Puglia rupestre. La gravina di Giulieno a Massafra

L'ipogeo di Colombato

L’ipogeo di Colombato

A metà strada tra Massafra e Mottola, le due capitali del Parco delle gravine pugliesi, la gravina di Giulieno ci permette di scoprire, in fretta e senza grande fatica, l’architettura dei tre insediamenti più caratteristici della zona: una cripta rupestre stupendamente affrescata, una dignitosa abitazione in grotta e una grande masseria tradizionale. Intorno a Taranto si addensa una miriade di borghi e siti minori, una “criptopoli” sistematicamente ricavata erodendo i fianchi dei burroni, dove tutto, dalle case, alle chiese, ai cimiteri, ai monasteri, alle officine e alle botteghe è stato realizzato con architettura “di sottrazione”.

La gravina di Giulieno

La gravina di Giulieno

Le grotte furono sia luoghi sacri e ricovero per asceti, sia insediamenti umani. Nelle gravine si svilupparono veri e propri villaggi, in parte scavati, in parte “costruiti” dalla tenacia dell’uomo, costituiti da abitazioni vere e proprie, strutture funzionali alla comunità agricola come frantoi e stalle e da luoghi di culto. Gli insediamenti rupestri sorgevano però spesso in simbiosi con i borghi di superficie o con forti legami alle grandi masserie di campo, collegati da rampe di scale, sentieri e tratturi. Una passeggiata breve, priva di asperità, ma molto istruttiva, alla scoperta della cripta di San Simeone, dell’ipogeo di Colombato e della Masseria Famosa.

La gradinata rupestre

La gradinata rupestre

Itinerario

L'ingresso della cripta di San Simeone

L’ingresso della cripta di San Simeone

Si parte da Mottola. Dalla rotatoria all’ingresso del paese (ufficio turistico) si scende lungo la Via Salvador Allende per 1,2 km. Al bivio con le indicazioni per la contrada Catanese si va a sinistra, ancora sull’asfalto per 2,5 km, superando il ponte sulla statale e l’imbocco della gravina di Capo di Gavito. All’altezza del villino Odaldo si svolta a destra percorrendo per 500 m una stradina tra i campi. Si lascia l’auto esattamente all’inizio della gravina Giulieno. Seguiamo il viottolo di fronte (sud) costeggiando la gravina sul suo bordo di sinistra e superando una prima zona sporca di rifiuti. Le pareti rocciose emergono via via più evidenti dalla fitta vegetazione del fondo del fosso. Dopo alcune centinaia di metri ci fermiamo in uno slargo sulla destra: qui il viottolo curva lievemente a sinistra e poco più avanti incrocia un largo tratturo che attraversa la gravina. Affacciandoci sul bordo dobbiamo individuare il sentierino giusto che scende sulla cengia sottostante grazie a una scala con i gradini scolpiti nella roccia. Pochi passi nel fitto della macchia ci portano a un’abitazione rupestre articolata in due ampie grotte intercomunicanti, di forma regolare, con un portico aperto e limitato lateralmente da due archi.

Le due absidi di San Simeone

Le due absidi di San Simeone

Seguendo ancora la cengia raggiungiamo la chiesa rupestre di San Simeone (o Simone), protetta da un’inferriata aperta. La cripta è ad aula unica ma presenta due belle absidi ad arco con gli altari scolpiti alla maniera bizantina. Tra le absidi è una nicchia vuota. Ma accanto ai particolari architettonici, ciò che lascia stupefatti è il manto di affreschi che riveste tutte le pareti.

Il battesimo di Gesù

Il battesimo di Gesù

Affreschi certamente deteriorati dal tempo e dall’esposizione (oltre che dai vandali), ma ancora in buona parte leggibili, come il battesimo di Gesù nel fiume Giordano a opera di Giovanni Battista; a seguire è la scena degli apostoli seduti intorno al tavolo dell’ultima cena, dove si nota la cura nel disegnare le architetture dei monumenti di Gerusalemme; struggente è la scena della Deposizione di Gesù dalla croce, sotto gli occhi della madre e dei discepoli in lacrime (il dipinto è in una nicchia con una sepoltura alla base). Le due absidi accolgono le immagini di Gesù e di Maria, contornate da angeli e santi. Terminata la visita conviene tornare sul bordo della gravina: la parete rocciosa di fronte mostra altre grotte e cavità del minuscolo villaggio rupestre; ma raggiungerle richiede doti da Indiana Jones.

L'ingresso della Masseria Famosa

L’ingresso della Masseria Famosa

Si continua per qualche metro sul sentiero fino a incrociare l’ampio tratturo che traversa e la gravina; qui andiamo a sinistra (est) e seguiamo il tratturo fino a scorgere le forme della Masseria Famosa. Dal muretto di recinzione si traversa la grande aia e si entra nel complesso attraverso un arco. Abbandonata da tempo, la masseria mostra però ancora con chiarezza la sua ampia struttura interna e le diverse funzioni degli ambienti. Si notano in particolare le stalle per gli animali di tutte le taglie: gli animali da soma, gli ovini, gli animali da cortile, la colombaia. Grandi ambienti ospitavano i carri e gli attrezzi agricoli, fungevano da deposito dei raccolti, ospitavano gli opifici per la produzione casearia, dell’olio e del vino.

Le stalle

Le stalle

Colpisce la presenza dei camini, del forno esterno, della cisterna dell’acqua, delle mangiatoie, delle vasche per l’abbeverata e perfino di una toilette. Il piano superiore aveva destinazione residenziale. Dal terrazzo, dove si essiccavano i fichi e i pomodori, si ha uno sguardo d’insieme del complesso. Fuori del recinto si osservano le grotte, ricavate nel solco iniziale della gravina del Portico del Ladro, destinate a ospitare i pastori, i loro cani e le greggi. Al termine della visita si torna all’auto lungo il percorso dell’andata. Il tempo complessivo impiegato per l’escursione è di 2 ore e 20 minuti. Si noti che la Masseria Famosa è raggiunta da una strada che proviene da Massafra. Disponendo di tempo è consigliabile proseguire il percorso delle gravine e visitare gli altri villaggi e insediamenti rupestri annidati sulle pareti rocciose, dandosi come limite la grande condotta d’acqua che traversa le gravine.

La masseria e la zona rupestre, sullo sfondo di Mottola

La masseria e la zona rupestre, sullo sfondo di Mottola

Per approfondire

Le grotte visitate – note come l’Ipogeo di Colombato-Famosa e la Cripta di san Simeone di Famosa – sono censite ai numeri 825 e 314 del Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia (www.catasto.fspuglia.it). Una selezione bibliografica di opere dedicate alle gravine pugliesi e agli insediamenti civili e religiosi è documentata nella sezione “Italia rupestre” del sito http://www.camminarenellastoria.it/. Gianni Pofi ha curato per le edizioni Adda la Guida escursionistica della Puglia (www.addaeditore.it/), con un’ampia selezione di itinerari nelle gravine. Lo stesso editore propone un agile volumetto illustrato scritto da Vito Bianchi che è un’ampia rassegna introduttiva alle Masserie pugliesi. Tra le guide promozionali merita una citazione Le strade del parco – Itinerari, luoghi ed attività nel Parco delle Gravine, scaricabile all’indirizzo: http://www.novelune.eu/documents/Le_strade_del_parco.pdf/.

Il forno

Il forno

Visita la sezione del sito dedicata alla civiltà rupestre: http://www.camminarenellastoria.it/index/ITALIA_RUPESTRE.html

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