Abruzzo. Sul tratturo di Forca Caruso

Tratturo Celano-Foggia: gregge a Forca Caruso

Tratturo Celano-Foggia: gregge a Forca Caruso

Forca Caruso – sul Regio Tratturo Celano-Foggia – è oggi un luogo semi-sconosciuto agli stessi abruzzesi. Chi viaggia tra i due mari percorre veloce i viadotti e le gallerie delle nuove autostrade. E il vecchio negletto valico è stato accantonato ed è diventato un luogo remoto e nascosto. Ieri non era così. La consolare Tiburtina Valeria, che transitava sul valico, era il collegamento obbligato per le auto in viaggio tra l’Abruzzo e Roma. L’altroieri era un addirittura un affollato passaggio per le tribù italiche dei Marsi e dei Peligni, per le legioni romane che marciavano da Cerfennia a Corfinium, per le greggi transumanti che salutavano il lago del Fucino e scendevano in valle Subequana, per le diligenze postali e anche per i briganti. Un valico temutissimo per le sue tempeste di vento e per la neve che vi stazionava tutto l’inverno. Oggi la passeggiata sul tratturo è la tranquilla riconquista di luoghi deliziosi, tra un alternarsi di vallette, pianori e colli arrotondati, sullo sfondo di monti importanti. Ma il tratturo Collarmele – Forca Caruso può essere definito anche come un “sentiero dell’energia”. Il paesaggio è infatti segnato da una moltitudine di vettori di energia delle più diverse specie: la grande “cicatrice” del gasdotto algerino, le paline del metanodotto Snam, i tappeti di pannelli fotovoltaici, i grandi tralicci dell’elettrodotto di Terna e le pale del parco eolico Windsol.

Il valico di Forca Caruso sulla via Tiburtina Valeria

Il valico di Forca Caruso sulla via Tiburtina Valeria

La passeggiata sul tratturo può partire da Forca Caruso, al km 143,300 della strada statale n. 5  “Tiburtina Valeria”. Siamo alla quota di 1107 metri, sul ventoso valico che separa la conca del Fucino dalla Valle Subequana. Lo si raggiunge con le larghe curve che salgono da Collarmele o con i più ripidi tornanti provenienti da Castel di Ieri o da Goriano Sicoli. Dietro la vecchia casa cantoniera, ormai diruta, saliti pochi metri del pendio di Monte Ventrino, andiamo a cercare il primo dei tanti segni della storia che ci accompagneranno per tutta la passeggiata: è l’antico cippo che segnala il passaggio del R(egio) T(ratturo). La sua scoperta dà il via e il giusto tono all’escursione.

Il cippo del tratturo

Il cippo del tratturo

Lasciamo ora la strada e scendiamo sulla sinistra, in direzione del Fucino, seguendo la pista erbosa del tratturo. Toccato il fondo del pianoro di San Rufino la pista punta in direzione di una fattoria, che è ancora oggi esempio della tradizionale integrazione tra agricoltura di montagna e allevamento. Dalla fattoria parte una sterrata bianca che traversa ancora il pianoro e sale a un piccolo valico. Qui ritroviamo l’asfalto. Sul colle a sinistra è ancora evidente il taglio a mezza costa dell’antica strada romana che lasciava la Via Valeria, costeggiava il pianoro e scendeva in direzione sud verso la valle del Giovenco.

Il tratturo sul piano di San Nicola

Il tratturo sul piano di San Nicola

Davanti a noi si apre ora il grande spazio del Piano di San Nicola. Sullo sfondo si staglia il profilo dei monti del Velino e del Sirente. Ci tuffiamo ancora verso il fondo della conca. Sulla sinistra è un caratteristico “stazzo”, il recinto di riposo notturno del gregge, affiancato da un ricovero in lamiera. Subito dopo il tratturo si biforca. Il ramo destro assume presto un andamento lineare: a sorpresa è esattamente il percorso dell’antica via romana Valeria che da Cerfennia (l’odierna Collarmele) raggiungeva Corfinio e le gole di Popoli. Si osserva la sua lieve sopraelevazione sul terreno circostante e si apprezza il lavoro sugli argini, mirato a difendere la strada dall’impaludamento. Il ramo di sinistra del tratturo è altrettanto interessante. Conduce prima curiosare tra le rovine del Monastero di San Nicola e prosegue poi fino a raggiungere un laghetto abbeveratoio per gli animali.

Le rovine del monastero di San Nicola

Le rovine del monastero di San Nicola

Sulle pendici dei colli intorno si osservano altri stazzi e masserie. Il luogo, ancora oggi popolato dagli ovini, per la sua posizione strategica fungeva un tempo da “riposo” per le greggi transumanti. Ed era dotato di tutti i servizi necessari per i pastori e per i loro animali. Dal laghetto andiamo ora a riprendere il ramo tratturale sull’antica Valeria e raggiungiamo l’asfalto all’altezza del km 140,800 della statale. La passeggiata può interrompersi qui. Il ritorno a Forca Caruso si può compiere su un percorso erboso più diretto. Altrimenti si può anche seguire la strada asfaltata: il traffico è molto rarefatto e il percorso del valico è amato soprattutto dai motociclisti. In alternativa si può proseguire verso Collarmele. Il tratturo costeggia per un tratto la strada asfaltata e poi se ne discosta con un percorso più diretto verso il paese che si conclude davanti alla bella chiesetta tratturale di Santa Maria delle Grazie, fasciata da deliziose mattonelle maiolicate che fanno corona alle statue dei santi Pietro e Paolo.

La chiesa tratturale della Madonna delle Grazie a Collarmele

La chiesa tratturale della Madonna delle Grazie a Collarmele

Tempi di percorrenza: la passeggiata richiede complessivamente 1,40 h. Trenta minuti sono infatti necessari per la traversata del piano di San Rufino e altrettanti ne occorrono per il piano di San Nicola. Il ritorno alla casa cantoniera, seguendo la vecchia Valeria e un tratto sull’asfalto richiede quaranta minuti. Se si decide di scendere sul tratturo da Forca Caruso a Collarmele i tempi salgono a novanta minuti: se non si dispone di una seconda auto i tempi si raddoppiano con il ritorno.

Visita la sezione del sito dedicata alle escursioni sui tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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