Carso triestino. Il sentiero Rilke

É una delle passeggiate più piacevoli e facili del Carso triestino. Qui amava passeggiare anche il poeta ermetico Rainer Maria Rilke, ospite nel castello di Duino e qui nacquero i suoi primi versi delle “Duineser Elegien”. Un itinerario giustamente celebre perchè intreccia la forza della natura e lo spirito della poesia. Il sentiero percorre il bordo delle alte falesie e lo straordinario calcare eroso dei ‘campi solcati’ a picco sulle onde più settentrionali del mare Adriatico, in un tripudio di vento, di sole e di verde. Ma questo sentiero diventa per Rilke un’esperienza purissima dello spirito, una “striscia di terra feconda”, un luogo dove “il cuore ci trascende”. Un sentiero-invito, da desiderare prima e da percorrere poi con in mano il libro dei nostri versi preferiti. “Lo trovassimo anche noi un umano puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra feconda tra acqua e roccia. Perché il nostro cuore ci trascende ancora” (Rilke).

La baia di Sistiana

La baia di Sistiana

Il sentiero Rilke si sviluppa tra Sistiana e Duino, sul bellissimo tratto di costa adriatica che da Monfalcone scende a Trieste. L’alto numero di riserve naturali e la presenza di numerosi percorsi “d’autore” (il sentiero Kugy, la strada Napoleonica, il sentiero Tiziana Weiss, la vedetta Slataper) rendono giustizia a un territorio denso di fenomeni carsici, memorie storiche, attrazioni naturali, baie e promontori, palazzi e castelli. L’integrazione tra mare e terra trova un esaltante momento simbolico quando la storica regata velica della Barcolana affolla di vele il mare ventoso del Golfo e riempie di escursionisti e spettatori ogni angolo delle alte falesie a balcone sulla costa. L’addensamento di studenti e ricercatori di tutto il mondo che trovano nel triestino un cluster formativo (il Collegio del Mondo Unito, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati, l’Università) e un’area di ricerca di primissimo ordine, premiata dal Nobel ad Abdus Salam, è la versione contemporanea di quell’intreccio d’influssi della storia, di quell’oikoumene di fedi religiose, di quel particolare clima di dialogo interculturale, di quella densità di intellettuali e viaggiatori che hanno reso celebre Trieste.

Il sentiero Rilke

Il sentiero Rilke

La passeggiata, segnalata da un cartello, inizia dal parcheggio al bivio per Sistiana Mare, al km 135,7 della strada statale 14, nei pressi di un ufficio turistico. Si cammina, protetti da una recinzione in legno, proprio sul ciglione carsico, e si raggiunge un bel punto panoramico da cui si ammirano Sistiana, perla dell’alto Adriatico, Trieste e la costa dell’Istria.

I campi solcati

I campi solcati

Al termine della rete di recinzione dell’area campeggio, si trovano le prime pietre rugose, il “solcato carsico” che accompagna la passeggiata. È un esempio di carsismo superficiale, generato nel tempo dall’azione di dissoluzione dei calcari. Radi cespugli creano un contrasto di colore con il candore della pietra. Un cartello multilingue individua la “vedetta” di quota 86. Si tratta di una piazzola protetta di cemento che durante la guerra operava come batteria antiaerea a difesa della base di sommergibili. Altre opere belliche costellano il sentiero, memorie di guerre ormai lontane, ma che hanno insanguinato tutto il Carso.

Le postazioni militari

Le postazioni militari

Voci, voci. Ascolta mio cuore, come soltanto i Santi / ascoltarono un giorno: il grande richiamo / li alzava dal suolo; ma essi, impassibili, / restavano assorti in ginocchio; / così ascoltavano. Non che tu possa mai reggere / la voce di Dio. Ma lo spiro ascolta, / l’ininterrotto messaggio che da silenzio si crea. / Ecco fruscia qualcosa da quei giovani morti e viene a te”.

La vegetazione del sentiero

La vegetazione del sentiero

Il percorso alterna punti di osservazione ad aree di riposo; si procede tra le rocce della scogliera, con stupendi scorci di mare, alternando tratti nel rigoglioso bosco di pini marittimi. Si incontrano piante tipicamente mediterranee, come il leccio e l’olivo selvatico ed altre caratteristiche del paesaggio carsico, come la quercia. Sostando sui punti più esposti della falesia, nelle giornate di cielo terso, l’orizzonte arriva a comprendere la costa dell’Istria, la laguna di Grado e il campanile di Aquileia, si spinge sino alle Dolomiti cadorine, ai monti della Carnia e alle Alpi Giulie, riscende alla foce dell’Isonzo e ai cantieri di Monfalcone. In un altro punto l’occhio si riempie solo di mare aperto e del volo delle rondini, dei falchi e dei gabbiani.

Il castello di Duino

Il castello di Duino

Dopo un tratto del sentiero in cui la vegetazione è particolarmente fitta si giunge all’ultimo belvedere. Una piazzola offre una veduta della costa di Grado e del castello di Duino, abbarbicato ad un promontorio roccioso sul mare, sullo sfondo di torri e pareti a picco sul mare.

Ma chi ci ha rigirati così / che qualsia quel che facciamo / è sempre come fossimo nell’atto di partire? / Come colui che sull’ultimo colle / che gli prospetta per una volta ancora / tutta la sua valle, si volta, si ferma, indugia -, / così viviamo per dir sempre addio”.

Il sentiero, divenuto percorso attrezzato anche per i disabili, termina all’ingresso del Collegio del Mondo Unito di Duino.

Il Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico

Il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico

La vita e l’opera di Rilke sono un percorso difficile, un trekking umano segnato da svolte decisive e maturazioni sorprendenti. Dal suo viaggio nella Russia tolstoiana, nacque Das Stundenbuch, un Libro d’Ore di profondo misticismo, nel quale l’aspirazione a Dio si unisce alla pietà e all’amore per gli umili e i sofferenti. L’esperienza parigina con Rodin generò le Neue Gedichte (Nuove Poesie) e il romanzo-diario autobiografico sulla tormentosa condizione esistenziale dell’artista chiuso nella sua interiorità: I quaderni di Malte Laurids Brigge. Verranno infine le Elegie Duinesi, opere della maturità nelle quali lo spazio interiore è anche reazione allo sgomento della prima guerra mondiale. Dirà nella settima elegia: Essere qui è splendido. In nessun dove, amata, ci sarà mai mondo se non in noi. La nostra vita scorre trasmutando. E quel ch’è fuori di noi svanisce in forme sempre più meschine. Lo spirito del tempo si crea vasti sili di forza, informi, come l’incalzante tensione ch’esso da ogni cosa desume. Templi non ne conosce più. Questo prodigarsi del cuore ora risparmiamolo più segreto. Se dove mai resti cosa un tempo implorata, servita, adorata in ginocchio -, così come ora sta, si tende di già nell’invisibile. Molti non la scorgono più, senza per altro avere la grazia di edificarsela in cuore, con pilastri e statue, più grande.

Nella decima elegia duinese, l’ultima, il rapporto tra paesaggio esterno e paesaggio dell’anima diventa stringente, indimenticabile. Il Leidland è il paese della morte e del dolore, nel quale sgorga la fonte della gioia: Il morto deve andare, e in silenzio / la Lamentazione anziana, lo conduce alla gola della valle / dove brilla qualcosa al chiaro della luna: la fonte della gioia; con reverenza / la nomina, dice: presso gli uomini è un fiume di portata. / Ai piedi della montagna si fermano / e là, lei l’abbraccia piangendo. / Lui da solo s’interna su per i monti del dolore originario. / E dall’atona sorte non risuona nemmeno il suo passo. / Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare un simbolo in noi, / vedi che forse indicherebbero i penduli amenti dei nocciòli spogli, oppure / la pioggia che cade su terra scura a primavera. / E noi che pensiamo la felicità / come un’ascesa, ne avremmo l’emozione / quasi sconcertante / di quando cosa ch’è felice, cade.

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