Roma. Le Catacombe di San Callisto

La cella tricòra occidentale

La cella tricòra occidentale

La storia delle catacombe di San Callisto inizia quando papa Zefirino (199-217) affida al diacono Callisto (futuro Papa tra il 217 e il 222), il compito di sovraintendere al “cimitero” della grande chiesa di Roma, proprio in corrispondenza del terzo miglio della via Appia. Da allora – racconta Fabrizio Bisconti – quel piccolo cimitero rappresenterà il nucleo genetico delle catacombe, una sorta di prototipo dei cimiteri ipogei concepiti dai cristiani, come “dormitori provvisori” in attesa della resurrezione. Le invasioni barbariche porteranno devastazioni e insicurezza, il suburbio sarà abbandonato, le tombe saranno sistemate nelle basiliche funerarie e alcune entreranno addirittura all’interno della cinta muraria. Mentre alcune catacombe, annesse ai più amati santuari romani, come San Sebastiano, San Lorenzo e San Pancrazio, rimasero praticabili, le catacombe di San Callisto soffrirono per un progressivo e irreversibile abbandono. Si dovette attendere l’archeologo romano Giovanni Battista de Rossi che, nell’estate del 1844 – ad appena ventidue anni – assieme al fratello Michele Stefano entrò nella vigna Molinari, che si estendeva sulla via Appia e fu attratto dalla cosiddetta Tricòra Occidentale, ossia dal mausoleo triabsidato, allora ridotto a cantina, che doveva ospitare i corpi dei martiri e dei Pontefici che le fonti riferivano alle catacombe di San Callisto. In quegli anni, iniziava la grande avventura archeologica del de Rossi, che scavò l’intero complesso callistiano, a cominciare da quell’area, il cuore del cimitero, da identificare con quello voluto da Zefirino e continuando con le regioni di Sotere, di papa Milziade, di papa Liberio, a cui si aggiungeranno l’area di Lucina, il cimitero dei santi Marco, Marcelliano e Damaso e la catacomba anonima della via Ardeatina.

L'area verde delle Catacombe di San Callisto

L’area verde delle Catacombe di San Callisto

La visita

Le catacombe di San Callisto sono situate nel triangolo disegnato dalla Via Appia antica, dalla Via Ardeatina e da Via delle Sette Chiese. La visita si concentra su tre luoghi emozionanti. Le guide salesiane (i figli di Don Bosco curano la custodia della catacomba di San Callisto) aiutano efficacemente i visitatori a ricostruire antiche storie di fede e di martirio e a contestualizzarle negli ambienti ipogei. Il primo luogo è la Cripta dei Papi, dove furono sepolti i pontefici del terzo secolo. Va ricordato innanzitutto papa Sisto, trucidato il 6 agosto del 258, insieme ai suoi diaconi. E poi Antèrote, Ponziano, Fabiano, Lucio, Stefano, Dionigi, Felice, Eutichiano. Un carme di papa Damaso in latino ricorda “che qui giace raccolta una schiera di santi; i sepolcri venerandi ne racchiudono i corpi, mentre le anime elette sono rapite nella reggia celeste”.

La statua di Santa Cecilia del Maderno

La statua di Santa Cecilia del Maderno

Il secondo luogo è consacrato a Santa Cecilia, la giovane sposa del nobile Valeriano, martirizzata e decapitata in odium fidei ed eletta a protettrice della musica. La ricorda una copia dell’indimenticabile statua realizzata da Stefano Maderno per il Giubileo del 1600 visibile nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Il terzo luogo sono i Cubicoli dei Sacramenti, adorni da ingenui e commoventi affreschi della primissima arte cristiana del terzo secolo: scene della vita di Giona, la mensa con i sette cesti di pani, il battesimo di Gesù, il paralitico risanato, il pescatore, Mosè che fa scaturire l’acqua dalla rupe sull’Oreb, il banchetto dei sette discepoli presso il lago di Tiberiade, il buon pastore.

Tarcisio

La statua del giovane Tarcisio

La statua del giovane Tarcisio

Una delle figure di martiri più ricordate dai pellegrini che visitano queste catacombe è quella di Tarcisio. La vita e il martirio del giovane Tarcisio ci sono stati tramandati da una poesia di papa Damaso, secondo cui il giovane fu ucciso a Roma da balordi mentre portava l’Eucaristia ai cristiani malati o in prigione. Per non farla cadere nelle mani degli assalitori, l’aveva stretta al petto rifiutandosi di consegnarla. Per la sua ostinata fedeltà alla missione ricevuta Tarcisio fu lapidato. Il suo corpo fu sepolto in una tomba comune nel cimitero di Callisto. Le spoglie furono in seguito traslate nella basilica di San Silvestro in Capite. San Tarcisio è il protettore dei ministranti, dei chierichetti e dei bambini della prima Comunione. Una statua ne ricorda il sacrificio nella tricora occidentale. Una seconda grande statua è stata collocata nei pressi dell’Istituto internazionale salesiano, sempre nell’area delle catacombe di San Callisto.

Le Catacombe nel Parco dell'Appia Antica

Le Catacombe nel Parco dell’Appia Antica

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