Abruzzo. Le gole di San Venanzio e l’Eremo

L'eremo di San Venanzio

L’eremo di San Venanzio

Siamo nell’Abruzzo aquilano. Lasciamo la valle Subequana in direzione di Raiano. Superati il passaggio a livello sulla linea ferroviaria L’Aquila-Sulmona e il bivio per Molina, la strada statale cambia decisamente direzione e va a infilarsi nella Gola di San Venanzio, stretta tra il monte Mentino e il monte Urano, oggi protetta da una Riserva naturale regionale. La strada s’immerge nel canyon attorcigliandosi spettacolarmente con la ferrovia, le gallerie, il fiume e le antiche vie romane e tratturali. La parte alta della Gola, più ripida, è dominata dal calcare e ha l’aspetto aspro e selvaggio di un orrido. L’Aterno scorre impetuoso tra i massi del fondo alternando rapide, mulinelli e cascatelle. Una rigogliosa vegetazione nasconde anfratti e piccole grotte alla base delle pareti rocciose che scendono a picco sulle rive del fiume. Dopo due km facciamo tappa alla centrale dell’Enel. La contigua area di sosta attrezzata è dedicata ai pionieri dell’elettrificazione della valle Subequana. L’acqua del canale di adduzione all’impianto rifluisce nel letto del fiume creando una scenografica cascata. I cartelli della Riserva raccontano il funzionamento degli antichi mulini ad acqua e spiegano le caratteristiche del percorso naturalistico del Lungaterno. Più a valle, quando la pendenza diminuisce, una nuova area di sosta invita ad osservare il fiume che va a sfociare nella piana alluvionale di Raiano e che disegna ampie anse in un bel bosco fluviale ancora intatto.

Il fiume Aterno

Il fiume Aterno

La piazza ampia e accogliente di Raiano suggerisce un duplice invito: quello a “perdersi” nella visita del centro storico ma anche quello a districarsi tra la raggiera di strade che divergono dalla piazza e si dirigono nelle diverse località dei dintorni. Certamente originale è la proposta di visitare il frantoio storico della famiglia Fantasia, bell’esempio di archeologia industriale che introduce alla comprensione dell’economia dell’area. La Via Tratturo che segue il percorso dell’antica via di transumanza, che scendeva dal valico della Serra e si dirigeva a Sulmona, è la seconda chiave di lettura della storia e dell’economia dell’area peligna. Tappa obbligata è comunque l’ufficio della Riserva naturale delle Gole di San Venanzio: è il posto giusto per documentarsi, raccogliere informazioni e programmare i passi successivi.

Il santuario

Il santuario di San Venanzio

Ci dirigiamo ora verso l’eremo di San Venanzio. Usciamo dal paese sulla strada per Vittorito, in direzione delle gole, percorrendo meno di due km. Un lungo e suggestivo filare di cipressi annuncia il bivio per l’eremo e la stretta strada asfaltata che conduce al parcheggio. Per una rampa di scale si scende al piccolo santuario che ha incorporato l’eremo. Il complesso sfida le leggi della gravità aggrappandosi con un sistema di archi alle due pareti rocciose nel punto in cui la gola si restringe maggiormente. La visita è di grande interesse. Si può scendere all’Aterno sia per la rampa a sinistra dell’eremo sia per il sentiero di destra che ne segue un po’ avventurosamente la sponda fino al ponte stradale.

L'Aterno scorre sotto l'eremo

L’Aterno scorre sotto l’eremo

Raggiungendo i massi al centro dell’Aterno si riesce ad apprezzare al meglio lo scenario naturale ricco di vegetazione spontanea. Si osservi sul versante opposto l’ardito sentierino, attrezzato con una catena, che traversa la parete rocciosa a raggiungere le apparentemente inaccessibili grotte eremitiche della Crocetta. I pellegrini seguivano l’antica via sacra verso l’eremo, fiduciosi nel potere taumaturgico di San Venanzio e praticavano sia la litoterapia che l’idroterapia. Si stendevano e si strofinavano sulle rocce del santo per guarire dai dolori reumatici addominali e dorsali; oppure si bagnavano nelle acque dell’Aterno, sperando nel loro potere vitale e terapeutico.

La cella dell'eremo

La cella dell’eremo

Il sentiero attrezzato della Crocetta

Il sentiero attrezzato della Crocetta

 

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