Abruzzo. Sulle tracce di Ovidio, Ercole e Pietro Celestino

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Ecco una proposta per un autentico “camminare nella storia”. Siamo nell’Abruzzo peligno, alle falde del Morrone della Maiella. Qui ieri avremmo incontrato gli agricoltori che salivano a curare i campi d’altura e i raccoglitori di òrapi. Avremmo incontrato pastori che salivano per la monticazione, greggi di pecore e di capre, bovini e cavalli. Non era raro incrociare eremiti, asceti e solitari diretti agli eremi rupestri o a remote grotte con gli altarini. Non mancava qualche brigante, qualche ribelle in cerca di rifugi e libertà. Gli anziani vi racconteranno dei prigionieri fuggiti dal campo di Fonte d’Amore e delle pattuglie di tedeschi che li rastrellavano; o di più antiche storie di combattimenti tra francesi e borboni. Oggi i pochi pastori rimasti vengono dai Balcani e parlano slavo, con qualche stentata frase in italiano. Sulle sterrate pedalano sudati gli amanti della mountain bike e scorazzano infangati patiti del motocross. S’incontrano gli operai forestali e le guardie del Parco con i loro fuoristrada. Incontriamo gruppi di giovani dell’associazionismo cattolico in marcia verso gli eremi. E perché no, anche qualche camminatore buongustaio, avvertito da Ignazio Silone che per raggiungere i villaggi di questa montagna «bisogna camminare a piedi, bisogna meritarseli, versare conche di sudore, come i pellegrini d’una volta, salire scendere risalire lunghe coste, provare la propria virtù. Non sono montagne per turisti, ma per eremiti; non per vacche ma per capre e serpi; montagne aride deserte, di poca erba, di gente povera».

La badia morronese e la conca peligna

La badia morronese e la conca peligna

L’area dell’anello escursionistico che qui proponiamo è caratterizzata da un intreccio di elementi paesaggistici e naturalistici (la Fons amoris di Ovidio, la conca peligna e i monti che le fanno corona), archeologici (il tempio di Ercole Quirino), monumentali e artistici (la Badia Morronese), eremitici (il rifugio di Pietro Celestino) e storici (la base militare di Fonte d’Amore, la sede formativa dell’organizzazione penitenziaria). È un facile percorso ad anello, vario e molto panoramico, con un dislivello limitato a 275 metri, che si compie in meno di due ore e mezzo, nei dintorni di Sulmona.

L'ingresso della Badia morronese

L’ingresso della Badia morronese

Punto di partenza è l’abbazia di Santo Spirito al Morrone, detta comunemente Badia Morronese. La località Badia (360 m) dista circa 5 km da Sulmona. L’abbazia esprime bene il prestigio e la potenza raggiunti dall’Ordine dei Celestini. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, essa fu adibita a carcere e, dopo una lunga fase di ristrutturazione e restauro, è ora la sede del Parco nazionale della Maiella. Lasciata l’auto, si ammirano le possenti mura secentesche e lo svettante campanile. Dal cortile interno si diramano i percorsi per i diversi ambienti (visite guidate dal lunedì al venerdì).

La chiesa abbaziale

La chiesa abbaziale

Usciti dalla Badia si percorre ora la strada asfaltata in salita verso la montagna. Un rettifilo conduce alla cappella della Madonna degli Angeli, dedicata ai caduti di guerra.

Il tempietto in memoria dei caduti in guerra

Il tempietto in memoria dei caduti in guerra

Entra poi obliquando nel bosco, lascia sulla sinistra l’attacco del Sentiero dello Spirito per l’eremo di San Pietro, e raggiunge il piazzale dello Chalet, con posto di ristoro, area picnic e posteggio auto (dalla Badia 1,8 km, ore 0,30).

Il portico d'ingresso all'eremo

Il portico d’ingresso all’eremo

A sinistra del bar, un ripido sentiero, a tratti scalinato e scavato nella roccia, protetto da una staccionata, ascende all’eremo di Sant’Onofrio al Morrone a 637 m di quota. Restaurato dopo le cannonate dell’ultima guerra, l’eremo conserva ancora l’aspetto arcigno che aveva all’epoca di San Pietro Celestino.

L'ingresso dell'eremo di Sant'Onofrio al Morrone

L’ingresso dell’eremo di Sant’Onofrio al Morrone

Qui il santo eremita ricevette il messaggio della sua elezione a Papa. Aperto il sabato e la domenica, l’eremo conserva la galleria di accesso, l’oratorio, diversi affreschi e una serie di celle e locali che hanno ospitato figure isolate di religiosi ed eremiti laici. Una breve scalinata conduce a una grotta sottostante.

L'oratorio celestiniano nell'eremo

L’oratorio celestiniano nell’eremo

Uno slargo consente di dominare con lo sguardo tutta la Valle Peligna e di riconoscere i principali gruppi montuosi che la delimitano. Nella piana si distinguono in particolare la città di Sulmona, la base di Fonte d’Amore e la Badia Morronese. A sinistra si osserva Colle Mitra e tutta la cresta di del monte Rotella, la valle del Gizio e il monte Genzana, la valle del Giovenco, la valle dell’Aterno con le gole di San Venanzio. Si ridiscende al piazzale dello Chalet (ore 0,30-1,00).

L'absidiola affrescata

L’absidiola affrescata

Per un cancello aperto si entra ora nell’area archeologica (la visita è libera) e si percorre in discesa un vialetto ghiaioso che porta prima al Belvedere e poi alle terrazze del tempio italico-romano con il sacello dedicato a Ercole Curino, ricco di stucchi policromi e pavimenti a mosaico. I pannelli informativi spiegano in modo esauriente la natura del luogo sacro e gli eventi che lo riguardavano.

Il santuario di Ercole Curino

Il santuario di Ercole Curino

Le rovine monumentali del Santuario dedicato alla divinità italica protettrice delle greggi sorvegliavano dall’alto il percorso del tratturo Celano-Foggia che attraversava tutta la conca peligna. I resti di una chiesetta celestiniana e un cancello aperto segnalano l’uscita dall’area archeologica.

Il sacello del santuario di Ercole

Il sacello del santuario di Ercole

Si segue il largo sentiero che traversa le pendici nord-occidentali della montagna del Morrone, alternando cave, captazioni e boschetti di pini e cipressi, con bel panorama sulla conca peligna. Più avanti si trovano i segnavia del Parco e una stradina asfaltata.

La chiesetta celestiniana

La chiesetta celestiniana

Superate alcune case rurali si raggiunge il muro di recinzione della base logistica militare, dominato da un’altana. Conviene qui lasciare l’asfalto e imboccare sulla destra la stradina sterrata che costeggia fedelmente la recinzione della base logistica militare e, successivamente, della scuola della Polizia penitenziaria.

Le prese dell'acquedotto costruito dai prigionieri austriaci

Le prese dell’acquedotto costruito dai prigionieri austriaci

Sulla destra si scoprono le insolite architetture asburgiche delle prese dell’acquedotto realizzate dai prigionieri austriaci nel campo, al tempo della prima guerra mondiale. Sempre seguendo la recinzione esterna la sterrata raggiunge un kartodromo e, da qui, in breve, la strada tra Badia e Marane.

La base logistica di Fonte d'Amore (ex campo 78)

La base logistica di Fonte d’Amore (ex campo 78)

Si va a sinistra per pochi metri. Superato l’ingresso della Scuola di Polizia, ci si addentra per un vialetto verso l’ingresso della Base logistica militare (oggi dismessa). Qui l’8 settembre del 1943 i prigionieri alleati fuggirono dal campo di prigionia e si dispersero nei paesi e nei casolari sparsi alle pendici del monte Morrone, aiutati dalla popolazione locale, in attesa di traversare il fronte. Nell’area è conservata una baracca di quel campo. Si sosta anche davanti al monumento dedicato al capitano pilota Francesco Santoro, morto “fra barbare torture” il 23 ottobre1943, medaglia d’oro al valor militare.

Fonte d'Amore

Fonte d’Amore

Proseguendo sulla strada per Marane, si raggiunge Fonte d’Amore, la fontana celebrata da Ovidio. Un’area di sosta, con panchine all’ombra degli alberi, invita a leggere i versi ovidiani tratti da Tristia (IV,10,3-4) Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis milia qui novies distat ab Urbe decem (“La mia patria è Sulmona, ricchissima di gelide acque, che dista nove volte dieci miglia da Roma”) e dagli Amores (II,16,1-2) Pars me Sulmo tenet Paeligni tertia ruris parva sed inriguis ora salubris aquis (“Sono a Sulmona, una delle tre città della campagna peligna; è una piccola località, resa però salubre dalle acque che la irrigano”). Si riprende il cammino in senso inverso, in direzione della Badia morronese e del suo campanile, dove si ritrova l’auto (ore 1,15-2,15).

La sede del Parco nazionale della Maiella

La sede del Parco nazionale della Maiella

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One thought on “Abruzzo. Sulle tracce di Ovidio, Ercole e Pietro Celestino

  1. Ho recentemente visitato l’Eremo di Sant’Onofrio, e ne confermo la bellezza. E’ interessante sapere che l’apertura ed il restauro dell’Eremo sono garantiti da volontari del luogo, che normalmente lo tengono aperto il sabato e la domenica, ma che su appuntamento sono disponibili anche ad aprirlo in altri giorni, Comunque prima di andare è esempre bene verificare l’apertura telefonando al gentilissimo signor Stefano, 3392396322.

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