Il ritorno di Dioniso

Dioniso ed Ermes

Dioniso ed Ermes

Dioniso torna d’attualità. La riapertura al pubblico della Villa dei Misteri a Pompei e la mostra sulle Migrations divines al Mucem di Marsiglia hanno riacceso l’attenzione su una delle divinità più glamour della mitologia greco-romana. La popolarità e la simpatia che Dioniso continua a riscuotere gli derivano dall’essere considerato il dio della vigna e del vino, della festa e dell’eccesso. Riscopriamo il mito di Dioniso come ci è stato tramandato nei rilievi di tre sarcofaghi romani.

La nascita di Dioniso

Dioniso nasce dalla coscia di Zeus ed è raccolto da Hermes (Roma, Musei vaticani)

Dioniso nasce dalla coscia di Zeus ed è raccolto da Hermes (Roma, Musei vaticani)

Dioniso è figlio di Zeus, il capo degli dei e la divinità più importante del Pantheon greco. Sua madre è però solo una mortale, la bella Sèmele, figlia del re di Tebe. La relazione clandestina tra Zeus e Semele ingelosisce naturalmente Era. Con astuzia tutta femminile, stuzzicando la vanagloria del marito, Era riesce a incenerire la rivale. Di fronte all’irreparabile, Zeus ha tuttavia la prontezza di salvare il feto di cui Semele era incinta di lui; lo estirpa dal corpo ormai morto dell’amante, si provoca un’incisione della coscia e ve lo cuce dentro, prolungandone così la gestazione fino alla nascita ‘naturale’.

La nascita di Dioniso (Ginevra, Fondation Gandur pour l'art)

La nascita di Dioniso (Ginevra, Fondation Gandur pour l’art)

«Quando lo aveva in seno, al precipitare del fulmine di Zeus, prima del tempo la madre Sèmele lo generò, con un parto dalle doglie affannose, e lasciò il tempo della sua vita per il colpo del fulmine. Lo accolse allora in un talamo genitale Zeus figlio di Crono, e lo nascose nel suo fianco, ve lo chiuse con fermagli d’oro, perché rimanesse celato a Era. Poi lo diede alla luce, quando le Parche ebbero compiuto il tempo dello sviluppo» (Euripide, Le Baccanti).

I misteri dionisiaci

Sarcofago romano con scene di Baccanale (Ginevra, Fondation Gandur pour l'art)

Sarcofago romano con scene di Baccanale (Ginevra, Fondation Gandur pour l’art)

Il culto di Dioniso è celebrato con cortei campestri formati da baccanti. Al mitico corteo dionisiaco partecipavano sileni, satire, ninfe, menadi e fauni. Tutti questi si identificavano con il dio e ne acquisivano il “furore”, inteso come stato d’invasamento divino, e facevano memoria delle vicende mitologiche di Dioniso; erano incoronati da frasche di alloro, tralci di vite e pampini, e cinte da pelli di animali selvatici, e reggevano il tirso, una verga appesantita a un’estremità da una pigna. Ebbro di vino, il corteo, si abbandonava a danze vorticose, seguendo una musica ritmica ossessiva ed estatica.

Baccanti

Baccanti

«Felice colui che sui monti, in mezzo alla danza sfrenata del coro, precipita a terra, vestito del vello consacrato, bramoso del sangue del capretto sgozzato, della gioia di divorare la carne cruda, mentre erra per i monti della Frigia, della Lidia – e Bacco avanza per primo e grida ‘Evoè’. Scorre il latte sul terreno, scorre il vino, scorre il nettare delle api: sembra fumo di incenso di Siria quello che avvolge ogni cosa. Bacco regge con le mani la fiamma che come un tizzone sfavilla dalla ferula resinosa, e l’agita e la vibra, e correndo e danzando incita quella turba vagante, e con grida di orgia la fa fremere tutta, nell’aria scuotendo i morbidi capelli ricciuti».

Baccanti

Baccanti

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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