alyscamps, 1888

Paul Gauguin, Allée des Alyscamps, 1888

Qualche secolo dopo gli Alyscamps divennero uno degli atelier preferiti dei celebri pittori Vincent van Gogh e Paul Gauguin. Van Gogh descriverà così un suo quadro in una lettera del 1888 a Théo: «Je crois que tu aimerais la chute des feuilles que j’ai faite. C’est des troncs des peupliers lilas, coupés par le cadre là où commencent les feuilles. Ces troncs d’arbres comme des piliers bordent une allée où sont a droite et à gauche alignés de vieux tombeaux romains d’un lilas bleu. Or le sol est couvert, comme d’un tapis, par une couche épaisse de feuilles orangées et jaunes tombées. Comme des flocons de neige il en tombe toujours encore».

Vincent van Gogh, Alyscamps

Vincent van Gogh, Alyscamps

La visita degli Alyscamps è molto semplice: segue un lungo viale alberato, introdotto da un cancello, al termine dell’Avenue omonima, fiancheggiata dal Canale Craponne. I sepolcri a sarcofago si allineano ai lati della via, all’ombra di alberi secolari. Il percorso è ritmato da alcune cappelle funebri familiari (come quella dei Porcelet) e da tombe monumentali e termina di fronte alla facciata seicentesca che introduce all’incompiuta chiesa di Sant’Onorato.

La necropoli degli Alyscamps

La necropoli degli Alyscamps

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