Casnigo. Il vescovo e l’arciprete all’inferno

Il Santuario della Trinità di Casnigo: gli affreschi dell'abside

Il Santuario della Trinità di Casnigo: gli affreschi dell’abside

Casnigo è in provincia di Bergamo, nella media Val Seriana, su un altipiano formato dall’azione congiunta del fiume Serio e del torrente Romna. Una qualche notorietà gli deriva dall’essere il “paese del baghèt“, ovvero la tipica cornamusa bergamasca. A un’altitudine di poco superiore si trova il santuario della Trinità, scrigno d’arte in terra bergamasca. Particolarmente interessante è il ciclo di affreschi, opera dei Baschenis, dipinto tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Il ciclo si sviluppa sull’arco trionfale e il presbiterio, e raffigura il Giudizio universale, la vita e la passione di Gesù Cristo, profeti, apostoli e dottori della Chiesa.

Il Giudizio universale di Casnigo

Il Giudizio universale di Casnigo

L’affresco del Giudizio Universale sull’arco absidale è molto esteso e si sviluppa su circa quaranta metri quadri di superficie. Ma al di là delle imponenti dimensioni ciò che colpisce l’osservatore è la densità umana dei luoghi ultraterreni, l’autentica folla di personaggi che il pittore ritrae, le centinaia di protagonisti e comparse che si riversano sulla scena del giudizio. Sulla base dell’arco, a sinistra, è descritta la scena della risurrezione dei morti, del giudizio individuale e della formazione del doppio corteo dei beati e dei dannati. L’ambiente è quello della valle di Casnigo che si allunga sullo sfondo delle cime delle Orobie; la valle del Serio viene si trasfigura qui nella biblica valle di Giosafat ai piedi del monte di Gerusalemme, dove Gioele profetizza l’adunata di tutte le nazioni nel giorno del giudizio universale. Gli angeli tubicini hanno risvegliato i morti con il suono delle loro trombe. Il messaggio degli angeli è esplicitato sul cartiglio: surgite mortui, venite ad iudicium. L’arcangelo Michele, in abito guerriero da comandante delle schiere angeliche, pesa i risorti sulla bilancia a doppio piatto e tiene a distanza con la lancia un insidioso demonio che tenta di condizionare la pesatura. I risorti che sono stati giudicati positivamente sono accolti a braccia aperte dagli angeli. Spiccano il triregno di un papa, la mitria di un vescovo e il velo delle suore. Il corteo dei beati s’ingrossa e inizia l’ascensione verso il cielo, accolto festosamente da uno striscione con la scritta: Venite benedicti ad gloriam eternam. I risorti che al contrario sono stati giudicati negativamente diventano preda di grottesche figure diaboliche. A colpi di forcone e con modi spicci e brutali i diavoli spingono i dannati in un caotico corteo, dove la disperazione individuale si somma al panico collettivo.

Gli eletti

Gli eletti

Sulla base dell’arco a destra è ritratto l’Inferno. La catena di monti è illuminata dai colori del tramonto del cielo. Sullo sfondo si alza una muraglia di fiamme altissime, sovrastata da uno striscione che riporta l’anatema matteano della maledizione divina: ite maledicti in ignem eternum. I dannati sfilano tra due ali di sadici diavoli armati di forconi. Pianto, urla disperate, mani che coprono i volti, capelli strappati, sono i segni che esternano lo stato d’animo dei dannati. Uomini e donne sono nudi. Solo qualche copricapo ne indica lo status sociale: il triregno di un papa o la corona di un re. Maliziosamente la tradizione popolare locale ha individuato tra i dannati il vescovo di Bergamo (con la mitria) e l’arciprete di Casnigo (con il tricorno, la berretta a tre punte), persone con le quali la Confraternita proprietaria della chiesa non aveva in quel momento buoni rapporti. La massa dei dannati viene spinta tra le fauci del Leviatano infernale, un drago dai denti aguzzi che sputa fiamme dalle narici, dagli orecchi e dalla bocca. Ingoiati dalla bocca dell’Inferno, i dannati confluiscono nei locali sotterranei dove vengono stivati come balle di fieno dai forconi demoniaci. Sulla scena si staglia una scritta minacciosa: “mai”. Essa sintetizza il dantesco “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”: la permanenza all’inferno non avrà mai fine.

L'Inferno

L’Inferno

In alto l’affresco si sviluppa sull’intera fascia dell’arco e descrive gli eventi localizzati in cielo, al di sopra delle nuvole. Una galleria di luce solare collega l’empireo allo spazio celeste. Scortato dai cori angelici, Gesù scende dall’alto dei cieli sulle ali dei cherubini, si siede sull’arcobaleno della nuova alleanza e si mostra all’umanità: è la sua seconda parusia. Indossa il mantello del colore rosso del martirio e mostra ai presenti le sue cinque piaghe. Un gruppo di angeli esibisce gli strumenti della passione: la croce, la corona di spine, la canna con la spugna dell’aceto, i chiodi, la colonna della flagellazione, la lancia di Longino. I due intercessori – la madre Maria e il precursore Giovanni Battista – pregano in ginocchio implorando la benevolenza del giudice nei confronti dei risorti. Una schiera di otto angeli tubicini fa squillare le trombe del giudizio per chiamare i morti alla risurrezione. Ai lati del giudice è schierato il Paradiso dei Beati, una folla di santi nella quale spiccano gli apostoli, gli evangelisti, i patriarchi, i martiri, i dottori della chiesa, i fondatori degli ordini, i santi e le sante più popolari del tempo. Gli Apostoli sono i più vicini a Gesù e interpretano il tradizionale ruolo di tribunale celeste. Li riconosciamo facilmente dai loro attributi: Pietro (con le chiavi), Giovanni (imberbe, col libro del Vangelo), Bartolomeo (con il coltello), Andrea (con la croce), Giacomo (con il bastone da pellegrino), Tommaso (con la squadra), Paolo (con la spada e il libro delle lettere), Giuda Taddeo (con la clava), Matteo (col libro del Vangelo). Il gruppo di donne sante alla destra del giudice comprende la Maddalena (con i lunghi capelli biondi e il vasetto dell’unguento), Caterina d’Alessandria (con la corona regale e la ruota dentata del martirio), Caterina da Siena (stigmatizzata e con il crocifisso), Orsola (con lo stendardo dell’armata delle sue compagne), Chiara d’Assisi (con l’ostensorio), Apollonia (con la tenaglia e il dente), Agata (con i seni tagliati sul piatto). Tra i santi si riconoscono il povero Lazzaro (con il corpo devastato dalle piaghe), il domenicano Pietro da Verona (con il giglio, il libro e la roncola sul capo) e Francesco d’Assisi (con il saio, la croce e le stimmate). Nel gruppo alla sinistra del giudice riconosciamo Longino (con la lancia), i dottori della chiesa Gregorio (con la tiara papale), Ambrogio e Agostino (in abiti vescovili), Lorenzo (con la graticola), Elena (con la croce), Alessandro di Bergamo (con l’armatura e il vessillo gigliato), Domenico di Guzman (con l’abito domenicano e il rosario).

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

Pamplona. Il portale del Giudizio nella chiesa di San Saturnino

Pamplona, San Saturnino: il timpano del Giudizio finale

Pamplona, San Saturnino: il timpano del Giudizio finale

Siamo a Pamplona/Iruña, capoluogo della Navarra. La chiesa di San Saturnino (San Cernin, in occitano) si trova nel cuore del borgo medievale di San Cernin. Il borgo fu fondato alla fine del Mille da un gruppo di francesi che insediò le sue attività nella zona e iniziò l’edificazione del quartiere. Nel Medioevo la città di Pamplona risultava così formata da tre nuclei urbani (barrios): il borgo di San Cernin, la città della Navarreria e la poblaciòn di san Nicolàs. Oggi le alte torri di San Saturnino segnano il profilo della città e ne costituiscono così lo stigma paesaggistico.

Pamplona, San Saturnino: il portale del Giudizio finale

Pamplona, San Saturnino: il portale del Giudizio finale

La chiesa è cara ai pellegrini del Camino de Santiago per il suo legame con il vescovo Saturnino e per la Virgen del Camino, custodita in una cappella. Saturnino fu vescovo di Tolosa nel terzo secolo ed evangelizzò la Gallia e la Spagna. Venne anche a Pamplona a convertirvi i primi cristiani, tra i quali San Fermìn, primo vescovo della città. Il pozzo utilizzato da Saturnino per battezzare i catecumeni è ancor oggi visibile alla confluenza delle calles San Saturnino, Mayor e Jarauta. Naturale il legame tra la chiesa di Pamplona e l’omologa basilica di San Saturnino a Tolosa, città francese anch’essa tappa del Camino. L’ingresso della chiesa è anticipato da un portico trecentesco e da un atrio cinquecentesco. Sul portico spiccano le statue di San Saturnino e di Santiago (San Giacomo). Il timpano scolpito del portale risale agli anni 1330-40 e descrive la scena del Giudizio finale, con tracce di pittura e qualche mutilazione. Il Cristo parusiaco occupa la posizione centrale. Mostra le piaghe delle mani, dei piedi e del costato ed è accompagnato dagli angeli che esibiscono gli strumenti della sua passione: la croce, i chiodi, la corona di spine, il flagello, la lancia di Longino. Ai due lati del giudice vediamo in ginocchio gli intercessori – la madre Maria, il precursore Giovanni Battista e San Saturnino (o il donatore) – che intercedono la misericordia di Gesù verso i risorti. Un angelo tubicino fa squillare la tromba del giudizio. L’architrave è suddiviso in quattro scomparti, separati da colonne e ritmati da archivolti. Il primo comparto contiene la scena della risurrezione finale con i morti che si risvegliano ed escono dalle loro tombe scoperchiate. I comparti centrali descrivono i due cortei di beati che procedono da destra e da sinistra verso Gesù. Il quarto scomparto descrive il corteo dei dannati scortato dai diavoli e la caldaia simbolo delle pene infernali.

I capitelli con le scene dell'infanzia di Gesù

I capitelli con le scene dell’infanzia di Gesù

I capitelli che reggono gli archivolti descrivono episodi della vita di Gesù. A sinistra vediamo le scene dei vangeli dell’infanzia, con l’annunciazione di Gabriele a Maria, la visita di Maria alla cugina Elisabetta, la nascita di Gesù e l’annuncio ai pastori, la presentazione di Gesù al tempio, la strage degli innocenti, i re Magi da Erode, la fuga in Egitto e l’epifania. A destra sono le scene finali della vita di Gesù: l’entrata a Gerusalemme, la cattura nel Getsemani, la deposizione dalla croce, le tre Marie al sepolcro, la discesa di Gesù al Limbo e l’apparizione del risorto a Maria Maddalena. Le chiavi degli archivolti sono decorate da sculturine che riproducono il Cristo giudice, la Trinità, il Cristo risuscitato e la crocifissione sul Calvario.

I capitelli con le scene della vita di Gesù

I capitelli con le scene della vita di Gesù

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

Il Cammino di Santiago in Spagna. La traversata di Pamplona

L'antico selciato

L’antico selciato

Il Camino Francés, il più popolare tra i diversi percorsi del Camino de Santiago, entra in Spagna traversando diagonalmente la Navarra. Da Valcarlos/Luzaide, località di confine legata ai ricordi di Carlo Magno, si raggiunge la Roncisvalle della Chanson de Roland, con la sua Real Colegiata de Santa Maria; si traversa poi Pamplona/Iruña, capoluogo della Navarra e antica capitale del Reyno, e si prosegue verso altre note località del Camino come Puente de la Reina/Gares ed Estella/Lizarra. Pamplona, ricca di chiese e monumenti, cinta dalle mura e dotata di due università è sicuramente la tappa più interessante del Camino in Navarra. La traversata della città sul Camino consente di coglierne gli aspetti migliori.

Puente de la Magdalena

Puente de la Magdalena

Entriamo in città attraversando il Parco fluviale dell’Arga, una grande area verde che segue i meandri del fiume e separa il centro di Pamplona dai quartieri periferici a nord, e scavalcando il fiume sul pittoresco Puente de la Magdalena.

Muralla de Pamplona

Muralla de Pamplona

Costeggiamo ora la Muralla, il tratto nord-orientale delle mura cittadine ed entriamo nel centro storico attraverso il Portal de Francia. Il sistema difensivo delle mura è tra i meglio conservati della Spagna e circonda il centro con cinque km di pareti, bastioni, baluardi, porte, mezze lune, rivellini e fortini.

Claustro: Puerta del Arcedinato

Claustro: Puerta del Arcedinato

 Ci dirigiamo verso la Cattedrale di Santa María. Non c’inganni la facciata neoclassica. Se dell’originale romanico resta appena qualche capitello, l’interno in stile gotico si fa apprezzare anche a seguito dei restauri che hanno riguardato i dipinti, le opere d’arte e le tombe reali. Il chiostro, con le sue belle porte scolpite, gli archi e la cappella, è considerato uno dei più belli nello stile gotico. Merita una visita anche il Museo diocesano.

Ayuntamiento

Ayuntamiento

 Raggiungiamo l’Ayuntamiento. La sede della municipalità di Pamplona è situata nel cuore del centro storico, in un sito dove confluivano i tre borghi medievali (Navarrería, San Saturnino e San Nicolás). Fu costruita nel Quattrocento come simbolo del consolidamento di una città unita.

Museo di Navarra: affresco proveniente da Artajona

Museo di Navarra: affresco proveniente da Artajona

Tappa d’obbligo è il Museo della Navarra, che occupa un antico ospedale urbano. La visita aiuta a capire l’arte e la storia della Navarra dalla preistoria fino ai giorni nostri. Di rilievo, per i nostri gusti, la pittura medievale.

San Saturnino: il portale del Giudizio finale

San Saturnino: il portale del Giudizio finale

 Il Camino di Santiago ha una sua tappa significativa nella chiesa di San Saturnino o San Cernin. Qui, secondo la tradizione, il vescovo Saturnino, patrono di Pamplona, battezzava i primi cristiani della città (un piccolo pozzo lo ricorda). La chiesa rappresentò il cuore della vita religiosa del vecchio borgo ma svolgeva anche la funzione di fortificazione militare di difesa della popolazione, come dimostrano le due alte torri fortificate. Da notare, sotto il portico, il timpano del Giudizio finale sul portale della chiesa.

Calle Mayor

Calle Mayor

Percorriamo la Calle Mayor, il corso cittadino sula quale si affacciano i palazzi più importanti: il Palacio del Condestable, residenza arcivescovile durante il Sei-Settecento, il Palacio de los Redìn y Cruzat e il barocco Palacio de Ezpeleta.

Parque de la Taconera

Parque de la Taconera

Passeggiamo nei giardini della Taconera, un bel parco urbano che combina il gradevole arredo vegetale e floreale con pittoreschi elementi architettonici, sculture e monumenti.

Ciudadela

Ciudadela

Costeggiamo la Ciudadela, fortificazione a pianta pentagonale con cinque baluardi angolari. L’eleganza del disegno ne fa il miglior esempio di architettura militare del Rinascimento spagnolo. Oggi è un ulteriore polmone verde a disposizione degli abitanti di Pamplona.

Il pozzo di San Saturnino

Il pozzo di San Saturnino, antico fonte battesimale

Dopo aver attraversato il Bosquecillo, il Cammino di Santiago lascia la città storica all’altezza della Vuelta del Castillo e prosegue lungo la Fuente del Hierro, il quartiere di Iturrama e il campus universitario. Il prossimo obiettivo è il Puente de la Reina.

Milano. Le vetrate dell’Apocalisse in Duomo

La cattedrale gotica s’innalza su Milano con lo slancio verticale della sua architettura, con la celebre Madonnina dorata e la lunga teoria di statue di santi, testimoni della fede. Il messaggio che comunica ai milanesi utilizza anche il linguaggio delle navate interne e le immagini delle vetrate. La complessa simbologia delle cattedrali è poeticamente sintetizzata da David Maria Turoldo in questi versi del suo Teatro: «É la chiesa il confine della tenebra; la muraglia del cielo. Via lattea del Signore è la navata; selva immobile le colonne. Arcobaleno eterno è la Volta e la Cripta è la stiva dei corpi che dormono nel Signore. È l’Altare maggiore la mensa della vita; arca del Silenzio il Tabernacolo. Questo capitello e l’altro e l’altro ancora sono un nido di angeli, un fascio di palme, un nodo di sole. Il Chiostro è l’anello della sposa. La Sacrestia è il vestibolo delle nozze. Qui è il limite dello spazio, la camera segreta dell’amore. E la rotondità della terra e la verticalità del Verbo e la percezione della luce. É questo il mistero della Carità. Archi, capitelli, colonne, voi non siete che le forme dello Spirito, la Sintesi; Egli si è fatto in noi di carne, noi ci siamo fatti in voi di pietra, per essere tutti insieme l’Unità». La vetrata, in particolare, è lo stigma tipico dell’architettura gotica, capace di manifestare con straordinaria efficacia evocativa la storia della salvezza, la realtà concreta della chiesa e l’azione dei suoi santi.

Duomo di Milano. La vetrata dell'Apocalisse

Duomo di Milano. La vetrata dell’Apocalisse

Le visioni dell’Apocalisse di Giovanni si ritrovano nella vetrata-rosone che chiude l’abside centrale, lavorata in varie fasi nel Quattrocento e nel Cinquecento. Tra le tante scene segnaliamo l’immagine di Giovanni evangelista affiancato dall’aquila, tradizionale simbolo giovanneo nel tetramorfo. Vediamo poi i quattro cavalieri dell’Apocalisse che calpestano un tappeto di cadaveri e l’apertura del terzo sigillo con il cavaliere sul cavallo nero e la bilancia in mano (Ap 5). Segue la scena dell’agnello mistico (Ap 14). Vi sono gli eventi finali dell’angelo che incatena Satana (Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni) e del giudizio finale (E vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva – Ap 20).

Duomo di Milano. San Michele contro gli angeli ribelli

Duomo di Milano. San Michele contro gli angeli ribelli

La battaglia tra San Michele e gli angeli ribelli è il tema di una vetrata della navata sinistra, completata solo nel 1947. L’episodio è tratto dal libro 12 dell’Apocalisse (Scoppiò una guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combattevano con il drago; il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu posto per essi in cielo) che narra come una parte degli angeli si ribella per superbia a Dio; in cielo scoppia una battaglia tra gli angeli rimasti fedeli a Dio, guidati dall’arcangelo Michele, e gli angeli ribelli guidati da Lucifero; i ribelli, sconfitti, acquistano sembianze diaboliche e sono precipitati all’inferno.

Museo del Duomo. La Donna e il drago (Ap 12)

Museo del Duomo. La Donna e il drago (Ap 12)

Quattro antelli (pannelli) provenienti dalla vetrata dell’Apocalisse e realizzati a metà dell’Ottocento, sono attualmente conservati nel Museo del Duomo. Il primo ha per titolo “Fugit in solitudinem” e deriva dal capitolo 12 dell’Apocalisse che descrive la scena della Vergine con un aureola stellata e raggiante di luce, insidiata dal demonio dalle sette teste. Il secondo antello descrive la scena successiva della Donna che sfugge al drago rifugiandosi nel deserto, mentre il figlio neonato viene preso in custodia da Dio. Il terzo antello descrive la successiva battaglia tra gli angeli fedeli e gli angeli ribelli. Un pannello descrive la Gerusalemme celeste scesa dal cielo sulla terra.

Museo del Duomo. Gli angeli combattono il drago a sette teste

Museo del Duomo. Gli angeli combattono il drago a sette teste

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

Grande Guerra. La strada militare dell’Ablés

1 - La strada militare dell'Ablés

Le creste dei monti dello Stelvio e dell’Ortles-Cevedale costituivano il fronte della Grande Guerra. L’Alta Valtellina e la Valfurva che si distendono ai loro piedi erano percorse all’epoca da poche strade. A servizio delle postazioni italiane in quota era la camionabile che da Bormio saliva al passo del Gavia lungo la Valfurva, con le due diramazioni della Val Zebrù e della Valle dei Forni. Durante la guerra si aggiunse un’altra strada militare che saliva allo stesso Gavia dal versante di Ponte di Legno.

Le case di Canareglia

Le case di Canareglia

Ma l’opera di maggiore impegno, la più imponente tra quelle realizzate dall’arma del Genio, fu la strada militare dell’Ablés. La sua costruzione durò fino al 1918 e si sviluppò su una lunghezza di 13 chilometri, con una pendenza media costante del 12%, una sezione di 3 metri e tornanti in grado di sostenere il passaggio degli autocarri militari Fiat. Il dislivello coperto è di 1700 metri, con partenza dalla quota 1300 dell’inizio della Valfurva fino alla quota di oltre 3000 del passo dell’Ablés.

La piazzola di sosta

La piazzola di sosta

La strada voleva servire le batterie di artiglieria italiana che controllavano le cime presidiate dagli austriaci, ma di fatto non fu mai realmente utilizzata. La strada ha risentito ovviamente del trascorrere del secolo e si è degradata a un sentierino nella sua sezione più alta, mentre sono collassati alcuni tornanti.

I prati e le baite di Ortagio

I prati e le baite di Ortagio

Tra il 2003 e il 2006 i gruppi dell’Associazione nazionale Alpini di Tirano e della Valfurva, con il contributo economico del Parco dello Stelvio e della Fondazione Pro Valtellina, hanno provveduto alla ricostruzione delle murature a secco e delle opere di contenimento, seguendo scrupolosamente le stesse tecniche d’inizio Novecento. Oggi la strada è un popolare percorso cicloturistico, ambiente privilegiato per i mountain bykers.

La strada militare

La strada militare

La strada militare dell’Ablés merita di essere percorsa a piedi, anche solo per un breve tratto, per poterne apprezzare le tecniche costruttive e per godere del silenzio ovattato dei boschi e dei panorami sui dintorni. Una buona soluzione può essere quella di raggiungere da San Nicolò le case di Canareglia (1541 m) e la vicina piazzola di sosta, lasciare l’auto e proseguire a piedi.

Il tornante

Il tornante

Si traversano così i tranquilli prati di Ortàgio (1616 m) segnati da due belle baite multipiano e si prosegue nel bosco alzandosi con due tornanti successivi fino alla baita del Cantòn (1731 m). Sui due tornanti conviene uscire dalla strada per osservare dal basso le sostruzioni di pietra a sostegno del piano stradale, come pure i muretti di contenimento dei detriti. Dal Cantòn si può tornare indietro o raggiungere le case di Plazzanecco (1681 m) con l’ampio sentiero che si dirama dalla strada militare e scendere rapidamente a Canareglia, chiudendo l’anello. La passeggiata richiede circa un’ora o poco più.

La sostruzione del tornante

La sostruzione del tornante

Il secondo tornante

Il secondo tornante

La baita al Cantòn

La baita al Cantòn

La segnaletica al bivio per Plazzanecco

La segnaletica al bivio per Plazzanecco

Il Sacro Monte di Oropa

Le cappelle del Sacro Monte di Oropa

Le cappelle del Sacro Monte di Oropa

Il Sacro Monte di Oropa si propone come un’ascensione sul sentiero del declivio che fiancheggia il santuario di Oropa. La salita è ritmata da dodici cappelle popolate da gruppi di statue in terracotta policroma che narrano la vita di Maria, la madre di Gesù. Rispetto ad altri Sacri Monti quello di Oropa, pur nell’autonomia del suo spazio fisico, assume chiaramente una funzione ancillare rispetto al vicino santuario mariano. Si propone cioè come percorso catechetico e devozionale che integra la visita del grande complesso e le proposte religiose connesse (pellegrinaggio processione, novena, liturgia, confessione, messa, sacramenti, predicazione, esercizi spirituali, preghiera individuale e collettiva). Il focus sulla vita di Cristo è filtrato dagli eventi della vita di Maria, vista come mediatrice della salvezza. Un’ulteriore specificità di Oropa è la partecipazione dei borghi del Biellese all’edificazione del Sacro Monte: in assenza di un main sponsor, ciascuna cappella è stata finanziata e sostenuta dalle comunità locali, in una sorta di gemellaggio ideale. Con la conseguenza di un allungamento dei tempi di edificazione e decorazione a cura degli artisti e degli artigiani locali, prolungatisi dal 1620 al 1720.

Pannello descrittivo

Pannello descrittivo

La composizione delle scene segue i modelli del teatro popolare e delle sacre rappresentazioni della tradizione medievale. I neo-pellegrini che risalgono oggi il Sacro Monte sono coinvolti quasi esclusivamente come spettatori e ospiti non protagonisti dello spazio montano sacralizzato. L’evidente necessità di un restauro dei gruppi scultorei e le modalità fin troppo arcigne delle grate di protezione delle cappelle, anche soltanto dalla visione e dall’osservazione (ma anche da furti e vandalismi), richiederebbero interventi che l’istituzione della Riserva naturale regionale potrà operare nel tempo.

La cappella iniziale

La cappella iniziale

L’itinerario

Lo sposalizio di Maria e Giuseppe

Lo sposalizio di Maria e Giuseppe

La visita (o “il giro”, nel linguaggio popolare) delle cappelle, agevolata da pannelli descrittivi, ha inizio nei pressi del parcheggio del santuario e dell’area di sosta dei bus urbani provenienti da Biella. La prima cappella è dedicata all’Immacolata Concezione e cioè al concepimento di Maria libera dal peccato originale, qui simbolizzato da un grande drago. Segue la cappella della nascita di Maria nella casa di sua madre Anna, affiancata dalla levatrice, dalle donne e dagli angeli. Nella cappella della presentazione al tempio il sommo sacerdote accoglie la piccola Maria che sale le scale di slancio, seguita dai genitori Gioacchino e Anna. La quarta cappella vede la scena originale di Maria inserita nel gruppo di ragazze che attendono ai lavori donneschi nel tempio, scena animata dalla curiosa lite tra due fanciulle. Si passa poi allo sposalizio di Maria con Giuseppe, vincitore della singolare gara del bastone fiorito; gli altri pretendenti delusi spezzano rabbiosamente i loro bastoni.

Una cappella

Una cappella

Le tre successive cappelle sono rispettivamente dedicate all’annunciazione dell’angelo Gabriele, alla visita di Maria alla cugina Elisabetta e alla nascita di Gesù nella stalla, tra l’asino e il bue. La nona cappella vede la presentazione di Gesù al tempio nel giorno della purificazione di Maria, al cospetto dell’anziano sacerdote Simeone e della profetessa Anna. Originale è la decima cappella, dedicata alle nozze di Cana, con un simpatico commensale che si volta verso il coppiere per ammirare il prodigio dell’acqua trasformata in vino. L’Assunzione di Maria in cielo è declinata secondo tradizione, con la cerchia degli apostoli intorno al sepolcro vuoto e il gruppo degli angeli che porta in cielo l’Assunta. L’ultima cappella è la più spettacolare: oltre centocinquanta statue animano la visione del Paradiso, con le schiere degli angeli, i santi e i progenitori che fanno ala all’incoronazione di Maria.

L'incoronazione di Maria in Paradiso

L’incoronazione di Maria in Paradiso

Per approfondire

Il sentiero

Il sentiero

La visita può essere preparata sul web consultando i siti dedicato http://www.sacromonte-oropa.com/ e http://www.santuariodioropa.it/. Presso il santuario sono attivi un centro d’informazione che distribuisce depliants e un servizio di visite guidate. Oropa è al centro di una rete di sentieri segnati tra i quali spiccano quelli dedicati rispettivamente a Pier Giorgio Frassati e al papa Giovanni Paolo II. Il centro di documentazione europea sui Sacri Monti dispone di un buon sito informativo (www.sacrimonti.net/) attraverso il quale si possono consultare e scaricare integralmente i libri e la rivista. Si segnala anche la rete dei percorsi transalpini italo-svizzeri del progetto CoEur – “Nel cuore dei Cammini d’Europa, il sentiero che unisce”: http://www.camminidevozionali.it/.

La quota del Sacro Monte

La quota del Sacro Monte

Visita nel sito la sezione dedicata ai Sentieri per lo spirito: http://www.camminarenellastoria.it/index/SENTIERI_SPIRITO.html

Cremona. Apoteosi e incubo al Museo civico

Il Giudizio universale nella Pinacoteca di Cremona

Il Giudizio universale nella Pinacoteca di Cremona

Magari non sarà un capolavoro. E non v’è neanche certezza su quale pittore cremonese ne sia l’autore. Ma questa tela seicentesca del Giudizio universale esposta al Museo civico Ala Ponzone di Cremona si fa ricordare come un’eccezionale stimolatrice di curiosità, un panoramico volo d’uccello sullo straordinario affollamento dei luoghi dell’aldilà, lo spaccato di un formicaio ultraterreno da osservare con la lente dell’entomologo, un verminaio di mostruosità diaboliche, un paziente esercizio di who’s who della santità.

La geografia dei luoghi è articolata su tre livelli: il cielo, la terra e l’underworld. Questi tre luoghi comunicano tra loro in vario modo, grazie a cavità, varchi e creature vettoriali. Vi sono descritti fenomeni fisici e atmosferici complessi: dalla luce più incandescente al buio completo, addensamenti nuvolosi, spettri iridati, correnti ascensionali e discendenti, un planetario, estesi campi flegrei, vulcanismo.

Il Cristo giudice e il Paradiso

Il Cristo giudice e il Paradiso

Il primo zoom si concentra sul Cielo e sui personaggi che stazionano al di sopra delle nuvole. Sullo sfondo è la struttura concentrica dei sette cieli. La luce solare dell’empireo investe la fascia nuvolosa e crea l’arcobaleno. Sull’arco iridato scende a sedersi Gesù. È la sua seconda venuta sulla terra. Viene a pronunciarvi il giudizio finale sull’umanità. La sfera terrestre gli fa da suppedaneo, a simbolizzare la signoria divina sul creato. L’ampia fascia di rispetto intorno alla sua figura è violata solo da Maria, sua madre, in ginocchio ai suoi piedi, che impetra la misericordia giudiziale del figlio. Poco lontano è il secondo intercessore, Giovanni il Battista il precursore, col mantello rosso simbolo del martirio e la tunica eremitica di pelle di cammello. Fa da corona al giudice una sorta d’avanguardia della moltitudine dei cori celesti. Sono gli angeli che mostrano al pubblico planetario gli strumenti della passione di Gesù (la croce, la corona di spine, la lancia, la canna con la spugna, la scala, la colonna, i flagelli), a significare che il suo estremo sacrificio ha portato la salvezza agli uomini. Sotto il giudice è insediato il tribunale celeste formato dagli apostoli; ciascuno di loro è riconoscibile dal suo tradizionale attributo: la croce di Andrea, il bastone da pellegrino di Giacomo, la spada di Paolo, l’alabarda di Mattia, il bastone di Giuda Taddeo. Tutt’intorno si distende concentricamente il Paradiso dei santi. Le nuvole offrono nicchie e spalti, sui quali si affollano i beati. I patriarchi biblici sono rappresentati da Mosè (a sinistra, con le tavole della legge in mano e i corni di luce sul capo) e dai progenitori Adamo, Eva e il piccolo Abele (a destra, dietro il Battista, con la cintura di foglie di fico). I rami di palma identificano lo stuolo dei martiri: si riconosce la figura di Lorenzo, con la graticola. Di rilievo è la presenza dei santi fondatori di Ordini religiosi: a sinistra si concentrano Benedetto e la sorella Scolastica, Domenico di Guzman, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, Francesco d’Assisi. Due popolari santi sono in particolare evidenza: dietro Francesco vediamo Luigi IX, che ha deposto la corona di re di Francia e indossa l’abito da penitente con la cenere sul capo; a destra vediamo Chiara da Montefalco con l’abito da monaca agostiniana, il giglio e la bilancia nelle mani.

Gli angeli trombettieri

Gli angeli trombettieri

Cambiamo ora scenario e dal cielo scendiamo sulla terra. Gli angeli squillano le trombe, offrono palme e corone di fiori e stendono un lungo cartiglio che annuncia una giustizia retributiva meritocratica, basata su ricompense legate ai comportamenti più o meno virtuosi (diversa meritorum stipendia).

La risurrezione dei morti

La risurrezione dei morti

Al suono delle buccine, come d’incanto, si risvegliano i morti, si aprono le tombe, gli scheletri si rianimano, splendidi corpi nudi si sollevano. Nell’immensa e luminosa valle di Giosafat, i morti risorti si raccolgono in un lungo corteo.

L'ascensione dei beati

L’ascensione dei beati

Guidati da angeli luminosi i beati levitano da terra e ascendono progressivamente verso il cielo. Sul fronte opposto vediamo la caduta dei dannati. Angeli sterminatori brandiscono minacciosamente spade fiammeggianti e scacciano i dannati dentro un geyser di fuoco che rifluisce nelle cavità infernali.

Il Purgatorio

Il Purgatorio

Sul margine sinistro è situato il Purgatorio. La sua è una posizione geografica simbolica: le fiamme sono quelle sotterranee dell’Inferno ma il tetto è aperto verso l’alto, a sottolinearne il carattere di pena temporanea, la finalità della purificazione, la speranza della gioia futura. I volti dei purganti non esprimono disperazione; pur nella sofferenza c’è preghiera, speranza, attesa fiduciosa. E la fine della pena arriva con l’atterraggio misericordioso di due angeli, inviati dall’alto a liberare chi ha espiato la pena e a portarlo in cielo.

I dannati

I dannati

Scendiamo ora sotto la crosta terrestre, nell’Inferno sotterraneo, dove sono allestiti i campi di sterminio dei dannati. Le scene che vediamo sono un continuo pugno nello stomaco.

Le pene infernali

Le pene infernali

L’incubo prende la forma dei mostri: il mostruoso mascherone dalla bocca aperta e dagli occhi ruotanti, sorta di Bocca alla Verità alla rovescia; la bocca irta di denti e la gola spalancata del Leviatano ingoiatore; l’immensa testa di anaconda che sbuca dalla melma e risucchia un dannato; il ghigno cattivo del tirannosauro; il drago cornuto volante che sputa fiamme e fetore; la gigantesca tarantola avvelenatrice che scende silenziosa dall’alto.

Il diavolo con la tromba

Il diavolo con la tromba

Ai mostri si accompagna la manovalanza dei diavoli: l’indimenticabile demone dagli occhi incandescenti che suona un corno assordante che erutta fuoco, parodia dell’angelo tubicino; la diavolessa, megera dalle orbite cave e priva di denti, orrida Arpia dai seni flaccidi e dalle lunghe unghie rapaci; i demoni cinocefali che latrano la loro rabbia azzannatrice; i demoni cornuti, dalle ali da chirottero e dal becco ricurvo, teratologici, prognatici, deformi, vampireschi.

Il superbo e l'arpia

Il superbo e l’arpia

E poi le pene del contrappasso, le esecuzioni, una rassegna di strumenti di tortura e di forme di accanimento penale: le catene, le mazze chiodate, i lanciafiamme, i serpenti velenosi, l’impalamento, l’evirazione, la ruota dentata che scarnifica i corpi, il forcone che spappola l’occhio, l’eviscerazione addominale, i corpi lessati nell’immenso pentolone sul fuoco.

La pena della ruota dentata

La pena della ruota dentata

E infine loro, i dannati. Catatonici, smarriti, spaventati, inerti, annichiliti, umiliati. Molti indossano i simboli del loro vizio capitale: la corona regale dell’orgoglio e della superbia, i gioielli della vanità e della lussuria, il turbante dello scisma e della persecuzione. Non hanno avuto pietà in vita, ora fanno veramente pietà.

Il calderone infernale

Il calderone infernale

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

La gola del Leviatano

La gola del Leviatano