Abruzzo. Due passeggiate archeologiche da Raiano

Siamo ancora a Raiano, nell’Abruzzo aquilano, sul percorso dell’antico regio tratturo Celano-Foggia. Proponiamo due passeggiate archeologiche che svelano alcune eccezionali opere d’ingegneria della pietra: la strada romana e l’antico acquedotto.

La strada romana

Il memoriale di Umberto Postiglione

Il memoriale di Umberto Postiglione

Il cartello d’inizio del sentiero per la “rava tagliata” è sulla strada tra Raiano e Vittorito, 700 metri dopo il bivio per l’eremo, al di là del ponte sul fiume Aterno. Si può parcheggiare in una delle numerose aree di sosta prossime alla strada. Obiettivo di questa escursione è la scoperta della “tagliata” che l’antica via romana Valeria ha lasciato a mezza costa sulla parete delle gole del fiume. Il sentiero s’innalza a tornanti nella fitta vegetazione di erbe odorose, pini, ulivi e querce, protetto da muretti a secco. Costeggiato un fosso e aggirata una grotta, si raggiunge una strada sterrata e un cartello informativo della Riserva, con bella vista retrostante su Raiano. Si va ora a sinistra sulla sterrata, sul bordo di un terrazzo coltivato a ulivi. Dove la sterrata termina, si deve individuare un sentiero un po’ nascosto dalla vegetazione (attenzione alla segnaletica) che s’innalza nel fitto bosco e s’inoltra nelle gole, di cui appare lo spettacolare tratto roccioso che custodisce l’eremo. Risalito un costolone roccioso che si stacca da Monte Mentino, raggiungiamo un recinto di pietre a secco che ospita quattro alti cipressi e una lapide in memoria di Umberto Postiglione, poliedrico protagonista della vita culturale di Raiano. Il luogo merita una sosta. Ripreso il cammino, continuiamo a inoltrarci nelle gole sul sentiero a mezza costa. Sull’opposto versante si osserva il percorso all’aperto e in galleria della strada e della ferrovia. Superiamo un tratto di ripide ghiaie con l’ausilio di una staccionata in legno e risaliamo ripidamente la sommità di un secondo costolone che si stacca dal monte (ore 0,15-0,40). Da qui diventa visibile la grande parete rocciosa con l’ardita “tagliata” della strada romana, meta della nostra escursione. Il sentiero prosegue ora in discesa, in un tratto più ampio delle gole. Giungiamo in breve alla impressionante cengia scavata nella roccia (“rava”) che ospita la strada romana. La si percorre con la dovuta prudenza, osservando l’ampiezza della carreggiata e i resti della banchina di protezione a valle. L’emozione del luogo è accentuata dalla sua verticalità a picco sul fiume. Siamo anche su un grande balcone da cui si ammira il tratto finale delle gole. Tra andata e ritorno occorrono due ore.

 La rava tagliata, l'antica strada romana scavata nella roccia della gola di San Venanzio

La rava tagliata, l’antica strada romana scavata nella roccia della gola di San Venanzio

L’acquedotto romano

La galleria dell'acquedotto romano

La galleria dell’acquedotto romano

Tornati a Raiano si può decidere di dare un’occhiata all’antico acquedotto romano, una grande opera idraulica scavata nella roccia, che per duemila anni (e ancora fino a pochi anni fa) ha convogliato le acque dell’Aterno a servizio delle popolazione e dell’agricoltura locale. Si parte dalla sede del Parco e poco prima del passaggio a livello, all’altezza di un grande crocifisso di legno, si va a destra su una strada campestre, stretta tra il muro di recinzione di un uliveto e il fosso dell’acquedotto protetto da una staccionata. Subito dopo la curva in fondo, si trascura il sentiero più largo che scende a destra (è la via pedonale per l’eremo di San Venanzio) e si continua a sinistra, in piano, sullo stretto sentiero d’argine. Il percorso è facile ma richiede piede sicuro e assenza di vertigini. Dopo qualche centinaio di metri il fosso s’incanala prima in una trincea stretta tra due muraglioni ed entra poi in galleria. Si prosegue sul sentiero per osservare diverse bocche (bòccole o ùcchele) dell’acquedotto che svolgevano la funzione di sfiatatoio e ne consentivano all’accesso agli addetti alla manutenzione e alla pulizia. Impressiona il perfetto stato di conservazione dell’opera romana. Il sentiero segue anche il percorso della ferrovia, visibile pochi metri più in alto. Superato un casello, ci si può arrestare all’altezza del ponte. Il proseguimento sul sentiero è lasciato ai più avventurosi. Fin qui avremo impiegato venti minuti. Altrettanti ne servono per tornare in paese.

Presa d'aria dell'acquedotto

Presa d’aria dell’acquedotto

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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